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Commissione Covid: pressioni e minacce per fermare i controlli sulle mascherine contraffatte

Un ex funzionario delle Dogane sarebbe stato minacciato affinché fermasse le indagini sulle mascherine cinesi contraffatte: le rivelazioni emerse nell’audizione alla commissione bicamerale Covid.

L’audizione del 13 marzo 2026 davanti alla commissione parlamentare bicamerale di inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid ha riportato al centro del dibattito pubblico la vicenda delle mascherine cinesi contraffatte, sdoganate nella prima fase della pandemia. A deporre è stato Marcello Minenna, ex direttore generale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che ha tentato di giustificare lo sdoganamento di quei dispositivi invocando le pressioni dell’opinione pubblica e le deroghe previste dall’Unione Europea, recepite nel decreto Cura Italia.

“L’opinione pubblica pretendeva che le mascherine fossero sdoganate e, se questo non avveniva, i miei dirigenti venivano chiamati assassini”, ha dichiarato Minenna nel corso dell’audizione. Tuttavia, dalla documentazione in possesso della commissione e da alcune intercettazioni telefoniche è emerso un quadro assai più grave rispetto a quanto sostenuto dall’ex direttore generale.

Secondo quanto emerso, il dottor Cosmo Tallino, all’epoca direttore dell’antifrode Lazio dell’Agenzia delle Dogane, avrebbe esercitato pressioni sul dottor Miguel Martina, ex funzionario della stessa agenzia, per limitare le indagini sulle mascherine per tutta la durata della pandemia. In tale contesto, la questione sarebbe stata definita come “un affare di Stato talmente elevato da poter stritolare tutti”.

Da una registrazione telefonica tra il dottor Marco Bono, all’epoca responsabile Confintesa ADM, e lo stesso Martina, emerge inoltre che l’allora procuratore capo di Roma Michele Prestopino avrebbe bloccato le indagini del funzionario sulle mascherine. Nella medesima telefonata, Bono avrebbe messo Martina al corrente di presunte minacce provenienti da Minenna: secondo quanto riferito, l’ex direttore generale avrebbe fatto intendere che non sarebbe stato fatto nulla di male a Martina, alla sua famiglia, alla moglie e alla figlia, a patto che cessasse gli accertamenti. Minenna ha smentito categoricamente di aver formulato tali affermazioni.

Alice Buonguerrieri, capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Covid, ha definito il quadro emerso “decisamente allarmante” con riferimento alla gestione della prima fase della pandemia da parte dell’allora governo Conte bis. La deputata ha aggiunto che sarebbe “scandaloso se la procura di Roma, come è emerso, fosse davvero intervenuta per bloccare le indagini sulle mascherine cinesi farlocche”, annunciando che i soggetti coinvolti saranno convocati per riferire in commissione.

La seduta è stata teatro di uno scontro politico tra maggioranza e opposizione. Il presidente dei senatori del Partito Democratico Francesco Boccia ha richiesto l’intervento dei presidenti delle Camere, lamentando che atti riservati sarebbero stati declassificati e letti durante la seduta senza che gli altri componenti della commissione fossero stati preventivamente informati. Boccia ha anche sollevato la questione di una presunta gestione della commissione orientata a interessi di parte.

A rispondere è stato il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia Lucio Malan, secondo cui le critiche delle opposizioni dimostrerebbero il fastidio di chi era al governo durante la stagione pandemica. Malan ha escluso qualsiasi tentativo di intimidazione nei confronti del presidente della commissione Marco Lisei, ribadendo l’impegno a proseguire nella ricerca della verità che, ha sottolineato, i cittadini attendono. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!