Campi Flegrei, la nuova mappa del magma rivela un sistema complesso sotto la caldera

Nuove evidenze ridefiniscono la struttura interna dei Campi Flegrei: un sistema complesso e stratificato sostituisce il modello della camera unica, aprendo scenari più precisi sulla dinamica del vulcano e sui rischi associati.

Sotto i Campi Flegrei il magma non è raccolto in un’unica grande camera, ma organizzato in un articolato sistema di serbatoi, zone di trasferimento e sorgenti profonde. È questo il quadro che emerge da uno studio internazionale pubblicato il 7 maggio 2026 su Scientific Reports, che per la prima volta ricostruisce in modo organico l’architettura del sistema magmatico fino a circa 50 chilometri di profondità. La ricerca rappresenta un avanzamento significativo nella comprensione della dinamica interna della caldera flegrea, una delle aree vulcaniche più monitorate e complesse al mondo.

La novità, come sottolineano gli autori, non riguarda la presenza del magma, già ampiamente documentata, ma la sua distribuzione e organizzazione. Lo studio descrive infatti il cosiddetto “plumbing system”, ovvero “il sistema di alimentazione magmatica della caldera”, ricostruito attraverso l’analisi delle onde sismiche generate da terremoti lontani. Questa metodologia ha consentito di individuare anomalie nella propagazione delle onde, indicative della presenza di materiali fusi o parzialmente fusi a diverse profondità.

Il risultato principale è l’identificazione di più livelli strutturali nel sottosuolo. In particolare, è stata individuata una zona a bassa velocità sismica attorno ai 10 chilometri di profondità, interpretata come un’area di transito o intrusione magmatica. Ancora più in profondità, emerge una struttura con il tetto a circa 25 chilometri e uno spessore stimato di 17 chilometri, che potrebbe contenere fino al 30% di materiale fuso. Questa regione viene interpretata come una possibile sorgente di magma primitivo, collocata nella crosta inferiore o nella parte superiore del mantello.

Il nuovo modello si integra con evidenze già emerse negli ultimi anni. Uno studio condotto nel 2024 da CNR-IREA, INGV e partner internazionali, basato su dati satellitari e sismici, aveva individuato un corpo magmatico principale tra 3 e 4 chilometri di profondità, oltre a una zona idrotermale superficiale tra Solfatara e Pisciarelli, fino a circa 400 metri dalla superficie. A questo si aggiunge un’ulteriore ricerca pubblicata nel 2025 su Communications Earth & Environment, che attraverso tecniche di imaging magnetotellurico 3D aveva ricostruito una struttura fino a 20 chilometri di profondità, identificando tra 8 e 20 chilometri una “mush zone”, definita come “una regione con rocce calde, cristalli, fluidi e una quota di fuso stimata intorno al 10%”.

L’insieme di questi risultati delinea un sistema multilivello, in cui sorgenti profonde alimentano zone di accumulo nella crosta, con possibili canali di trasferimento che collegano livelli differenti fino ai serbatoi più superficiali e ai sistemi idrotermali. Un modello che supera definitivamente l’idea di una singola camera magmatica isolata e restituisce un’immagine dinamica e stratificata del vulcano.

Questa nuova comprensione ha implicazioni rilevanti per lo studio dei fenomeni che caratterizzano i Campi Flegrei, a partire dal bradisismo, ovvero il lento sollevamento e abbassamento del suolo, fino al ruolo dei fluidi e alle modalità di risalita del magma. Migliorare la conoscenza della struttura profonda significa infatti affinare gli strumenti di monitoraggio e interpretazione dei segnali precursori, in un’area densamente abitata e ad alto rischio vulcanico. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!