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Barbara D’Urso replica alle indiscrezioni: “Pier Silvio Berlusconi non mi ha aiutata a tornare in tv”

La replica di Barbara D’Urso riaccende il confronto con Mediaset e smentisce la narrazione di un ritorno favorito in tv, inserendosi in un contesto già teso segnato da una causa legale e rapporti deteriorati.

Si intensifica il confronto tra Barbara D’Urso e Mediaset, mentre emergono nuovi dettagli sulla causa legale avviata dalla conduttrice nei confronti dell’azienda per presunti diritti non corrisposti e ingerenze professionali. Da parte del gruppo televisivo è arrivata una netta replica, che ha definito la ricostruzione fornita dai legali della presentatrice come “strumentale e non corrispondente alla realtà”. Nel frattempo, la vicenda ha alimentato una serie di indiscrezioni sul rapporto, negli ultimi anni sempre più complesso, tra la conduttrice e la rete.

Tra i retroscena più discussi, quello relativo a un presunto intervento risalente al 2003, quando Pier Silvio Berlusconi avrebbe favorito il ritorno in televisione della conduttrice affidandole la conduzione della terza edizione del Grande Fratello. Secondo quanto riportato dall’Ansa, sarebbe stato “Pier Silvio Berlusconi e l’azienda” a offrirle “la possibilità di tornare in onda in un momento in cui era ferma da anni”, delineando così un quadro di sostegno nei confronti di una professionista in difficoltà.

Una ricostruzione che Barbara D’Urso ha deciso di smentire pubblicamente. Attraverso i social, la conduttrice ha rivendicato la continuità della propria attività professionale in quegli anni, sottolineando il suo impegno come attrice. “Mi piace ricordare che nel 2001 avevo girato con Christian De Sica una lunga serie televisiva ‘Lo zio d’America’ andata in onda nel 2002 e in quell’anno ho girato la lunghissima serie di 24 puntate della fiction ‘Orgoglio’ con Elena Sofia Ricci, andata poi in onda nel 2004. Entrambe per Rai1”, ha scritto, citando le produzioni Lo zio d’America e Orgoglio.

Nel suo intervento, D’Urso ha anche aggiunto un elemento significativo per rafforzare la propria posizione, evidenziando come la scelta di condurre il reality abbia comportato conseguenze legali ed economiche. “Nel 2003 la Titanus, casa di produzione di Orgoglio, mi portò in tribunale chiedendomi un risarcimento danni molto elevato poiché, nonostante avessi io firmato l’opzione per la seconda serie, ovviamente non avrei potuto prendervi parte. La causa, come era giusto che fosse, fu vinta dalla Titanus e io pagai i danni”.

Parole che mirano a ribaltare la narrazione circolata, chiarendo come la partecipazione al reality non sia stata un’opportunità concessa in un momento di inattività, bensì una scelta professionale che comportò rinunce e costi. La posizione della conduttrice appare dunque netta: nessun ritorno favorito, ma un percorso lavorativo già avviato e consolidato. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!