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Artemis 2 completa il flyby lunare, battuto il record di Apollo 13: osservato lo schianto di due asteroidi

La capsula Orion di Artemis II ha completato il flyby lunare il 6 aprile 2026, portando quattro astronauti a 406.777 km dalla Terra e battendo il record di Apollo 13. Durante il sorvolo sono stati osservati impatti di meteoriti sulla Luna e dedicati due crateri, Integrity e Carroll.

La capsula Orion della missione Artemis II ha completato con successo il sorvolo del lato nascosto della Luna, segnando una delle pagine più significative dell’esplorazione spaziale umana degli ultimi decenni. Il 6 aprile 2026, alle 19:57 ora italiana, i quattro astronauti a bordo — il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover, la specialista di missione Christina Koch e il canadese Jeremy Hansen — hanno ufficialmente battuto il record di distanza dalla Terra fino ad allora detenuto dall’equipaggio della missione Apollo 13, fissato a 400.171 chilometri nel 1970.

La traiettoria prevista per Artemis II ha portato la navicella Orion a una distanza massima di 406.777 chilometri dalla Terra, superando di circa 6.600 chilometri il precedente primato, che era stato stabilito in circostanze ben diverse: Apollo 13 aveva raggiunto quella distanza non per scelta ma a causa di un’avaria critica, durante il rientro d’emergenza verso il pianeta. Artemis II, al contrario, ha percorso quella traiettoria deliberatamente, come parte di un piano di volo rigorosamente programmato che prevedeva il sorvolo ravvicinato del satellite a circa 6.550 chilometri dalla sua superficie.

Durante le sei ore dedicate al flyby lunare, l’equipaggio ha attraversato anche il cosiddetto lato oscuro della Luna, quello mai direttamente visibile dalla Terra, dando vita a una fase della missione che ha richiesto circa 40 minuti di silenzio radio totale con il Centro di Controllo della NASA. Per quei quaranta minuti, gli astronauti sono stati completamente isolati da qualsiasi comunicazione con la Terra, in una condizione di solitudine spaziale che non si viveva dall’epoca del programma Apollo. Il ripristino dei segnali radio ha confermato il regolare svolgimento di tutte le operazioni di bordo.

Il passaggio sul lato nascosto ha offerto all’equipaggio una prospettiva scientifica unica e irripetibile. Gli astronauti hanno catturato l’immagine completa del Bacino Orientale, il grande cratere scuro largo circa 965 chilometri che dalla Terra è visibile solo in parte, e hanno effettuato osservazioni dirette della superficie lunare in condizioni di visibilità mai prima accessibili a occhio umano da una navicella in transito. Christina Koch ha sottolineato come i nuovi crateri scavati da recenti impatti di meteoriti appaiano, dalla cabina di Orion, molto più luminosi di quanto le fotografie abbiano mai potuto restituire.

Il sorvolo ha coinciso anche con un fenomeno astronomico di rara bellezza: i quattro astronauti hanno potuto osservare un’eclissi solare totale della durata di 53 minuti, visibile esclusivamente dalla navicella Orion e del tutto invisibile dalla Terra. Durante questa osservazione dalla capsula, che ha consentito un’analisi diretta della corona solare, gli astronauti hanno riferito di aver visto due meteoriti schiantarsi sulla superficie lunare, e in seguito hanno contato diversi lampi di luce sul suolo del satellite, corrispondenti ad altrettanti impatti di corpi celesti minori. Si tratta di un fenomeno non insolito sulla Luna, priva di atmosfera e quindi esposta senza filtri ai detriti spaziali, ma osservarlo direttamente a occhio nudo da una navicella in transito costituisce un evento di eccezionale valore documentale.

Ma il momento di maggiore intensità emotiva della missione si è consumato poco dopo il superamento del record di Apollo 13, quando l’equipaggio ha chiesto al Controllo Missione il permesso di assegnare un nome a due nuovi crateri lunari individuati durante il flyby. Il primo è stato chiamato Integrity, lo stesso nome dato alla capsula Orion che li trasportava, e si trova a nord-ovest del Bacino Orientale. Il secondo è stato dedicato alla memoria di Carroll Taylor Wiseman, moglie del comandante Reid Wiseman, scomparsa nel 2020 per un cancro, lasciando il marito a crescere da solo le loro due figlie.

È stato l’astronauta canadese Jeremy Hansen a formulare la richiesta in diretta televisiva, descrivendo il cratere Carroll come “un punto luminoso sulla Luna” visibile in determinati momenti del transito del satellite attorno alla Terra. Le immagini trasmesse in diretta hanno mostrato Wiseman e gli altri tre astronauti asciugarsi le lacrime e stringersi in un silenzioso abbraccio, in una scena di rara umanità che ha commosso il pubblico collegato da tutto il mondo. “Dalla cabina di pilotaggio di Integrity, mentre superiamo la distanza massima mai percorsa dall’uomo dalla Terra, lo facciamo per onorare gli straordinari sforzi e le imprese dei nostri predecessori nell’esplorazione spaziale umana”, ha dichiarato Wiseman.

L’assegnazione formale dei nomi dovrà passare attraverso l’approvazione dell’Unione Astronomica Internazionale, l’organismo scientifico deputato alla nomenclatura ufficiale dei corpi celesti. Tuttavia, la proposta dell’equipaggio è già entrata nella storia comunicativa della missione come uno dei momenti più carichi di significato dell’intero programma Artemis, che mira a riportare gli esseri umani sulla superficie lunare dopo oltre cinquant’anni dall’ultima camminata nell’ambito del programma Apollo.

Con il completamento del flyby, la navicella Orion ha avviato la fase di rientro verso la Terra, sfruttando la fionda gravitazionale della Luna per modificare la propria traiettoria e impostare la rotta di discesa. L’ammartaggio è atteso nei prossimi giorni, al termine di una missione che ha già riscritto i libri dei record e riportato l’umanità in prossimità del suo satellite naturale per la prima volta da decenni, aprendo la strada alle future missioni con allunaggio previste nelle fasi successive del programma Artemis della NASA. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!