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Giorgia Meloni dimezza lo smart working a Palazzo Chigi, i dipendenti minacciano lo sciopero

La Presidenza del Consiglio taglia le giornate di lavoro agile, scatenando la protesta dei circa 4.200 dipendenti pronti a valutare uno sciopero generale.

La decisione della Presidenza del Consiglio di ridurre drasticamente le giornate di smart working rischia di trasformarsi in un caso politico. I circa 4.200 dipendenti di Palazzo Chigi, colpiti dal taglio del lavoro agile, stanno valutando la possibilità di uno sciopero generale in risposta alla misura voluta dall’esecutivo guidato da Giorgia Meloni.

Il conflitto nasce dalla scelta di dimezzare il numero di giorni mensili disponibili per il lavoro da remoto, una misura che ha provocato una forte reazione tra il personale della sede del governo. Lo scenario ipotizzato — quello dello sciopero generale — sarebbe del tutto inedito per Palazzo Chigi, dove le relazioni sindacali sono state tradizionalmente improntate alla stabilità, anche grazie a condizioni di lavoro ritenute nel complesso favorevoli.

A guidare la protesta non sono i grandi sindacati confederali: Cgil e Cisl si mantengono in posizione defilata, pur manifestando comprensione per le ragioni della mobilitazione. Il fronte più combattivo è quello delle sigle autonome — Flp, Snaprecom, Usb e Sipre — che stanno valutando le prossime mosse. Tra i più attivi nella contestazione ci sono anche i pendolari, categoria particolarmente dipendente dalla flessibilità garantita dal lavoro agile.

La questione più scottante riguarda la disparità di trattamento tra le diverse sedi del governo. Al ministero dell’Economia e delle Finanze, guidato da Giancarlo Giorgetti, i dipendenti hanno diritto fino a otto giornate mensili di smart working, il doppio rispetto a quanto previsto dalla nuova disposizione di Palazzo Chigi. È proprio su questa differenza che si concentra la contestazione sindacale, con i lavoratori che chiedono uniformità di trattamento all’interno dello stesso governo.

La vertenza potrebbe ora essere portata davanti alle sedi competenti, con i sindacati più combattivi pronti a procedere verso lo sciopero qualora non si trovino soluzioni condivise. La questione pone l’esecutivo di fronte a una tensione interna all’apparato governativo difficile da ignorare. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!