Scarica l'App NewsRoom.
Non perderti le ULTIME notizie e le ALLERTA METEO in tempo reale.

Scarica GRATIS

Ungheria, la sinistra scompare dal Parlamento: nessun deputato eletto

Il partito Tisza di Péter Magyar vince con i due terzi dei seggi le elezioni ungheresi del 12 aprile 2026, ponendo fine ai 16 anni di governo di Viktor Orbán. Nessun partito di sinistra supera la soglia di sbarramento del 5%.

Le elezioni parlamentari ungheresi del 12 aprile 2026 hanno consegnato alla storia un duplice risultato di portata storica: la fine dell’era Orbán e, al contempo, la totale estromissione delle forze di sinistra dall’Assemblea Nazionale di Budapest. Con una partecipazione al voto che ha raggiunto il 77,8% degli aventi diritto — la più alta registrata in Ungheria dalla caduta del comunismo nel 1989 — il Paese ha voltato pagina in maniera netta, consegnando una supermaggioranza dei due terzi al partito conservatore Tisza guidato da Péter Magyar.

Con il 96,89% delle schede scrutinate, la distribuzione dei 199 seggi dell’Assemblea Nazionale risultava la seguente: Tisza proiettato a 138 seggi, ampiamente oltre la soglia di 133 necessaria per la maggioranza costituzionale dei due terzi; Fidesz, il partito del premier uscente Viktor Orbán, ridotto a 55 seggi, più che dimezzato rispetto all’elezione del 2022; il movimento di estrema destra Mi Hazánk (Nostra Patria) con 6 seggi. Nessun altro partito è riuscito a superare la soglia di sbarramento del 5%.

La sconfitta della sinistra

Il dato politicamente più dirompente, al di là della débâcle di Orbán, riguarda l’intera area progressista e di sinistra, che esce annientata da questa tornata elettorale. La Coalizione Democratica (DK), unico partito di sinistra che aveva presentato liste autonome, si è fermata a un misero 1,2-1,6% dei voti, ben lontana dalla soglia di sbarramento del 5% richiesta per l’ingresso in parlamento. Anche il Partito del Cane a Due Code (MKKP), formazione anti-establishment di carattere satirico e progressista, non ha superato lo sbarramento, fermandosi intorno allo 0,6%.

Il risultato configura così un parlamento ungherese composto esclusivamente da tre forze di orientamento conservatore e di destra: Tisza al governo con una maggioranza schiacciante, Fidesz come principale partito di opposizione e Mi Hazánk come rappresentante dell’estrema destra nazionalista. Per la prima volta nella storia repubblicana ungherese, nessun partito riconducibile all’area socialdemocratica o progressista dispone di rappresentanza parlamentare.

La leader della Coalizione Democratica, Klára Dobrev, aveva avvertito nei giorni precedenti il voto che “senza la sinistra non si può battere Orbán”, opponendosi alla richiesta di Magyar di ritirare le candidature nei collegi uninominali per favorire il fronte anti-governativo. La scelta di correre autonomamente si è rivelata fatale: la quasi totalità degli elettori progressisti ha direttamente orientato il proprio voto verso Tisza, svuotando di ogni consistenza elettorale la proposta della DK.

L’ascesa di Magyar e la fine dell’era Orbán

Péter Magyar, 45 anni, ex membro di Fidesz e già marito di Klára Dobrev, aveva fondato il partito Tisza nel 2024 dopo la sua rottura pubblica con l’establishment orbániano. Alle elezioni europee dello stesso anno aveva già dimostrato una capacità di raccogliere consensi su scala nazionale inattesa per una formazione appena nata, posizionandosi come il principale sfidante del premier. In meno di due anni, Magyar ha trasformato Tisza nella prima forza politica del Paese, costruendo un messaggio incentrato sulla lotta alla corruzione, sul rilancio dello Stato di diritto e sul riavvicinamento all’Unione Europea.

Viktor Orbán, che governava l’Ungheria ininterrottamente dal 2010 — e aveva già ricoperto la carica di primo ministro tra il 1998 e il 2002 — ha riconosciuto pubblicamente la sconfitta nella notte del 12 aprile, in un discorso ai suoi sostenitori che ha segnato la fine simbolica di un’era. “Il risultato elettorale per noi è doloroso, ma chiaro”, ha dichiarato Orbán, aggiungendo di aver già chiamato Magyar per congratularsi con il vincitore. Il partito Fidesz, che nel 2022 aveva ottenuto il 54,13% dei voti — la quota più alta mai registrata da un singolo partito in Ungheria dal 1990 — si è fermato questa volta al 37,95%, ovvero circa 2,2 milioni di voti.

Record di affluenza e sistema elettorale

L’affluenza record del 77,8% ha rappresentato uno degli elementi più significativi della giornata elettorale, superando ogni precedente degli ultimi decenni. I dati rilevati alle 13:00 mostravano che oltre il 54% degli aventi diritto aveva già votato, con una partecipazione più intensa nelle aree urbane rispetto ai piccoli comuni rurali, storicamente più favorevoli a Fidesz. Tale dinamica ha contribuito ad amplificare il vantaggio di Tisza nei collegi uninominali, dove si è decisa in larga misura la composizione del nuovo parlamento.

Il sistema elettorale misto ungherese, che combina collegi uninominali a turno unico con una quota proporzionale, aveva spinto Magyar a chiedere alle formazioni minori di ritirare le candidature nei collegi per evitare la dispersione del voto anti-Orbán. La revisione dei collegi elettorali operata dal governo Orbán nel novembre 2024, che aveva incorporato zone favorevoli a Fidesz in distretti precedentemente vantaggiosi per l’opposizione, non è riuscita a modificare l’esito finale in modo significativo, data l’ampiezza dello scarto tra i due principali contendenti.

Implicazioni per l’Europa e la geopolitica

La vittoria di Magyar è stata accolta con entusiasmo dalle principali capitali europee e dalle istituzioni dell’Unione Europea, che negli anni aveva scontrato ripetutamente con Budapest su questioni legate allo Stato di diritto, all’indipendenza della magistratura e alla libertà di stampa. L’Ungheria era rimasta l’unico Stato membro dell’UE a mantenere relazioni privilegiate con la Russia di Vladimir Putin e ad assumere posizioni sistematicamente contrarie al sostegno all’Ucraina nel contesto del conflitto in corso. Il cambio di governo a Budapest viene dunque interpretato da Bruxelles come un’apertura significativa verso un riallineamento dell’Ungheria con le posizioni della comunità euroatlantica.

L’elezione aveva attirato l’attenzione internazionale anche per il sostegno esplicito che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva espresso nei confronti di Orbán durante la campagna elettorale, confermando la lettura di questa tornata come un banco di prova per la tenuta del fronte sovranista e nazionalista a livello globale. La schiacciante vittoria di Tisza ha rappresentato, in questo senso, un segnale politico che travalica i confini ungheresi, aprendo interrogativi sulla capacità del modello orbániano di resistere alla pressione dell’opinione pubblica quando l’alternativa proposta non proviene dalla sinistra tradizionale ma da un conservatorismo europeista e anti-corruzione.

Il nuovo parlamento e le sfide di Magyar

Disponendo della maggioranza dei due terzi, Magyar avrà la facoltà di modificare la Costituzione ungherese e di smantellare l’architettura normativa costruita da Fidesz nel corso di sedici anni, che comprende riforme del sistema giudiziario, della legge elettorale, dei media e delle organizzazioni della società civile. Si tratta di un mandato politico eccezionalmente ampio, che tuttavia dovrà confrontarsi con una realtà istituzionale profondamente trasformata dalla gestione orbániana e con una base elettorale del Fidesz che, pur sconfitta, ha mantenuto circa 2,5 milioni di voti.

Il nuovo parlamento ungherese si presenta dunque come un’assemblea senza precedenti nella storia post-comunista del Paese: tre soli partiti, tutti collocati nell’area conservatrice e di destra dello spettro politico, con Tisza a dominare con una maggioranza costituzionale e la sinistra completamente assente. Un quadro che ridisegna profondamente la geografia politica ungherese e che pone Magyar di fronte alla sfida di governare un Paese con una opposizione parlamentare ridotta ma con una società civile e un elettorato di destra ancora consistenti. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!