Scarica l'App NewsRoom.
Non perderti le ULTIME notizie e le ALLERTA METEO in tempo reale.

Scarica GRATIS

Conte e il Covid Gate, “Il suo collega di studio pretendeva il 10%”

Due imprenditori hanno deposto davanti alla commissione parlamentare Covid denunciando presunte richieste di compensi percentuali da parte dell’avvocato Luca Di Donna per intermediazione con la struttura commissariale.

Secondo quanto raccontato dal quotidiano Il Giornale due imprenditori hanno deposto davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid, riferendo separatamente di presunte richieste avanzate dall’avvocato Luca Di Donna (collega di studio dell’ex premier Giuseppe Conte) in cambio di intermediazione con la struttura commissariale diretta da Domenico Arcuri per forniture di mascherine durante la pandemia.

Secondo quanto riferito ai commissari dall’imprenditore Giovanni Buini, titolare di Ares Safety Srl, in una riunione del 30 aprile 2020 Di Donna e l’avvocato Gianluca Esposito gli avrebbero proposto una “commissione” di 60 milioni di euro su una fornitura da 160 milioni di mascherine. Stando alla sua versione, i due si sarebbero presentati come intermediari con il commissario Arcuri e come “colleghi di studio e fedelissimi” di Conte, promettendo agevolazioni e opportunita’ di lavoro con Palazzo Chigi.

Dopo altre due riunioni, una delle quali svoltasi presso lo studio legale Alpa a Roma, Buini avrebbe interrotto ogni rapporto il 7 maggio 2020. Le indagini avviate dalla Procura di Roma, condotte dai carabinieri, avevano ipotizzato una presunta associazione per delinquere finalizzata al traffico di influenze, ma il procedimento e’ stato successivamente archiviato.

Analoga versione e’ stata fornita da Dario Bianchi, rappresentante di Jc Electronics, gia’ risarcito in sede civile con 200 milioni di euro per una partita di mascherine concordata e non conclusa. Secondo la sua deposizione, gli incontri si sono svolti tra maggio e giugno 2020 nello stesso studio legale di piazza Cairoli a Roma. Bianchi ha riferito di aver ricevuto la richiesta di versare una somma pari a circa il 10% del fatturato per una consulenza dai contorni non meglio definiti, da lui ritenuta “abnorme e ingiustificata”, circostanza che lo avrebbe indotto a chiudere ogni rapporto.

La vicenda ha alimentato un acceso dibattito politico. I capigruppo di Fratelli d’Italia alla Camera e al Senato, Galeazzo Bignami e Lucio Malan, insieme ai commissari Antonella Zedda e Alice Buonguerrieri, hanno chiesto a Conte di fornire spiegazioni pubbliche e di farsi audire dalla commissione parlamentare. Dal Movimento 5 Stelle, il deputato Alfonso Colucci ha respinto le accuse, definendole “vecchie” e attribuendole a una “teoria del complotto basata su un’amicizia mai esistita tra Di Donna e Conte”.

Conte ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento nelle vicende contestate, dichiarandosi all’oscuro di quanto riferito dagli imprenditori. In quanto ex premier e non commissario Covid, non puo’ essere direttamente audito dalla commissione in tale veste. La Procura di Roma aveva gia’ archiviato il procedimento penale correlato alle denunce di Buini. Le due deposizioni davanti alla commissione parlamentare rappresentano, secondo quanto riportato da Il Giornale, un nuovo capitolo di un caso che continua a generare polemiche politiche sulla gestione dell’emergenza pandemica. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!