Il conto alla rovescia sta per terminare. Il 1° aprile 2026, alle 18:24 ora della Costa Est degli Stati Uniti (le 00:24 del 2 aprile, ora italiana), il razzo Space Launch System (SLS) Block 1 della NASA lascerà il suolo del Kennedy Space Center, in Florida, per portare quattro astronauti in una traiettoria di sorvolo lunare che non ha precedenti dall’epoca del programma Apollo. La missione Artemis II segna il ritorno dell’uomo oltre l’orbita terrestre bassa dopo più di mezzo secolo: l’ultima volta che un equipaggio si avventurò in quello spazio profondo fu con l’Apollo 17, nel dicembre 1972.
La missione è il secondo volo dell’SLS e la prima missione con equipaggio della navicella Orion, il veicolo spaziale di nuova generazione sviluppato da NASA e Lockheed Martin, con il contributo fondamentale dell’ESA attraverso il Modulo di Servizio Europeo, che fornisce propulsione, energia elettrica e supporto vitale durante l’intero viaggio. Gli obiettivi di Artemis II sono paragonabili a quelli dell’Apollo 8 del 1968 — primo volo con equipaggio attorno alla Luna — ma con tecnologie, dati scientifici e implicazioni operative di gran lunga più avanzati.
Il percorso verso la Luna: dieci giorni di viaggio
L’intera missione è pianificata per durare circa dieci giorni, dal lancio all’ammaraggio nell’Oceano Pacifico al largo di San Diego, dove la Marina degli Stati Uniti si occuperà del recupero dell’equipaggio e della capsula. Il profilo di volo segue una traiettoria denominata multi-trans-lunar injection (MTLI), con molteplici accensioni del motore per raggiungere prima un’orbita terrestre ellittica di circa 24 ore, poi avviare la sequenza di spinte per il trasferimento verso la Luna.
Nei minuti immediatamente successivi al lancio, dopo la separazione dello stadio centrale e dei booster, la navicella Orion verrà inserita in un’orbita ellittica alta con un apogeo di circa 2.200 chilometri, circa cinque volte più alta della Stazione Spaziale Internazionale. In questa fase, i quattro astronauti effettueranno un’ispezione approfondita dei sistemi di supporto vitale e un test di manovra di prossimità con lo stadio superiore ICPS esaurito, valutando le qualità di manovra di Orion secondo la scala Cooper-Harper. Completati i controlli, il Modulo di Servizio farà scattare la spinta definitiva verso la Luna.
Il viaggio di andata verso il sistema Terra-Luna durerà circa tre-quattro giorni, al termine dei quali Orion si avvicinerà alla Luna fino a una distanza minima di circa 6.513 chilometri dalla superficie del lato nascosto, con un punto massimo di allontanamento dalla Terra stimato attorno ai 370.000 chilometri, oltre la sfera d’influenza lunare. In quella zona remota, la capsula disegnerà nell’iperspazio una traiettoria a forma di otto che sfrutta la gravità combinata della Terra e della Luna per imboccare la via del ritorno senza necessità di ulteriori grandi accensioni propulsive, grazie alla cosiddetta traiettoria di ritorno libero (free-return trajectory).
Il rientro: il più veloce di sempre
Al termine del viaggio di ritorno — quattro giorni durante i quali l’equipaggio effettuerà tre correzioni di traiettoria — Orion affronterà il rientro atmosferico alla velocità di circa 40.000 chilometri orari, il rientro più rapido mai affrontato da una navicella con esseri umani a bordo. Lo scudo termico sopporterà temperature fino a 1.600 gradi Celsius, prima che i paracadute rallentino la discesa verso l’ammaraggio nel Pacifico. Rispetto a quanto originariamente previsto, la NASA ha eliminato la manovra di skip reentry — che prevedeva un rimbalzo nell’atmosfera superiore per rallentare gradualmente — optando per un angolo di discesa più ripido, in risposta ai danni parziali allo scudo termico rilevati dopo la missione Artemis I nel 2022.
L’equipaggio: una crew di primati storici
L’equipaggio di Artemis II è composto da quattro astronauti selezionati nel 2023, ognuno dei quali porta con sé un primato destinato a entrare nei libri di storia. Il comandante Reid Wiseman, veterano della NASA con un precedente volo sulla ISS, guiderà la missione dal sedile di sinistra, monitorando le fasi critiche pur in un profilo di volo ampiamente automatizzato. Il pilota Victor Glover, alla sua seconda missione spaziale, diventerà il primo afroamericano a volare oltre l’orbita terrestre bassa nella storia dell’esplorazione umana.
La specialista di missione Christina Koch, nota per aver stabilito il record di permanenza femminile nello spazio sulla ISS, diventerà la prima donna a volare nello spazio profondo. A completare l’equipaggio è il canadese Jeremy Hansen dell’Agenzia Spaziale Canadese (CSA), alla sua prima missione nello spazio, che diventerà il primo non-americano a compiere un viaggio attorno alla Luna. Hansen rappresenta anche l’eredità del trattato del 2020 tra Stati Uniti e Canada che ha aperto la partecipazione canadese al programma Artemis. Insieme, i quattro stabilirà il record di equipaggio più numeroso mai transitato nello spazio profondo, superando i tre astronauti dell’Apollo 8.
Il razzo SLS e la navicella Orion
Il vettore di lancio è il Space Launch System Block 1, il razzo più potente mai costruito dalla NASA, con una spinta al decollo superiore a quella del Saturn V dell’era Apollo. Il razzo è composto da uno stadio centrale equipaggiato con quattro motori RS-25 — derivati dallo Space Shuttle — e due booster solidi. Nella configurazione Block 1, lo stadio superiore utilizzato è l’ICPS (Interim Cryogenic Propulsion Stage), già impiegato con successo su Artemis I. Dopo la separazione, lo stadio superiore verrà spostato in un’orbita cimitero e rilascerà cinque CubeSat di partner internazionali, tra cui Germania, Argentina, Corea del Sud e Arabia Saudita.
La navicella Orion, progettata per ospitare fino a quattro persone in missioni di lunga durata nello spazio profondo, porta con sé durante Artemis II una serie di esperimenti biomedici di estrema rilevanza per le future missioni verso la Luna e Marte. Il sistema AVATAR (A Virtual Astronaut Tissue Analog Response) simulerà la risposta degli organi umani alle radiazioni cosmiche al di là della cintura di Van Allen, mentre il programma ARCHAR monitorerà i parametri di salute, sonno e movimento dell’equipaggio. Verranno inoltre prelevati campioni di saliva per analizzare l’impatto delle radiazioni, dell’isolamento e della distanza dalla Terra sul sistema immunitario degli astronauti.
I ritardi prima del lancio
Il percorso verso il 1° aprile non è stato privo di ostacoli. Il lancio era originariamente atteso per febbraio 2026, ma una serie di contrattempi tecnici ha progressivamente slittato la data. La prima prova generale del conto alla rovescia, il 2 febbraio, ha evidenziato una perdita di idrogeno liquido e un problema a una valvola del portello della cabina equipaggio. Risolti tali problemi, una seconda prova il 19 febbraio è andata a buon fine, ma il 21 febbraio è emerso un ulteriore problema con il flusso di elio verso lo stadio superiore del razzo, costringendo la NASA a far rientrare l’intero vettore nell’edificio di assemblaggio il 25 febbraio. Solo dopo una nuova Flight Readiness Review il 12 marzo 2026, l’agenzia ha potuto confermare le finestre di lancio per il periodo compreso tra l±1 e il 6 aprile, con una finestra di riserva il 30 aprile.
Pesanti perplessità hanno accompagnato anche la questione dello scudo termico: dopo Artemis I, i tecnici avevano rilevato un’erosione parziale e non prevista del materiale ablativo AVCOAT durante il rientro. Dopo mesi di analisi, un gruppo di revisione indipendente ha concluso che i margini di sicurezza sono sufficienti per procedere con Artemis II, ma la NASA ha comunque modificato la traiettoria di rientro per ridurre l’esposizione termica della capsula, rimandando il progetto di uno scudo termico ridisegnato alla missione Artemis III.
Il contesto: verso Artemis III e oltre
Artemis II non è che il secondo capitolo di una serie di missioni destinate a riportare stabilmente l’umanità sulla superficie lunare. Il suo ruolo è quello di un test operativo completo: dimostrare che Orion, l’SLS e i sistemi di supporto vitale funzionano correttamente con una crew a bordo in un ambiente di spazio profondo. I dati raccolti alimenteranno la progettazione delle successive missioni, a partire da Artemis III — pianificata per la metà del 2027 — che prevederà l’attracco con i lander lunari commerciali di SpaceX e Blue Origin, e quindi da Artemis IV che, nel 2028, dovrà finalmente posare piede umano sul suolo della Luna per la prima volta dal 1972.
In questo quadro, Artemis II rappresenta molto più di un semplice sorvolo: è il banco di prova dell’intera architettura che la NASA, l’ESA, la CSA e i partner internazionali hanno costruito nell’arco di oltre un decennio per spingere l’esplorazione umana oltre i confini del sistema Terra-Luna, con l’obiettivo dichiarato di rendere lo spazio profondo un territorio di presenza umana stabile e ricorrente. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
