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Social vietati ai minori di 16 anni: il tempo è scaduto, il Governo agisca subito

Mentre altri Paesi hanno già imposto limiti severi all’accesso dei minori ai social, l’Italia resta immobile: il Governo è chiamato a intervenire subito!

Non è più tempo di riflettere, né di tergiversare. L’Italia si trova oggi in una posizione di ritardo evidente rispetto a una trasformazione normativa che sta già ridisegnando il rapporto tra adolescenti e piattaforme digitali in molte parti del mondo. Mentre il Governo guidato da Giorgia Meloni continua a muoversi con cautela, altri Paesi hanno scelto la via della decisione rapida, assumendosi la responsabilità politica di intervenire in modo netto e immediato. È esattamente ciò che oggi serve anche in Italia.

L’esempio più netto arriva da Australia, che nel dicembre 2025 ha introdotto un divieto assoluto di accesso ai social media per i minori di 16 anni. Non una raccomandazione, ma una norma vincolante, accompagnata da sanzioni fino a 49,5 milioni di dollari australiani per le piattaforme che non verificano l’età degli utenti. Il messaggio è chiaro: la responsabilità non può ricadere su famiglie o scuole, ma deve essere imposta alle big tech, che su quei minori costruiscono il proprio modello di business.

Un approccio diverso ma altrettanto concreto è stato adottato dalla Malaysia, dove il sistema eKYC obbliga a un’identificazione digitale certificata prima di accedere ai social. Non più autocertificazioni aggirabili, ma un filtro tecnologico reale, mutuato dal settore finanziario, che rende impossibile l’ingresso ai minori senza verifica. È la dimostrazione che gli strumenti tecnici esistono già e possono essere implementati in tempi brevi.

Anche l’Indonesia ha imboccato la strada della regolazione, introducendo nel marzo 2026 il divieto per gli under 16 di accedere alle piattaforme considerate ad alto rischio, come TikTok e Roblox. Una scelta mirata, che distingue tra ambienti digitali e riconosce come alcuni siano progettati per incentivare dinamiche di dipendenza e esposizione a contenuti dannosi.

Più strutturato, e per certi versi più radicale, è il modello della Cina, che ha costruito negli anni un sistema capillare di controllo attraverso la “Modalità Minori”. Limiti di tempo giornalieri, blocco notturno e filtraggio algoritmico dei contenuti rappresentano un’architettura complessa che, pur difficilmente replicabile in un contesto europeo, dimostra una cosa essenziale: quando esiste una volontà politica, il problema si affronta con strumenti sistemici e non con interventi simbolici.

E l’Italia? Ferma. Il quadro normativo resta ancorato a una soglia di 14 anni per il consenso al trattamento dei dati, stabilita dal GDPR, ma completamente privo di un divieto reale e verificabile di accesso ai social per i minori di 16 anni. Le piattaforme continuano a basarsi su semplici dichiarazioni di età, una finzione normativa che chiunque, anche un bambino, può aggirare in pochi secondi.

Nel frattempo, gli episodi di violenza tra minorenni, amplificati e spesso alimentati dai social, si moltiplicano. Non si tratta più di casi isolati, ma di un fenomeno strutturale che intreccia esposizione digitale, ricerca di visibilità e dinamiche di emulazione. Ignorare questo legame significa rinunciare a intervenire su una delle cause più evidenti.

Il punto non è se vietare, ma quando. E la risposta è una sola: subito. Non tra un anno, non dopo l’ennesimo tavolo tecnico. Le soluzioni esistono già, sono state testate, funzionano. Serve una norma chiara: divieto di accesso ai social media per gli under 16, obbligo di verifica dell’età a carico delle piattaforme e sanzioni pesanti per chi non rispetta le regole.

Il Governo Meloni ha oggi l’occasione di colmare un ritardo che rischia di diventare colpevole. Ogni settimana di attesa è una settimana in cui milioni di adolescenti continuano a muoversi in ambienti progettati per catturare attenzione, influenzare comportamenti e generare dipendenza. Non è più accettabile.

La politica, quando vuole, sa essere rapida. Questa è una di quelle occasioni in cui deve dimostrarlo. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!