Il governo italiano ha avviato i lavori su un nuovo disegno di legge che punta a vietare l’accesso ai social network e alle piattaforme di condivisione video ai minori di età inferiore ai quindici anni, una soglia che potrebbe ulteriormente abbassarsi fino ai quattordici anni nelle versioni successive del testo. Il provvedimento, composto da dieci articoli, si trova attualmente in una fase di consultazione preliminare con le principali autorità di settore e rappresenta il tentativo dell’esecutivo di rispondere in modo organico a un fenomeno che viene ormai descritto come «un’esigenza non più rinviabile.
Il percorso del ddl e il ruolo dell’Agcom
Il testo, ancora in bozza, sarà sottoposto all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom), all’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza e al Garante per la protezione dei dati personali prima di ottenere il via libera definitivo da parte della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Il coinvolgimento delle authority di settore indica che l’esecutivo intende costruire un framework normativo solido, capace di resistere alle possibili contestazioni in sede giuridica, tanto in ambito nazionale quanto europeo, considerato che la materia si intreccia inevitabilmente con il Digital Services Act dell’Unione Europea.
Controllo parentale obbligatorio sui dispositivi
Uno degli assi portanti del provvedimento è l’introduzione di sistemi di controllo parentale obbligatori per i dispositivi in uso ai minori, da attivare sia al momento della configurazione iniziale del dispositivo — attraverso profili dedicati ai minori — sia tramite l’attivazione di appositi pacchetti junior messi a disposizione dagli operatori telefonici. Secondo la bozza, questi sistemi devono garantire almeno la limitazione dell’utilizzo del dispositivo alle sole chiamate telefoniche, comprese quelle ai numeri di emergenza pubblica, l’invio e la ricezione di sms, l’uso ristretto di servizi di messaggistica verso contatti preventivamente autorizzati, il blocco automatico di siti con contenuti pericolosi per lo sviluppo psicofisico del minore e la memorizzazione dei siti visitati. Si tratta, si legge nel testo, di «uno strumento innovativo volto a bilanciare l’esigenza di regolamentazione con il ruolo educativo della famiglia.
Il contesto: i precedenti tentativi di legiferare
Il nuovo ddl governativo si inserisce in un dibattito parlamentare che ha già prodotto diversi tentativi normativi, rimasti tuttavia incompiuti. Una proposta bipartisan, che prevedeva il divieto di social per gli under 15, era già circolata nei mesi precedenti ma si era arenata, con il rischio — segnalato da esperti e associazioni — che lo Stato possa essere chiamato a rispondere di eventuali risarcimenti qualora non intervenga a tutela dei minori. Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara aveva già anticipato pubblicamente l’intenzione di muoversi in questa direzione, dichiarando che il divieto dei social per i minori di quindici anni rappresenta «it prossimo passo naturale dopo il bando del cellulare nelle scuole, introdotto con successo negli ultimi anni scolastici.
Le proposte dell’opposizione e della società civile
Parallelamente all’iniziativa governativa, anche l’opposizione si è mossa con propri disegni di legge. Il Partito Democratico, con i senatori Antonio Nicita e Lorenzo Basso come primi firmatari, ha presentato un testo che punta a regolamentare non solo l’accesso, ma l’architettura stessa delle piattaforme, vietando la dipendenza algoritmica — scroll infinito, autoplay, notifiche intermittenti — definita come un insieme di meccanismi «progettati per sfruttare il sistema dopaminergico, analoghi agli schemi di rinforzo variabile delle slot machine>>. La proposta introduce inoltre il diritto a non essere profilati, attivo per default e gratuito, ribaltando l’onere della prova: non sarà più l’utente a dover dimostrare il danno subito, ma la piattaforma a dover provare di aver adottato tutte le misure idonee per evitarlo.
Noi Moderati, con Mara Carfagna come prima firmataria e la presenza del presidente Maurizio Lupi e della senatrice Mariastella Gelmini, ha presentato a sua volta un disegno di legge che prevede il divieto assoluto di accesso ai social per i minori di tredici anni e un regime differenziato e protetto per la fascia di età compresa tra i tredici e i sedici anni. Per quest’ultimo gruppo, il testo impone la modalità privata come configurazione predefinita, il divieto di contatto da parte di utenti maggiorenni e la limitazione dei sistemi di raccomandazione algoritmica. Carfagna ha sottolineato che «l’abuso dei social ha un impatto devastante sulla salute mentale dei minori, richiamando i recenti casi di cronaca — tra cui l’arresto di un diciassettenne a Perugia che, secondo le ricostruzioni, stava pianificando una strage scolastica attraverso un gruppo Telegram suprematista, e l’aggressione a una professoressa in provincia di Bergamo — come esempi concreti dei rischi connessi all’assenza di regolamentazione.
Il quadro internazionale di riferimento
L’Italia si muove in un contesto internazionale in cui diversi Paesi hanno già adottato misure simili o più restrittive. La Francia ha introdotto il divieto di utilizzo dei social per i minori di quindici anni, mentre l’Australia ha alzato la soglia fino ai sedici anni. Sul fronte giudiziario, una sentenza storica emessa da un tribunale di Los Angeles ha condannato Meta e Google a risarcire tre milioni di dollari a una ragazza resa dipendente dai social, un precedente che ha contribuito ad accelerare il dibattito normativo anche in Europa. In Italia, Valditara ha più volte citato l’esempio francese come modello di riferimento, ribadendo che «vietare non basta e che una legge da sola non risolve il problema se non è accompagnata da un’azione educativa e culturale capillare nelle scuole e nelle famiglie.
Le critiche dell’opposizione al metodo
Nonostante la convergenza di fondo sull’obiettivo, l’opposizione ha criticato il metodo scelto dall’esecutivo, definendo inefficace un approccio che si concentra esclusivamente sul divieto senza affrontare la struttura algoritmica delle piattaforme. I critici sottolineano inoltre che il ddl governativo rischia di ignorare le dinamiche reali di utilizzo degli strumenti digitali da parte degli adolescenti, per i quali i social network rappresentano oggi uno spazio relazionale fondamentale. La questione della verifica dell’età resta poi centrale e tecnicamente complessa: stabilire per legge un limite non equivale automaticamente a garantirne il rispetto, in assenza di sistemi affidabili di identificazione che siano al contempo rispettosi della privacy dei minori.
I prossimi passi
Secondo le informazioni disponibili, l’iter del nuovo ddl governativo prevederà una fase di consultazione con le autorità competenti prima dell’approvazione in Consiglio dei Ministri e della successiva discussione parlamentare. L’auspicio di alcune forze politiche, tra cui Noi Moderati, è che si possa giungere all’approvazione di una legge organica entro il 2027, evitando la frammentazione normativa che ha finora caratterizzato il dibattito italiano in materia di tutela dei minori online. La questione, che coinvolge produttori di dispositivi, operatori telefonici, piattaforme digitali e famiglie, appare destinata a rimanere al centro del confronto politico nei prossimi mesi. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
