Un vero e proprio listino prezzi per aggirare le regole dell’anagrafe pubblica. È quanto emerso dall’inchiesta che ha travolto gli uffici comunali di via Leoncavallo, a Torino, dove l’ex funzionaria Morwenna Izzo gestiva un sistema illecito fatto di corsie preferenziali e documenti rilasciati senza i requisiti previsti. Cinquanta euro per ottenere una carta d’identità “al volo”, fino a cinquecento per certificare una residenza fittizia: cifre annotate nei fatti e confermate da intercettazioni e riprese video installate dagli investigatori della Squadra mobile.
Davanti alla Corte dei conti, Izzo ha provato a giustificare la propria condotta parlando di difficoltà economiche e responsabilità familiari, ma le sue motivazioni non hanno inciso sull’esito della vicenda giudiziaria. Dopo il licenziamento e il patteggiamento a due anni per corruzione, è arrivata anche la condanna contabile: oltre 12mila euro da versare per i danni arrecati all’ente pubblico, tra disservizi e perdita di credibilità istituzionale.
L’indagine, denominata “Corsia preferenziale”, risale al maggio 2023, quando la donna fu posta agli arresti domiciliari insieme ad altre due complici. Il filone investigativo nasceva però da un contesto più ampio, legato al narcotraffico internazionale. Seguendo le rotte della droga dal Sud America fino al porto di Rotterdam e poi verso il capoluogo piemontese, gli investigatori si sono imbattuti in conversazioni che lasciavano emergere un sistema parallelo di corruzione negli uffici pubblici. Proprio una frase intercettata — “Domani vado in Comune a fare la carta d’identità, grazie a un amico a cui bisogna dare qualcosa” — ha aperto uno squarcio sull’anomalia amministrativa.
Le successive attività tecniche hanno documentato un meccanismo rodato, attivo tra il 2018 e il 2019. Attraverso due intermediarie, Izzo fissava appuntamenti in tempi rapidissimi, aggirando le lunghe liste d’attesa che costringevano i cittadini a mesi di attesa. In poche ore venivano così rilasciati documenti a soggetti privi dei requisiti, spesso stranieri senza una reale residenza. Un sistema che ha inciso direttamente sulla regolarità amministrativa e sull’affidabilità dei registri pubblici.
Il procedimento penale, chiuso con il patteggiamento nel 2024, ha ora trovato un ulteriore sviluppo sul piano contabile. La richiesta iniziale della procura, pari a 26mila euro, è stata ridimensionata, ma resta significativa la cifra stabilita dai giudici, che sancisce non solo la responsabilità individuale, ma anche il danno arrecato all’immagine della pubblica amministrazione. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
