L’Italia si trova al centro di una nuova bufera politico-mediatica innescata da “Cremlino Gate”, l’inchiesta esclusiva firmata da Ivan Grieco per PulpLand — il progetto editoriale legato al Pulp Podcast di Fedez e Mr. Marra — pubblicata a partire dal 3 aprile 2026 e strutturata in tre parti distinte, ciascuna delle quali affronta un diverso segmento del presunto sistema di influenza del Cremlino nel nostro Paese, che attraversa informazione, politica e costruzione del consenso pubblico.
L’inchiesta, costruita su documenti riservati, audio inediti, testimonianze dirette e analisi di esperti, si propone come il primo approfondimento organico realizzato da PulpLand sul tema della propaganda russa in Italia, collocandosi nel più ampio contesto del conflitto in Ucraina e del dibattito pubblico nazionale sul ruolo di Mosca. Il lavoro di Grieco si distingue per la sua impostazione multidimensionale: la prima parte affronta il sistema mediatico, la seconda si concentra sulla politica e la terza investiga il Movimento 5 Stelle, attraverso materiali esclusivi e interviste a testimoni diretti.
La Lega e l’accordo con Russia Unita
Il capitolo più politicamente dirompente dell’inchiesta è certamente quello dedicato alla Lega di Matteo Salvini, al centro del secondo volume di “Cremlino Gate”. Secondo quanto ricostruito da Ivan Grieco, da anni esisterebbe un’intesa ufficiale di cooperazione tra la Lega e Russia Unita, il partito al potere in Russia direttamente riconducibile a Vladimir Putin, un accordo politico che, stando ai documenti esaminati dall’inchiesta, sarebbe stato rinnovato nel tempo e risulterebbe ancora formalmente in vigore alla data di pubblicazione.
L’elemento che ha alimentato maggiore scalpore è che su questo accordo non sarebbero mai stati forniti chiarimenti esaustivi da parte dei diretti interessati. L’inchiesta di PulpLand sottolinea come tale intesa politica sollevi interrogativi profondi sul piano della trasparenza e dell’autonomia delle forze politiche italiane rispetto agli interessi del Cremlino, in un momento in cui l’Europa è impegnata a contenere l’influenza russa nei processi democratici del continente.
L’esistenza di rapporti tra la Lega e Russia Unita non era del tutto sconosciuta al dibattito pubblico italiano: già in passato erano emersi elementi relativi a incontri e accordi di cooperazione tra i due partiti, ma l’inchiesta di Grieco riporta ora la questione al centro dell’attenzione con nuovi documenti e con la denuncia che nessuna risposta chiara sia mai stata offerta dalla Lega stessa su natura, contenuti e implicazioni di tale relazione politica.
Il caso Fatto Quotidiano e la prima parte
La prima parte dell’inchiesta aveva già scatenato un caso politico di prima grandezza, concentrandosi sul Fatto Quotidiano e su presunte dinamiche di condizionamento nella narrazione del conflitto ucraino all’interno della redazione. Grieco ha intervistato una giornalista del quotidiano — la cui identità è stata celata — che avrebbe riferito di non aver potuto scrivere liberamente di ciò che aveva osservato in Ucraina, descrivendo una situazione di censura e mobbing nei confronti di chi non si allineava alla linea editoriale sul conflitto in Donbass.
All’interno della stessa sezione, Grieco ha anche raccolto la testimonianza di Aldo Torchiaro, giornalista del Riformista, il quale ha riferito dell’esistenza di un finanziamento di circa un milione di euro ricevuto dalla Saif, la società editrice del Fatto Quotidiano, proveniente da un Paese al di fuori dell’Unione Europea, la cui origine non sarebbe chiaramente documentata nei bilanci societari. Quando Torchiaro avrebbe chiesto chiarimenti in merito, la risposta sarebbe stata, secondo il suo racconto, l’invio di diffide legali.
La reazione del direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio alla domanda posta da Grieco in merito a tale finanziamento è diventata virale: interpellato direttamente, Travaglio avrebbe risposto con un lapidario “vengono da Putin”, una battuta liquidatoria che ha suscitato ulteriori polemiche. Carlo Calenda ha pubblicamente invitato sia Travaglio sia Alessandro Di Battista a fornire chiarimenti su questi punti, anche nella loro veste di opinionisti fissi di La7.
Il M5S e Nicola Biondo
La terza parte dell’inchiesta si concentra sul Movimento 5 Stelle e sulla sua evoluzione nei confronti della Russia, avvalendosi del contributo di Nicola Biondo, ex responsabile della comunicazione del Movimento. Attraverso le sue dichiarazioni e ulteriori testimonianze, l’inchiesta descrive relazioni intercorse tra esponenti del M5S e ambienti istituzionali russi, aggiungendo un ulteriore tassello a un quadro che, secondo i curatori dell’inchiesta, evidenzierebbe una penetrazione dell’influenza russa trasversale all’intero spettro politico italiano, senza distinzione di colore partitico.
Calenda ha segnalato, in riferimento a questa sezione, l’esistenza di una fonte riservata che inviterebbe a verificare anche l’associazione di Alessandro Di Battista, suggerendo che le rivelazioni sull’ex esponente pentastellato non siano esaurite con la pubblicazione del secondo volume. Di Battista, secondo Calenda, non avrebbe mai risposto in modo chiaro alle domande su eventuali fondi ricevuti da soggetti russi.
Le reazioni politiche e istituzionali
L’inchiesta ha immediatamente generato conseguenze sul piano politico e parlamentare. Fratelli d’Italia ha annunciato un’interrogazione ai sottosegretari alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano e Alberto Barachini, chiedendo contestualmente un’audizione in Commissione dei vertici della società editrice del Fatto Quotidiano, con l’obiettivo di far luce sulla provenienza del milione di euro extra-UE rilevato nei bilanci. Federico Mollicone, presidente della Commissione editoria della Camera, e Alessandro Amorese, capogruppo FdI nella stessa Commissione, hanno definito “inquietanti” le indiscrezioni emerse.
Il caso si inserisce in un contesto europeo più ampio: come ricordato da FdI nel comunicato che accompagna la richiesta di audizione, operazioni certificate di disinformazione russa hanno già colpito paesi come Moldova, Romania, i Paesi Baltici e il Nord Europa, e lo stesso ministro della Difesa Guido Crosetto aveva già messo in guardia su questo fronte con un recente non-paper specificamente dedicato al tema. L’inchiesta “Cremlino Gate” si propone dunque non soltanto come esercizio di giornalismo investigativo, ma come contributo al dibattito istituzionale sulla sicurezza dell’informazione e l’integrità dei processi democratici italiani. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
