La polizia israeliana ha impedito stamane al cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca Latino di Gerusalemme e capo della Chiesa Cattolica in Terra Santa, e a monsignor Francesco Ielpo, Custode di Terra Santa e Custode ufficiale della Chiesa del Santo Sepolcro, di accedere al luogo più sacro della cristianità per celebrare la Messa della Domenica delle Palme. I due prelati sono stati fermati lungo il percorso mentre si recavano privatamente, senza alcun carattere processionale o cerimoniale, e sono stati costretti a tornare indietro.
Il Patriarcato di Gerusalemme ha definito l’episodio “un grave precedente” che “manca di rispetto alla sensibilità di miliardi di persone in tutto il mondo”. La nota ufficiale sottolinea come impedire l’ingresso ai massimi vertici della gerarchia ecclesiastica cattolica costituisca “una misura manifestamente irragionevole e sproporzionata”, nonché “un’estrema violazione dei principi fondamentali di ragionevolezza, libertà di culto e rispetto dello status quo”.
Il contesto è quello della guerra in Medio Oriente: dal 28 febbraio le autorità israeliane hanno vietato i grandi assembramenti pubblici, compresi quelli in luoghi di culto, con un limite di circa 50 persone. Per questo il Patriarcato aveva già annunciato la cancellazione della tradizionale processione delle Palme dal Monte degli Ulivi verso Gerusalemme, che richiama ogni anno migliaia di fedeli. Tuttavia, il divieto di assembramenti non sembra giustificare lo stop opposto al solo cardinale e al Custode, che si muovevano privatamente.
Pizzaballa ha tenuto nel pomeriggio una preghiera per la pace sul Monte degli Ulivi, in assenza di fedeli, sul modello delle celebrazioni in stile pandemia. “Di fronte a Gerusalemme nella situazione molto complicata che stiamo vivendo, vogliamo riunirci con Gesù, vogliamo entrare dentro a Gerusalemme e imparare ancora una volta come abitare questa città e rimanere sempre una comunità che vuole costruire solidarietà, amicizia, fraternità e comunione tra tutti noi ed essere strumenti di pace e riconciliazione”, ha dichiarato il porporato.
Papa Francesco, all’Angelus, ha espresso vicinanza ai cristiani del Medio Oriente: “all’inizio della Settimana Santa, siamo più che mai vicini con la preghiera ai cristiani del Medio Oriente, che soffrono le conseguenze di un conflitto atroce e, in molti casi, non possono vivere pienamente i Riti di questi giorni santi”. Il Pontefice ha elevato la propria supplica affinché il Signore “sostenga i popoli feriti dalla guerra e apra cammini concreti di riconciliazione e di pace”.
Immediata e compatta la reazione del governo italiano. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito il blocco “un’offesa non solo per i credenti, ma per ogni comunità che riconosca la libertà religiosa”, esprimendo vicinanza al cardinale Pizzaballa e a padre Ielpo. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha parlato di episodio “inaccettabile” e ha dato istruzioni all’ambasciatore italiano in Israele di esprimere lo sdegno di Roma, annunciando la convocazione per il giorno seguente dell’ambasciatore israeliano al ministero. Tajani ha sottolineato come si tratti della “prima volta” in cui la polizia israeliana ha negato ai vertici della Chiesa la possibilità di celebrare la Messa delle Palme in uno dei luoghi più sacri al mondo.
Anche il ministro della Difesa Guido Crosetto ha espresso solidarietà ai religiosi fermati, giudicando i fatti “gravi e profondamente preoccupanti” e affermando che una tale decisione “mina un principio fondamentale che dovrebbe essere sempre garantito: quello della libertà religiosa”. Sdegno analogo è giunto dalla Francia, con il presidente Emmanuel Macron che ha condannato la decisione delle autorità israeliane. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
