Scarica l'App NewsRoom.
Non perderti le ULTIME notizie e le ALLERTA METEO in tempo reale.

Scarica GRATIS

Artemis II, la capsula Orion ammara nel Pacifico: la NASA “missione perfetta” -VIDEO-

La capsula Orion di Artemis II è ammarata nell’Oceano Pacifico l’11 aprile 2026, concludendo con successo il primo viaggio umano attorno alla Luna dal 1972. La NASA ha definito l’ammaraggio “perfetto”.
Credit © Nasa

La storia dell’esplorazione spaziale ha scritto una nuova pagina nella notte tra il 10 e l’11 aprile 2026, quando la capsula Orion della missione Artemis II è ammarata nell’Oceano Pacifico al largo di San Diego, in California, alle 2:07 ora italiana (00:07:27 UTC). I quattro astronauti a bordo – il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover, la specialista di missione Christina Koch e il canadese Jeremy Hansen dell’Agenzia Spaziale Canadese – sono tornati sani e salvi sulla Terra al termine di una missione della durata di 9 giorni, 1 ora, 32 minuti e 15 secondi, che ha segnato il primo volo umano oltre l’orbita terrestre bassa dal 1972, anno dell’ultima missione Apollo.

La NASA ha accolto il ritorno dell’equipaggio con dichiarazioni di grande soddisfazione, definendo l’ammaraggio un “perfect bullseye splashdown”, ovvero un ammaraggio perfetto nel punto previsto, coronamento di una missione che l’agenzia spaziale statunitense ha descritto come un successo su tutta la linea. I quattro astronauti sono stati recuperati da elicotteri e trasferiti a bordo della nave da recupero USS John P. Murtha, dove sono stati sottoposti alle prime valutazioni mediche post-missione prima di essere trasportati al Johnson Space Center di Houston.

Una delle fasi più critiche della missione è stata senza dubbio il rientro nell’atmosfera terrestre, considerato dagli esperti uno dei momenti di maggiore rischio per l’intera operazione. A causa di alcune preoccupazioni legate all’erosione dello scudo termico della capsula Orion, già osservata durante la precedente missione Artemis I senza equipaggio, la NASA aveva deciso di abbandonare la tecnica del skip reentry – che prevedeva una breve immersione negli strati atmosferici superiori per dissipare gradualmente l’energia cinetica – optando per una traiettoria di rientro più ripida e diretta, con l’obiettivo di ridurre il tempo di esposizione alle temperature estreme generate dall’attrito con l’atmosfera. La capsula ha attraversato gli strati atmosferici a una velocità prossima ai 38.000 chilometri orari, con la generazione di un plasma attorno allo scafo che ha interrotto per alcuni minuti le comunicazioni con il Mission Control a Houston.

La sequenza di rientro, durata meno di 35 minuti, si è conclusa con il dispiegamento dei paracadute drogue a circa 6.700 metri di quota, seguiti dai tre paracadute principali che hanno rallentato la discesa della capsula fino all’ammaraggio nel punto prestabilito. L’intera operazione si è svolta con precisione millimetrica, confermando l’efficacia delle modifiche apportate al profilo di rientro e delle soluzioni ingegneristiche adottate per proteggere l’equipaggio.

Le reazioni e il futuro del programma Artemis

Al termine della missione, la NASA ha tenuto una conferenza stampa in cui i vertici dell’agenzia hanno espresso grande soddisfazione per i risultati ottenuti, sottolineando come Artemis II abbia dimostrato la piena maturità operativa della capsula Orion e dello Space Launch System in configurazione con equipaggio. La nave da recupero USS John P. Murtha ha raccolto l’equipaggio nelle acque del Pacifico al largo della California meridionale, mentre migliaia di spettatori hanno seguito l’evento in diretta, anche attraverso maxi schermi allestiti in luoghi pubblici come l’Air and Space Museum del Balboa Park di San Diego.

Il successo di Artemis II apre ora la strada alle prossime tappe del programma lunare della NASA: Artemis III, prevista per il 2027, dovrebbe segnare il primo allunaggio umano dalla missione Apollo 17, includendo per la prima volta una donna sulla superficie della Luna. La missione Artemis IV, successiva, mirerà alla costruzione delle prime infrastrutture permanenti nell’orbita lunare, in vista della creazione di una presenza umana stabile attorno e, in prospettiva, sulla superficie del satellite terrestre. Il viaggio di Artemis II, dunque, non è solo il coronamento di anni di lavoro ingegneristico e scientifico, ma anche il punto di partenza di una nuova era dell’esplorazione umana dello spazio profondo. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!