Il dibattito sulla leadership del centrosinistra si arricchisce di un nuovo elemento di tensione. Rosy Bindi, ex ministra e presidente del comitato per il No alla riforma Nordio, ha lanciato l’idea di una figura terza capace di mettere insieme Elly Schlein e Giuseppe Conte, descritti come due leader che al momento non riescono nemmeno a sedersi a un tavolo comune. La proposta ha aperto un nuovo fronte di scontro all’interno del campo largo in vista delle elezioni del 2027.
Secondo Bindi, ciò che serve non è un candidato premier emerso dalla competizione interna tra i due principali partiti, ma “un’autorevole personalità che accompagni il percorso” verso il voto, convincendo Schlein e Conte a fare un passo indietro per costruire insieme un programma unitario. “Io vorrei qualcuno che li metta insieme perché, con queste premesse, questi non si mettono nemmeno a un tavolo”, ha dichiarato l’ex ministra, prima in un’intervista a La Stampa e poi in televisione.
La riflessione nasce dall’esito del referendum sulla riforma della giustizia. Con la vittoria del No ancora fresca, il presidente del M5S aveva già aperto alle primarie, mentre la segretaria del Pd si era presentata come candidata naturale. Per Bindi, questo duello precoce rischia di avvelenare il clima della coalizione e di prenotare la sconfitta nel 2027. L’ex ministra ha ricordato che il popolo del No vuole sentir parlare di Costituzione, politica estera, immigrazione, sicurezza e sanità, non di sfide interne alla leadership.
Bindi ha tenuto volutamente nell’ombra il nome del possibile federatore, alimentando la suspense: “Se c’è una possibilità che questa cosa riesca è che il nome non lo faccia io”. Ha però precisato che si tratta di un uomo, escludendo figure femminili. Tra i profili circolati informalmente si citano nomi come Paolo Gentiloni o un “Prodi più giovane”, personalità lontane dall’attuale competizione. Fuori dai giochi, secondo questa logica, chi ha già mostrato ambizioni concrete: Manfredi, Ruffini e Gabrielli.
La proposta ha suscitato reazioni nette in entrambi i partiti. Nei circoli vicini alla segretaria del Pd, l’ipotesi è stata accolta come una provocazione intollerabile: “La vecchia guardia si agita, ma noi non abbiamo costruito tutto questo per lasciarlo a mister X”. Identica la posizione nel Movimento 5 Stelle: “Chi pensa che Conte e Schlein si facciano da parte, sbaglia”. La carta coperta di Bindi, dunque, è destinata a restare per ora senza nome. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
