Sul caso Garlasco si apre adesso un fronte parallelo rispetto alla nuova indagine sull’omicidio di Chiara Poggi: quello degli esposti e delle querele per diffamazione e presunti atti persecutori presentati dalle famiglie Cappa e Poggi, travolte negli ultimi mesi da un’ondata di accuse, insinuazioni e contenuti social rilanciati mentre la Procura di Pavia rimetteva mano al delitto del 13 agosto 2007. La novità rilanciata il 13 maggio 2026 da Dentro la Notizia parla esplicitamente di una nuova inchiesta per “atti persecutori” nei confronti di Cappa e Poggi, inserendosi in un quadro già segnato da denunce, fascicoli e tensioni crescenti attorno alla riapertura del caso.
Il contesto è quello di una riaccelerazione giudiziaria molto forte. Nelle scorse settimane la Procura di Pavia ha convocato come persone informate sui fatti Paola e Stefania Cappa, cugine di Chiara Poggi, e Marco Poggi, fratello della vittima, mentre Andrea Sempio resta l’unico indagato nella nuova inchiesta che ipotizza una ricostruzione alternativa rispetto alla condanna definitiva di Alberto Stasi. Secondo l’ANSA, il fascicolo riaperto punta a una scena del crimine diversa da quella cristallizzata nei processi che portarono nel 2015 alla condanna definitiva di Stasi a 16 anni.
È in questo clima che il livello dello scontro pubblico si è alzato. La famiglia Poggi ha depositato a Milano almeno una ventina di esposti per diffamazione e stalking, allegando screenshot, link e contenuti online ritenuti gravemente lesivi, con l’obiettivo di contrastare l’odio social e la pressione mediatica riaccesi dalla riapertura dell’indagine. Le iniziative, secondo quanto riferito da più fonti concordanti, sono state affidate alla Procura di Milano e riguardano una campagna di accuse e insinuazioni che, a detta della difesa, avrebbe oltrepassato il confine del diritto di cronaca e del commento.
Anche sul versante Cappa il contenzioso è cresciuto in modo vistoso. A marzo, i legali della famiglia avevano però smentito formalmente che fosse stato già depositato un esposto corredato da audio e relativo a presunte interferenze nelle indagini, definendo “prive di fondamento” le notizie circolate in quei giorni. Nello stesso periodo, trasmissioni e ricostruzioni giornalistiche hanno parlato di decine di querele presentate dalla famiglia Cappa contro giornalisti, avvocati, youtuber e soggetti ritenuti responsabili di avere rilanciato sospetti o contenuti diffamatori sul possibile coinvolgimento delle cugine, mai indagate nel delitto. Il punto decisivo, sul piano giudiziario, è che le due sorelle sono state ascoltate come testimoni e non risultano indagate.
Il nuovo filone sugli “atti persecutori” mostra così quanto il caso Garlasco, a quasi diciannove anni dall’omicidio, non sia più solo una vicenda processuale ma anche una battaglia sulla narrazione pubblica. Da una parte la Procura di Pavia prova a chiudere la nuova istruttoria sull’omicidio; dall’altra, a Milano, prende forma un’azione giudiziaria che mira a fermare quello che le famiglie definiscono un assedio mediatico e digitale. La sensazione è che la partita si stia ormai giocando su due piani distinti ma intrecciati: la ricerca della verità processuale e la tutela di chi, pur non essendo imputato, si trova esposto da mesi a una pressione costante. È anche per questo che la nuova inchiesta su stalking e diffamazione rischia di diventare uno dei capitoli più delicati dell’intera vicenda. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
