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Barbara D’Urso pronta a tornare: “Col cuore” è il titolo del docu-film in progetto sulla sua vita

Barbara D’Urso lavora a un docu-film intitolato ‘Col cuore’ sulla propria vita, tra l’addio a Mediaset nel 2023 e i mancati ritorni in Rai nel 2026.

Dopo quasi tre anni di assenza forzata dai palinsesti televisivi, Barbara D’Urso torna a far parlare di sé, questa volta con un progetto che segna una svolta nel suo percorso professionale e personale: un docu-film sulla sua vita, il cui titolo — Col cuore — richiama direttamente il celebre saluto con cui la conduttrice napoletana aveva preso commiato ogni giorno dai telespettatori di Pomeriggio Cinque, il programma che aveva creato nel 2008 e che ha condotto per quindici anni consecutivi prima dell’improvvisa estromissione da Mediaset nel maggio 2023.

Il progetto, ancora in fase di sviluppo, si configurerebbe come una narrazione intima e senza filtri della vita di Barbara Polizzi, questo il vero nome della conduttrice classe 1957 nata a Torre del Greco, tra la sua straordinaria ascesa televisiva, i momenti più bui della sua carriera e la lunga attesa che ha seguito la traumatica separazione da Mediaset. Un racconto che, se realizzato, potrebbe rappresentare il primo grande atto pubblico con cui D’Urso decide di riappropriarsi della propria narrazione, dopo anni nei quali — a suo dire — “si è letto qualsiasi cosa” su di lei senza possibilità di replica.

L’addio a Mediaset e il silenzio durato tre anni

La storia di questo lungo esilio televisivo ha inizio nel pomeriggio del 26 giugno 2023, una data che la conduttrice ha dichiarato di ricordare con precisione chirurgica. “È dalle ore 16.30 del 26 giugno del 2023, quando ho avuto per vie traverse la notizia che non avrei più fatto parte della trasmissione che avevo creato io nel 2008, che leggo qualsiasi cosa su di me”, ha dichiarato in una delle rare interviste rilasciate nel periodo successivo all’estromissione. La conduttrice ha più volte sottolineato come la propria uscita di scena non sia stata volontaria: “Non sono scomparsa per scelta mia”, ha affermato con nettezza, ribadendo che la decisione fu presa unilateralmente dalla società guidata da Piersilvio Berlusconi pochi mesi dopo la scomparsa del padre Silvio. L’immagine del camion — un TIR, secondo quanto raccontato dalla stessa D’Urso — recapitato a casa con le sue cose personali dagli studi televisivi dove, per sua stessa ammissione, “viveva in camerino”, è diventata nel tempo il simbolo più potente di quella rottura.

Nel corso dei mesi successivi, la conduttrice ha assistito in silenzio alla redistribuzione del suo storico spazio pomeridiano a favore di Myrta Merlino, giornalista chiamata a raccogliere un’eredità non priva di difficoltà. Parallelamente, D’Urso ha visto naufragare una serie di progetti alternativi che avrebbero dovuto segnare il suo approdo su altre reti: prima il silenzio di Discovery e Warner Bros, che avevano escluso ogni trattativa concreta nonostante le voci di corridoio, poi una serie di indiscrezioni mai concretizzate riguardo a possibili collaborazioni con la Rai.

I tentativi di ritorno e i progetti saltati

L’ipotesi di un approdo in Rai ha tenuto banco per larga parte del 2025, alimentata da indiscrezioni provenienti da più fronti. Secondo quanto riferito dal sito Davide Maggio, il nome di Barbara D’Urso sarebbe comparso nelle bozze dei palinsesti Rai 2025-2026, con l’ipotesi di affidarle un programma di emotainment sul modello dei suoi format di successo. Tra le opzioni sul tavolo figurava la conduzione di Surprise Surprise, il format di Fremantle da cui prese vita il celebre Carramba che sorpresa! di Raffaella Carrà, che avrebbe dovuto debuttare in prima serata su Rai 1 nella primavera 2026. Persino una co-conduzione al Festival di Sanremo 2026 era stata ipotizzata da alcuni media.

Tuttavia, all’inizio del 2026 è arrivata la doccia fredda. Secondo quanto riportato dal giornalista Giuseppe Candela su Dagospia, lo show Surprise Surprise è stato cancellato per via dei tagli al budget imposti alla televisione pubblica, e la presenza di D’Urso all’Ariston è stata definitivamente esclusa. Un doppio stop che ha segnato l’inizio del 2026 in modo quanto mai deludente per la conduttrice, rimasta ferma davanti alle telecamere — come concorrente, non come presentatrice — solo grazie alla partecipazione a Ballando con le stelle nella stagione 2025, dove si è classificata terza in coppia con il ballerino Pasquale La Rocca.

Ballando e la querelle con Lucarelli

La partecipazione a Ballando con le stelle, il talent show del sabato sera di Rai 1 condotto da Milly Carlucci, ha riportato Barbara D’Urso sotto i riflettori, ma in una veste inedita e per certi versi scomoda. La giudice Selvaggia Lucarelli ha più volte incalzato la conduttrice, accusandola di nascondersi “dietro le coreografie” e di indossare una maschera, senza rivelare ciò che il pubblico avrebbe voluto sapere: le circostanze reali dell’addio a Mediaset, il rapporto con Piersilvio Berlusconi, le motivazioni di un esilio lungo quasi tre anni. D’Urso ha risposto rimanendo sul vago: “Sono stata ferma due anni, ferma ingiustamente. So che in questo ambiente si può stare fermi a lungo, ma dipende dalle motivazioni”.

Il dibattito sollevato da Lucarelli ha messo in luce una tensione di fondo: quella tra il personaggio pubblico costruito in cinquant’anni di carriera e la persona reale, con le sue ferite, i suoi silenzi e le sue ambizioni ancora intatte. È in questo contesto che si inserisce l’idea del docu-film Col cuore, che appare come il tentativo di rispondere a quella sfida non in uno studio televisivo, ma attraverso un format narrativo più intimo e controllato, nel quale la conduttrice possa finalmente raccontare la propria versione dei fatti.

Un titolo, una storia, un’identità

Il titolo Col cuore non è casuale. Quella formula, con cui D’Urso chiudeva ogni puntata di Pomeriggio Cinque rivolgendosi al pubblico, è diventata nel tempo molto più di un semplice commiato: è un marchio identitario, una dichiarazione di poetica televisiva, quasi un manifesto del modo in cui la conduttrice ha sempre inteso il suo rapporto con i telespettatori. Sceglierlo come titolo del docu-film significa rivendicare quella identità e quella storia, ricollocarsi al centro di una narrazione che negli ultimi tre anni è stata scritta da altri.

Il progetto si inserirebbe in un filone sempre più consolidato nel panorama audiovisivo internazionale, quello dei docu-film autobiografici dedicati a grandi personalità dello spettacolo, che hanno trovato fertile terreno sulle piattaforme di streaming. Non è un caso che D’Urso abbia aperto un canale YouTube nel settembre 2025, anticipando l’arrivo di “contenuti esclusivi e inaspettati”: un segnale della volontà di presidiare anche i nuovi canali digitali, non più dipendendo esclusivamente dalla mediazione delle grandi reti generaliste.

Un ritorno ancora tutto da costruire

Nonostante l’entusiasmo dei fan — che la fermano per strada chiedendole quando tornerà, come lei stessa ha più volte raccontato — il rientro di Barbara D’Urso nel mondo della televisione generalista rimane, al marzo 2026, ancora in sospeso. I progetti saltati, i palinsesti che non la contemplano e le trattative che si arenano ogni volta a un passo dalla firma dipingono un quadro complicato, nel quale le logiche di potere del sistema televisivo italiano sembrano pesare più del consenso popolare. Il manager Lucio Presta aveva promesso che “il tempo di Barbara” sarebbe arrivato, ma quella promessa attende ancora una risposta concreta.

Il docu-film Col cuore, se mai dovesse concretizzarsi, potrebbe dunque rappresentare non solo un atto artistico ma anche una mossa strategica: un modo per tornare alla ribalta bypassando i cancelli chiusi delle reti, portando direttamente al pubblico quella storia che fino ad oggi è stata raccontata a frammenti, nelle interviste, nelle dichiarazioni, nelle lacrime versate in pista da ballo. Una storia di ascesa, caduta e attesa che, in fondo, è anche la storia di un certo modo di fare televisione in Italia. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!