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Bonelli attacca Meloni: “Politica energetica disastrosa, serve sovranità con le rinnovabili”

Angelo Bonelli (AVS) attacca la strategia energetica del governo Meloni, citando bollette tra le più care d’Europa, dipendenza dal gas e crollo delle rinnovabili, e propone sole, vento e geotermia come alternativa sovrana.

Angelo Bonelli, deputato e co-portavoce di Europa Verde/Avs, è tornato ad attaccare con durezza la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sulla gestione della politica energetica del Paese, definendola apertamente “un disastro” e invocando una svolta strutturale verso le fonti rinnovabili come unica strada percorribile per costruire una vera sovranità energetica italiana.

Il videomessaggio diffuso oggi, 7 aprile 2026, da Bonelli rappresenta l’ultimo atto di una offensiva politica che va avanti da settimane, alimentata da dati di mercato che fotografano un divario sempre più accentuato tra l’Italia e altri Paesi europei — in particolare la Spagna — sul fronte dei costi dell’energia. Bonelli ha ricordato come nei primi mesi del 2026 il prezzo medio del megawattora in Spagna si sia attestato intorno ai 44 euro, contro un dato italiano che supera i 130 euro, con picchi di giornata in cui lo spread tra i due mercati si è rivelato ancora più eclatante: 8,36 euro al MWh per Madrid contro 160 euro per Roma.

Il co-leader di AVS non ha risparmiato critiche sulla strategia di approvvigionamento adottata dall’esecutivo. Secondo Bonelli, il governo avrebbe semplicemente sostituito la dipendenza energetica dalla Russia con quella da altri fornitori di gas, finendo per trasformare l’Italia nel primo importatore europeo di gas naturale liquefatto (GNL), con una quota che avrebbe raggiunto il 45% delle forniture totali. “Questa non è sovranità energetica, è un ricatto geopolitico continuo che pagano famiglie e imprese”, ha dichiarato il parlamentare, intervenendo anche nelle dichiarazioni di voto sulla fiducia al decreto Bollette in Aula.

I numeri contestati: 40 miliardi spesi e bollette ancora care

Al centro delle accuse di Bonelli vi è il dato relativo alla spesa pubblica: in quattro anni di governo Meloni, secondo il deputato di AVS, sarebbero stati impiegati 40 miliardi di euro di risorse pubbliche per contenere il prezzo dell’energia, senza tuttavia riuscire a impedire che la bolletta italiana diventasse la più cara d’Europa. Un investimento considerato fallimentare non solo sul piano economico, ma anche su quello strategico, dal momento che non avrebbe intaccato le radici strutturali della dipendenza fossile del Paese.

A questo si aggiunge il capitolo sugli extraprofitti delle grandi società energetiche: Bonelli ha ricordato che negli ultimi tre anni e mezzo i principali operatori del settore avrebbero accumulato profitti per oltre 70 miliardi di euro, senza che il governo abbia mai trovato il coraggio, politicamente, di introdurre una tassazione straordinaria su quei guadagni e redistribuire le risorse alle famiglie sotto forma di riduzione delle bollette. Una scelta, quella di non intervenire sugli extraprofitti, che il parlamentare verde ha definito come una deliberata tutela dei grandi interessi privati a danno dei cittadini.

Il quadro sociale descritto da Bonelli è altrettanto preoccupante: sarebbero 2,7 milioni le famiglie italiane in povertà energetica, una condizione che si traduce nell’incapacità concreta di sostenere i costi delle bollette domestiche, con ricadute dirette sul tenore di vita e sulla coesione sociale del Paese.

Il nodo del carbone e il blocco alle rinnovabili

Uno dei punti più controversi del confronto parlamentare riguarda la proroga dell’utilizzo del carbone fino al 2038, introdotta attraverso emendamenti al decreto bollette presentati da Lega e Azione e approvati dalla maggioranza. Bonelli ha definito questa scelta “killer di clima e salute”, sottolineando come si tratti di una decisione che spinge l’Italia ben 13 anni oltre la scadenza originariamente prevista per l’abbandono del combustibile più inquinante, in controtendenza rispetto agli impegni europei e agli obiettivi climatici internazionali.

Sul fronte delle energie rinnovabili, il deputato di AVS ha segnalato un crollo delle nuove installazioni del 27% nel 2025, accompagnato da una frenata degli accumuli energetici, che rappresentano un elemento essenziale per la stabilità di un sistema elettrico sempre più orientato verso fonti intermittenti come solare ed eolico. In parallelo, il governo avrebbe tagliato gli incentivi alla transizione ecologica e agli investimenti delle imprese, rallentando un processo di modernizzazione del tessuto produttivo che altri Paesi europei stanno invece accelerando.

Non è un caso che Bonelli abbia più volte citato l’esempio spagnolo come modello alternativo e percorribile. La Spagna, che ha raggiunto il 60% di energia da fonti rinnovabili nel proprio mix elettrico, registra bollette mediamente inferiori del 40% rispetto a quelle italiane, come ha ricordato anche la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein. Un confronto che, secondo l’opposizione, smonta alla radice l’argomento secondo cui la transizione energetica sarebbe economicamente insostenibile o industrialmente rischiosa.

Il viaggio nel Golfo e la “disperazione politica”

Bonelli ha collegato le sue critiche anche al recente viaggio della premier Meloni nei Paesi del Golfo, avvenuto nei giorni scorsi, che il co-portavoce di Europa Verde ha letto come “un elemento di fallimento e di disperazione politica del governo”, che si rifletterebbe negativamente sulla vita quotidiana dei cittadini italiani. Il senso dell’accusa è che recarsi nei Paesi produttori di idrocarburi per negoziare nuove forniture non rappresenti una soluzione strutturale al problema energetico, ma al contrario consolidi quella logica di dipendenza fossile che, secondo AVS, è la vera causa dell’alto costo dell’energia in Italia.

Intervenendo ad Agenda su Sky TG24, Bonelli aveva anticipato la critica con una battuta destinata a fare discutere: “Si definivano sovranisti e patrioti, ma oggi sono diventati forestieri in Italia e patrioti più a Washington”, alludendo all’orientamento atlantista e filo-americano del governo, e all’acquisto di GNL statunitense come nuova forma di dipendenza energetica sostituiva di quella russa.

La proposta: sole, vento e geotermia

L’alternativa indicata da Bonelli si articola attorno a un concetto preciso: costruire una politica energetica realmente sovrana significa puntare sulle risorse di cui l’Italia dispone naturalmente, ovvero sole, vento e geotermia. Non si tratterebbe dunque di un’utopia ambientalista, ma di una scelta strategica e industriale in grado di ridurre strutturalmente il costo dell’energia, sottrarre il Paese ai ricatti geopolitici dei grandi produttori di gas e petrolio e rafforzare la competitività del sistema produttivo nazionale, che attualmente sconta un pesante svantaggio rispetto ai concorrenti europei a causa degli elevati costi energetici.

Il parlamentare ha anche ricordato come ARERA, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, abbia disapplicato l’articolo 9 del decreto bollette — quello relativo alla revisione della struttura tariffaria — con la delibera n. 98/2026/R/com, un atto che Bonelli ha letto come la certificazione ufficiale del fallimento della strategia energetica dell’esecutivo da parte di un organismo tecnico indipendente, al di là delle valutazioni politiche dell’opposizione.

La posizione di Bonelli si inserisce in un dibattito più ampio che attraversa l’intera opposizione parlamentare. Anche il Movimento 5 Stelle, con il deputato Costa, ha attaccato il governo sulla medesima linea, sostenendo che la crescita delle rinnovabili in Italia procede a metà del ritmo necessario per raggiungere gli obiettivi nazionali, mentre altri Paesi europei che hanno investito con decisione nelle fonti pulite oggi subiscono molto meno gli effetti degli shock energetici internazionali. Il governo, dal canto suo, ha difeso la propria strategia insistendo sulla necessità di garantire la sicurezza degli approvvigionamenti attraverso la diversificazione delle fonti, e ha portato avanti in sede europea la richiesta di una sospensione temporanea del meccanismo ETS sulla produzione di energia, richiesta che tuttavia non ha trovato accoglimento nel Consiglio europeo di marzo. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!