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Governo, Luca Zaia verso il Ministero del Turismo: il totonomi dopo le dimissioni di Santanchè

Dopo le dimissioni di Daniela Santanchè, il nome di Luca Zaia circola con insistenza per il Ministero del Turismo.

Le dimissioni di Daniela Santanchè dal Ministero del Turismo, ufficializzate con una lettera indirizzata alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni il 24 marzo 2026, hanno immediatamente riaperto il dibattito sugli equilibri interni alla coalizione di centrodestra e scatenato un intenso totonomi per la successione al dicastero. La ministra, che nella missiva ha scritto “cara Giorgia, come hai ufficialmente auspicato, ti rassegno le mie dimissioni”, ha concluso il suo mandato in un clima di forte tensione politica, aggravata dalla sconfitta del governo al recente referendum sulla giustizia e dall’aggravarsi delle sue vicende giudiziarie personali.

Fra i profili che circolano con maggiore insistenza nei corridoi dei palazzi romani spicca quello di Luca Zaia, attuale presidente del Consiglio regionale del Veneto e figura di lungo corso nel centrodestra italiano. L’ex governatore veneto, che ha già ricoperto un incarico di governo come ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali nel governo Berlusconi IV tra il 2008 e il 2010, viene indicato da più fonti come un candidato autorevole per raccogliere il testimone in un settore strategico per l’economia nazionale. La sua lunga esperienza amministrativa alla guida di una delle regioni a più alta vocazione turistica del Paese, il forte consenso radicato nel Nord-Est e la conoscenza diretta dei meccanismi promozionali del territorio vengono letti come elementi di garanzia per categorie economiche e operatori del settore.

L’ipotesi non è nuova: il nome di Zaia come possibile approdato a un ministero romano circola da quando, nell’autunno del 2025, il Consiglio regionale del Veneto gli ha negato la possibilità di candidarsi a un ulteriore mandato alla presidenza della Regione — quello che sarebbe stato tecnicamente il suo quarto — in applicazione delle norme sul limite dei mandati. Da quel momento in poi, la figura di Zaia ha assunto un profilo di disponibilità istituzionale che non ha mancato di alimentare le speculazioni sulla sua collocazione futura nel panorama politico nazionale. La sua nomina a presidente del Consiglio regionale del Veneto, avvenuta il 15 dicembre 2025, è stata letta da molti osservatori come una soluzione transitoria in attesa di sviluppi più significativi.

Tuttavia, l’ipotesi di affidare il Ministero del Turismo alla Lega incontra ostacoli politici non trascurabili. Il dicastero è stato fino ad oggi una casella di Fratelli d’Italia, e un suo trasferimento al partito di Matteo Salvini rischierebbe di alterare gli equilibri consolidati all’interno della maggioranza, generando malumori sia in FdI sia, soprattutto, in Forza Italia, che potrebbe rivendicare un compenso proporzionale. Come ha rilevato Fanpage, “assegnare alla Lega la guida di un dicastero fino a questo momento appartenuto a FdI rischierebbe di scompaginare gli equilibri all’interno della maggioranza e scatenare i malumori azzurri”, rendendo dunque la candidatura di Zaia politicamente complessa, sebbene non impossibile.

Lo stesso Zaia, interpellato sulla questione, ha pubblicamente frenato le voci che lo vogliono in procinto di lasciare Venezia per Roma. Il politico veneto ha dichiarato di voler pensare al suo attuale ruolo istituzionale in Veneto, smentendo in apparenza qualsiasi ambizione immediata di approdare al governo nazionale. Si tratta, tuttavia, di una postura tipica nella dialettica politica italiana, dove la disponibilità a incarichi di governo viene raramente espressa in modo esplicito prima che le trattative siano in fase avanzata.

Accanto al nome di Zaia, il panorama dei possibili successori a Santanchè comprende diverse altre figure. In quota Fratelli d’Italia, il nome in pole position è quello di Gianluca Caramanna, responsabile turismo del partito, già manager di catene alberghiere e consulente dell’ex ministra per i rapporti istituzionali: una figura che garantirebbe continuità di dossier e piena consonanza con la linea politica di governo. Il suo profilo viene considerato “in testa” qualora Meloni preferisse mantenere la delega all’interno di FdI, come riportato da Il Giornale. Una terza opzione è quella di Giovanni Malagò, che incarnerebbe una soluzione di profilo tecnico capace di mandare un segnale di apertura verso la società civile e il mondo degli operatori economici, ma che appare meno percorribile per ragioni politiche legate alla sua identità extraparlamentare.

Non va escluso nemmeno lo scenario di un interim diretto di Giorgia Meloni, almeno per un periodo transitorio. La presidente del Consiglio potrebbe scegliere di non procedere immediatamente a una nomina, preferendo gestire il ministero in prima persona per qualche settimana al fine di non cedere terreno in una fase politicamente delicata, caratterizzata dalla necessità di ricompattare una maggioranza che ha mostrato qualche segno di tensione interna. Questa ipotesi, come segnalato da più organi di stampa, consentirebbe a Palazzo Chigi di guadagnare tempo e valutare con più calma la soluzione definitiva.

La decisione finale appare attesa a breve, con un possibile annuncio in occasione di un prossimo Consiglio dei ministri. Il Ministero del Turismo, che gestisce un comparto che vale decine di miliardi di euro per l’economia italiana e che sta attraversando una fase cruciale legata alla destagionalizzazione dei flussi, alla promozione internazionale e alle ricadute dell’eredità olimpica di Milano-Cortina 2026, necessita di una guida stabile e credibile. La scelta di Meloni avrà dunque implicazioni che trascendono la semplice sostituzione di un ministro, investendo l’intero assetto della coalizione e il posizionamento dei singoli partiti in vista degli appuntamenti elettorali che si profileranno nel finale di legislatura. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!