La nuova escalation militare in Iran sta producendo effetti sempre più evidenti ben oltre il piano geopolitico, colpendo in modo diretto il sistema energetico europeo e riaccendendo lo spettro di una crisi simile, se non peggiore, a quella degli anni Settanta. Il nodo centrale è la progressiva paralisi dello Stretto di Hormuz, arteria fondamentale per il transito globale di petrolio e prodotti raffinati, da cui dipende una quota cruciale delle forniture di gasolio destinate al Vecchio Continente.
Nonostante l’Italia importi solo una quota relativamente contenuta di greggio, pari a circa il 6%, la vera criticità riguarda il diesel raffinato. Oltre la metà del gasolio utilizzato nel Paese, circa il 57%, transita proprio attraverso Hormuz, per un volume stimato in tre milioni di tonnellate. La progressiva riduzione della capacità di raffinazione interna in Europa, dovuta a riconversioni industriali e chiusure di impianti, ha reso il continente fortemente dipendente dall’importazione di prodotto finito. In questo contesto, qualsiasi interruzione delle rotte marittime si traduce immediatamente in una contrazione dell’offerta.
Le conseguenze si stanno già riflettendo sui prezzi, che continuano a crescere in modo sostenuto, ma il vero rischio è quello di una carenza fisica di carburante. Secondo diverse stime, il deficit potrebbe raggiungere i tre milioni di barili al giorno, una soglia che metterebbe in seria difficoltà interi settori produttivi. Le istituzioni europee stanno valutando contromisure straordinarie, tra cui la riduzione dei limiti di velocità, l’estensione obbligatoria dello smart working e il ritorno a misure emergenziali come le targhe alterne nelle grandi città.
Particolarmente esposto è il comparto dei trasporti: in Italia circa il 40% delle auto private è alimentato a gasolio, mentre il 90% del trasporto merci dipende direttamente dal diesel. Le associazioni di categoria hanno già lanciato l’allarme, con proteste e scioperi annunciati nelle prossime settimane. Sul fronte aereo, le compagnie iniziano a segnalare criticità: Ryanair ha ipotizzato difficoltà operative già a partire da maggio, mentre l’Unione Europea valuta possibili limitazioni ai voli turistici.
Lo scenario resta fortemente legato agli sviluppi internazionali e alle scelte degli Stati Uniti, il cui ruolo nella crisi mediorientale potrebbe risultare determinante per una rapida riapertura delle rotte commerciali. In assenza di un allentamento delle tensioni, l’Europa si prepara a un’estate segnata da restrizioni, rincari e profonde ripercussioni economiche e sociali. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
