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Ricolfi: “La vittoria del No renderà più facile l’azione dei giudici pro immigrazione”

Il sociologo Luca Ricolfi analizza il voto referendario sulla separazione delle carriere: dai giovani della Generazione Z alle comunità straniere, i fattori che hanno determinato la sconfitta del Sì.
Credit © la7

La vittoria del No al referendum sulla separazione delle carriere apre nuovi scenari sul fronte della giustizia e dell’immigrazione. A offrire una lettura articolata del voto è Luca Ricolfi, sociologo e presidente della Fondazione Hume, che individua nelle dinamiche della sinistra iper-mobilitata e nel ruolo delle comunità straniere i fattori determinanti dell’esito referendario.

Uno degli elementi più discussi è il comportamento della Generazione Z. Ricolfi la definisce “la generazione ansiosa”, riprendendo la formula del sociologo Jonathan Haidt: “Una generazione devastata da internet e dai social, con gravi problemi di ansia, depressione e autolesionismo”. Un sentimento anti-Netanyahu e anti-Israele, sottolinea il professore, ha permeato in profondità questa fascia demografica, influenzandone l’orientamento politico.

Il voto compatto del Sud contro la riforma non sorprende Ricolfi: più che una risposta diretta all’abolizione del reddito di cittadinanza, si tratta, secondo lui, di “una manifestazione di generica delusione e malcontento, alquanto paradossali se si pensa al sostegno che il Sud ha ricevuto in questi anni, tra Pnrr e zone economiche speciali”. Significativo anche il dato di genere: le donne hanno votato No in misura superiore agli uomini, fenomeno che Ricolfi collega al fatto che gli errori giudiziari colpiscono statisticamente più gli uomini, più presenti nel mercato del lavoro.

Sul ruolo delle comunità straniere nel voto, Ricolfi è netto. Le organizzazioni musulmane hanno rivendicato di essere state decisive per il No, e il sociologo dà loro ragione: “Hanno perfettamente ragione, e hanno fatto bene i loro calcoli: la vittoria del No renderà più facile l’azione della magistratura a difesa dei migranti, e più difficile il contrasto all’immigrazione irregolare, a partire dai trasferimenti in Albania”.

La sconfitta del fronte del Sì si spiega, secondo Ricolfi, anche con un’asimmetria strutturale tra gli elettorati: “Da sempre l’elettorato di sinistra è più mobilitabile di quello di destra, e in questo caso la chiamata alle armi ha avuto successo”. I sondaggi, sottolinea, hanno completamente sbagliato l’analisi: avevano previsto che un’alta partecipazione avrebbe favorito il Sì, non considerando che a determinarla sarebbero stati gli elettori di sinistra, “iper-mobilitati e galvanizzati dai media e dall’establishment culturale, che hanno giocato spudoratamente la carta dell’attentato alla Costituzione”.

Sul futuro del governo Meloni, Ricolfi è critico: “Fin qui e stante la sconfitta al referendum non ha fatto nulla di memorabile. Ha fatto molte cose buone, ma nessuna che permetta di dire: di questo siamo molto contenti, guai se ci verrà tolto”. E avverte che il sentiment oggi favorevole alla premier potrebbe cambiare rapidamente, anche perché “nella seconda Repubblica la gente ama cambiare governo, e non ha mai confermato un governo uscente”. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!