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Roma, iraniane cacciate dalle femministe al corteo dell’8 marzo -VIDEO-

Tensione alla manifestazione di “Non una di meno” a Roma: un gruppo di cittadine iraniane impedito di partecipare mentre tentava di rendere omaggio alle donne uccise dal regime.

Un gruppo di cittadini iraniani è stato allontanato dalla manifestazione organizzata a Roma da “Non una di meno” nella giornata dell’8 marzo. Il corteo, promosso in occasione della Giornata internazionale della donna contro la guerra e il governo Meloni, si è trasformato in teatro di tensione quando alcune attiviste hanno formato una catena umana per impedire l’ingresso dei manifestanti iraniani, presenti per ricordare le donne uccise dal regime di Teheran.

Secondo la ricostruzione del presidente dell’Associazione Italia-Iran, Mario Filippo Brambilla di Carpiano, e del referente romano Francesco Di Bartolomei, erano presenti sul posto circa dieci-quindici cittadini iraniani in modo completamente pacifico: “Durante la manifestazione, circa dieci-quindici cittadini iraniani erano presenti sul posto in modo completamente pacifico, senza alcuna tensione o comportamento violento. Nello stesso momento, alcune associazioni e persone presenti – tra cui un gruppo di attiviste femministe – hanno formato una catena umana impedendo il loro ingresso nell’area”.

La situazione si è ulteriormente deteriorata secondo i referenti dell’associazione: “Da parte di quel gruppo sono stati rivolti insulti e si sono verificati tentativi di creare tensione e provocare uno scontro”. Le forze dell’ordine sono intervenute posizionandosi tra i due gruppi, stabilendo una distanza di sicurezza di circa cinque-dieci metri.

Fonti presenti riferiscono che le transfemministe avrebbero chiesto ai giornalisti intenti a intervistare le donne iraniane di allontanarsi dalla manifestazione. Una delle cittadine iraniane ha gridato rivolto ai manifestanti: “Ora parlate delle ragazze uccise nel raid israeliano/americano, ma dove eravate quando ci uccidevano in piazza”. Tra le iraniane presenti erano visibili alcune bandiere con il leone dello scià, simbolo dell’opposizione alla Repubblica islamica.

L’episodio si inserisce in un contesto di crescenti tensioni tra movimenti femministi occidentali e la diaspora iraniana, che da anni denuncia la repressione del regime nei confronti delle donne. In Iran, la protesta “Donna, vita, libertà” scoppiata nel 2022 dopo la morte di Mahsa Amini è stata repressa nel sangue dalle autorità. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!