Garlasco, scontro in diretta a Ore 14 Sera: Milo Infante replica all’avvocato Tizzoni -VIDEO-

Tensione alta tra informazione televisiva e difesa legale nel caso Garlasco: lo scontro tra Milo Infante e l’avvocato Tizzoni riapre il nodo sul ruolo del servizio pubblico e i limiti del racconto mediatico.
Credit © Rai

Si accende il confronto mediatico sul caso di Garlasco durante la puntata di Ore 14 Sera andata in onda giovedì 21 maggio 2026. Al centro della tensione, le parole dell’avvocato della famiglia Poggi, Gianluigi Tizzoni, e la dura replica del conduttore Milo Infante, intervenuto in diretta con toni particolarmente fermi.

La vicenda prende avvio da una comunicazione fatta pervenire dal legale, che da tempo ha scelto di non partecipare alla trasmissione. Nel messaggio, Tizzoni ha messo in discussione alcune ricostruzioni emerse nel programma, sollevando interrogativi puntuali: “Da dove Milo Infante ricava la certezza sul mancato scambio dei pedali? Siete sicuri di dire cose non suffragate da elementi oggettivi? Secondo me l’informazione pubblica non dovrebbe finanziarvi”.

Parole che chiamano direttamente in causa il metodo e la responsabilità del servizio pubblico, in un contesto – quello del delitto di Garlasco – che continua a suscitare attenzione e sensibilità anche a distanza di anni. La replica di Infante non si è fatta attendere ed è arrivata nel corso della trasmissione, assumendo i contorni di una presa di posizione netta contro quelle che il giornalista ha definito pressioni e attacchi reiterati.

Il conduttore ha risposto punto per punto, denunciando un clima che considera intimidatorio: “Questa continua minaccia, questo continuo modo di attaccare chi non la pensa come voi: ‘Vi devono chiudere, vi togliamo i soldi, vi denunciamo’ non vi fa onore. Noi siamo per la libera informazione. Là dove sbagliamo ci sono le aule dei tribunali. Se chiuderemo sarà per una nostra scelta, non perché ci minacciate”.

Infante ha quindi rilanciato il tema della libertà di stampa, respingendo con decisione le accuse ricevute: “Dire che non siamo degni del servizio pubblico è un’intimidazione che respingo al mittente. Basta! Non è più accettabile”.

Nel suo intervento, il giornalista ha anche sottolineato la disponibilità a sottoporre il proprio operato al vaglio della giustizia, ma ha contestato la legittimità delle critiche mosse fuori dalle sedi competenti: “Spero un giorno di trovare un giudice che mi dica che ho tutte le colpe del mondo. Ma continuare a sentirsi dire da quattro gatti che dovete chiudere, che non siete degni del finanziamento pubblico… Ma perché? Perché non vi applaudiamo? Volete l’applauso? In questo studio di applausi non ce ne sono”.

Lo scontro televisivo riaccende così il dibattito sul ruolo dell’informazione nei casi giudiziari complessi, dove il confine tra ricostruzione giornalistica e verità processuale resta terreno delicato. In un contesto già segnato da tensioni e sensibilità contrapposte, il botta e risposta tra il legale dei Poggi e il volto di Rai 2 evidenzia ancora una volta quanto il caso Garlasco continui a dividere anche sul piano mediatico. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!