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Guerra Iran, Crosetto: “Questa è la crisi più dura, Hiroshima non ci ha insegnato nulla”

Il ministro della Difesa Guido Crosetto, in un’intervista al Corriere della Sera, definisce l’attuale crisi internazionale legata al conflitto in Iran come la più grave degli ultimi decenni, evocando il rischio nucleare e avvertendo che nel giro di un mese le forniture energetiche mondiali potrebbero subire gravi interruzioni.

Guido Crosetto, ministro della Difesa, ha rilasciato al Correre della Sera una delle interviste più allarmanti degli ultimi anni, dipingendo un quadro della crisi internazionale attuale come senza precedenti nella storia recente, con un’escalation nel conflitto in Iran che rischia di coinvolgere l’intero ordine multilaterale globale e di mettere a repentaglio le forniture energetiche mondiali nel giro di poche settimane.

«Spero che tutti si rendano conto di quello che stiamo vivendo», ha esordito Crosetto, aprendo un’analisi lucida e severa della situazione geopolitica. «È una situazione che non ha precedenti nella storia dei decenni recenti. C’è una somma di criticità che si accumula e si autoalimenta, sempre più difficile da risolvere. E questo pone chi ha voglia di ragionare di fronte alla grande debolezza del multilateralismo, che non ha saputo prendere lezioni da quanto era accaduto nel secolo scorso e non ha consolidato gli anticorpi per ciò che stiamo vivendo ora.» Le parole del ministro risuonano come un atto d’accusa nei confronti di un sistema di governance internazionale che, a suo giudizio, ha fallito nel consolidare i meccanismi di prevenzione dei conflitti appresi dopo le tragedie del Novecento.

Il nodo centrale dell’intervista è l’evocazione di Hiroshima e Nagasaki come monito inascoltato dell’umanità. «Temo che ciò che già è drammatico possa precipitare ancor di più. Perché so che l’umanità ci ha dimostrato che non esiste limite alla follia. Lei pensi che sono esseri umani come noi quelli che hanno deciso che per far finire un conflitto fossero accettabili anche Hiroshima e Nagasaki. Purtroppo continuiamo ad avere armi nucleari e chi non le ha le cerca. Non abbiamo imparato nulla.» Il ministro ha poi aggiunto, con tono perentorio, che non intende «nemmeno pronunciare la parola» minaccia nucleare, ma che «il rischio è la follia» e che il conflitto in corso segue una logica di escalation in cui «ad azione corrisponde reazione di un livello superiore».

Il conflitto con l’Iran, avviato da Stati Uniti e Israele senza preavviso agli alleati europei, ha aperto una crisi di portata globale di cui la chiusura dello Stretto di Hormuz da parte di Teheran rappresenta l’epicentro economico. Attraverso quello stretto passa un quinto del petrolio mondiale, e Crosetto ha confermato che il rischio di un blocco energetico su larga scala è concreto e imminente. Alla domanda se nel giro di un mese tutto potrebbe bloccarsi, la risposta del ministro è stata netta: «È ciò che si teme. Non tutto ma molto.» Una risposta che, nella sua sobrietà, suona come uno dei più seri allarmi mai lanciati da un membro del governo italiano in tempi recenti.

Sul fronte diplomatico, Crosetto ha rivolto una critica velata ma trasparente alla presidenza Trump: «Uno dei problemi di questa presidenza è che nessuno osa contraddire il Capo.» Il ministro ha precisato di non credere che Washington possa davvero uscire dalla NATO — «Gli servirebbe il voto del Congresso e dubito che sarebbe favorevole» — ma ha avvertito che un eventuale ritiro dei soldati americani dall’Europa renderebbe il Vecchio Continente «più debole, meno difeso», in un momento in cui i paesi europei non sarebbero ancora in grado di colmare autonomamente quel vuoto militare. La postura degli Stati Uniti, secondo Crosetto, è influenzata anche dalle prossime elezioni di Midterm, che spingono Trump a voler «vincere in fretta», mettendo però a rischio la stessa leadership americana a livello mondiale.

Il ministro ha poi richiamato un precedente storico illuminante: «Le guerre non dipendono dalla forza del più forte ma dalla capacità di sacrifici del più debole», un principio che si era già verificato con la Russia in Ucraina e che oggi, a suo avviso, si ripete con l’Iran, il quale, pur militarmente inferiore, sta dimostrando una tenuta e una capacità di reazione che mettono in seria difficoltà Washington. La strategia americana di “decapitare il regime” per innescare un cambio di leadership a Teheran si è rivelata, secondo Crosetto, mal calibrata: l’Iran ha risposto con la tattica del caos, e questa risposta ha sorpreso e destabilizzato anche gli alleati.

In questo scenario, l’Italia si trova in una posizione delicata. Crosetto ha ricordato che il paese non può permettersi una crisi politica interna: «Noi siamo obbligati a reggere perché tutto possiamo permetterci in questo momento, tranne una crisi. Lo direi chiunque ci fosse al governo. Per noi sarebbe più facile e certamente molto più comodo andare alle elezioni anticipate. Invece abbiamo il dovere di gestire la crisi derivata dal conflitto e quindi di rimanere.» Un messaggio diretto tanto all’opposizione quanto ai propri alleati di governo, a sottolineare che la stabilità dell’esecutivo non è una questione di convenienza partitica ma di responsabilità nazionale.

L’appello finale di Crosetto è alla unità politica interna: «Maggioranza e opposizione devono deporre le armi, dobbiamo trovare momenti di coesione, collaborare per affrontare una crisi che, come ho detto, non ha precedenti.» Il Secolo d’Italia ha riportato anche la critica del ministro a un’opposizione che definisce «infantile», incapace cioè di elevarsi al livello di gravità che la congiuntura internazionale richiederebbe. In un momento in cui i meccanismi multilaterali sembrano aver perso efficacia e in cui le potenze mondiali navigano senza le bussole condivise costruite dopo la Seconda Guerra Mondiale, le parole di Crosetto tracciano il profilo di una crisi sistemica che va ben oltre il conflitto in Medio Oriente, investendo le fondamenta stesse dell’ordine internazionale. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!