A tre mesi dalla fine della sperimentazione e a oltre due anni dall’avvio del dibattito politico, il percorso per dotare definitivamente gli agenti della polizia locale di Milano della pistola a impulsi elettrici si arena a Palazzo Marino. La commissione Sicurezza del Consiglio comunale non è ancora stata convocata per esaminare la delibera approvata dalla giunta Sala il 29 gennaio 2026, e una parte consistente del Partito Democratico — forza portante della maggioranza — ha manifestato apertamente la propria contrarietà all’adozione definitiva dello strumento.
Il nodo è essenzialmente politico. Il presidente della commissione Sicurezza, Michele Albiani, ha invocato la necessità di ulteriori analisi, sollevando dubbi tanto sui risultati del periodo di prova quanto sui rischi connessi all’uso del taser. Una prudenza che riflette un disagio più profondo all’interno del centrosinistra, alimentato da un dato difficile da ignorare sul piano nazionale: in Italia, nell’arco di soli quattro mesi, cinque persone sono decedute dopo essere state colpite da un taser, un elemento che ha rafforzato le perplessità di quella parte della maggioranza già storicamente scettica sull’armamento delle polizie municipali con dispositivi non letali.
Il percorso della sperimentazione
L’iter aveva preso avvio il 2 agosto 2024, quando la giunta comunale aveva approvato la procedura per la sperimentazione, poi effettivamente partita nell’estate del 2025 su impulso della Lega e sotto la guida del comandante Gianluca Mirabelli. Per sei mesi, cinquanta agenti selezionati — scelti per “spiccate attitudini professionali, personali e di provata esperienza in situazioni maggiormente delicate” — hanno operato con sei dispositivi forniti da Axon Enterprise, consegnati a inizio turno e restituiti al termine del servizio, esclusivamente nei turni mattutini e pomeridiani. I numeri finali del test hanno registrato 624 servizi effettuati e zero attivazioni dell’arma nell’intero periodo.
Un dato che i due schieramenti leggono in maniera diametralmente opposta: per i sostenitori del taser, l’assenza di attivazioni dimostra l’efficacia dissuasiva dello strumento, capace di prevenire situazioni di escalation senza dover ricorrere all’uso della forza; per i contrari, quella stessa statistica conferma l’inutilità pratica del dispositivo e l’assenza di una reale necessità operativa da parte degli agenti di polizia locale, il cui mandato istituzionale rimane distinto da quello delle forze dell’ordine statali. Il confronto, invece di chiudersi con la conclusione della fase di test, ha finito per polarizzare ulteriormente le posizioni all’interno di Palazzo Marino.
La giunta approva, il Consiglio frena
Il 29 gennaio 2026 la giunta aveva approvato la modifica al regolamento del corpo di polizia municipale, inserendo formalmente il taser tra la dotazione degli agenti e aprendo la strada al voto definitivo del Consiglio comunale. Un passaggio che, nelle intenzioni della giunta Sala, avrebbe dovuto essere una formalità, ma che si è trasformato in un terreno di scontro politico interno alla maggioranza. Senza i voti del Pd — indispensabili per raggiungere la maggioranza in aula — la delibera non può essere approvata, e la commissione Sicurezza non è stata ancora convocata per avviare l’iter consiliare.
La situazione ha spinto alcuni esponenti del centrosinistra contrari all’adozione del taser a rivolgersi direttamente al sindaco Giuseppe Sala, chiedendo un chiarimento politico sulla posizione dell’amministrazione. Un passaggio che conferma come la partita non si giochi soltanto in commissione, ma coinvolga le più alte sfere dell’esecutivo comunale, chiamato a mediare tra le istanze di sicurezza avanzate da una parte della coalizione e le resistenze ideologiche di un’altra.
Lo scontro politico nazionale
Lo stallo milanese ha immediatamente acquisito una dimensione nazionale. Il vicepremier Matteo Salvini ha indicato il caso Milano come esempio paradigmatico di come alcune amministrazioni di centrosinistra antepongano posizioni ideologiche alle esigenze concrete di sicurezza dei cittadini, trasformando la vicenda in un argomento di scontro politico ben oltre i confini comunali. Anche Riccardo De Corato, esponente del centrodestra, ha definito “assurda” la situazione, sottolineando come esistano già sia una legge nazionale che lo consente — il decreto Sicurezza vigente dal 2018 prevede la possibilità di dotare di taser le polizie locali dei comuni con più di 100 mila abitanti — sia una delibera di giunta approvata, sia una sperimentazione conclusa.
All’interno della maggioranza, la componente locale della Lega incalza: rimandare ulteriormente, sostengono i consiglieri del Carroccio, equivale di fatto a sfiduciare la stessa giunta Sala, che ha formalmente approvato la modifica regolamentare. Il segretario del Sulpm, il sindacato della polizia locale, ha espresso con forza il proprio sostegno all’adozione definitiva del dispositivo, definendo “incomprensibile” la posizione di chi ha votato contro le precedenti mozioni favorevoli all’introduzione del taser.
Un dibattito che dura da anni
La questione del taser alla polizia locale di Milano ha radici lontane. Già nel luglio 2024 il Consiglio comunale aveva approvato — con 20 voti favorevoli, 6 contrari e 3 astenuti — l’emendamento della Lega che autorizzava la sperimentazione, in un contesto politicamente peculiare: l’accordo sul taser era stato raggiunto nell’ambito di una più ampia trattativa sul bilancio comunale, con l’opposizione che aveva presentato diecimila emendamenti per bloccare l’iter finanziario. A novembre 2024, tuttavia, il Consiglio aveva approvato un ordine del giorno presentato dal gruppo “Milano Progressista” che chiedeva alla giunta di non procedere con l’armamento, con il solo voto contrario di Lega e Forza Italia e l’astensione del M5S, rivelando quanto la maggioranza fosse già allora divisa sul tema.
Guardando al contesto nazionale, l’Anci censisce oltre cinquecento comandi di polizia locale che hanno già introdotto il taser nelle proprie dotazioni, ma nelle grandi città il dispositivo fatica ad affermarsi. Milano, Roma e Bologna restano tra le metropoli che non hanno ancora adottato stabilmente lo strumento, mentre la sperimentazione a livello nazionale si è conclusa senza che tutte le forze dell’ordine abbiano aderito all’utilizzo. Il destino del taser a Milano resta, al momento, appeso a un voto di Consiglio che non è ancora stato calendarizzato. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
