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Ilaria Salis: “No, non rinuncio all’immunità parlamentare per farmi processare in Ungheria anche se Orbàn ha perso”

Ilaria Salis respinge l’idea di rinunciare all’immunità parlamentare per affrontare un processo in Ungheria e ribadisce i dubbi sullo stato di diritto a Budapest.
Credit © La7

Ilaria Salis ha risposto in modo netto alla domanda arrivata in diretta a L’aria che tira su La7, chiarendo che non intende rinunciare all’immunità parlamentare per esporsi a un procedimento in Ungheria. L’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra ha rilanciato la propria linea difensiva, sostenendo che un eventuale processo a Budapest resterebbe segnato da una forte politicizzazione del caso e che la tutela parlamentare serve proprio a evitare questo scenario .

La domanda è arrivata all’indomani delle sue parole sulla sconfitta di Viktor Orbán, che Salis ha salutato con toni entusiastici, definendola un passaggio politico rilevante non solo per l’Ungheria ma anche per il quadro europeo. La parlamentare di AVS ha però evitato di trasformare il cambio di governo a Budapest in una garanzia automatica di normalizzazione istituzionale, osservando che il semplice avvicendamento politico non equivale al ripristino immediato delle condizioni di pieno stato di diritto .

Il punto centrale della sua replica riguarda il rapporto tra immunità e giustizia. Salis ha ribadito che difendere la propria immunità non significa sottrarsi a un giudizio, bensì evitare che il procedimento venga letto come uno strumento di pressione politica, formula che ha già usato in altre occasioni per descrivere il comportamento delle autorità ungheresi nei suoi confronti. La sua posizione resta coerente con quanto dichiarato nei mesi scorsi, quando aveva sostenuto di voler essere processata in Italia, dove ritiene esistano le garanzie necessarie per un giudizio equo .

La vicenda giudiziaria della deputata è legata ai fatti contestati dalle autorità magiare dopo gli episodi del febbraio 2023 a Budapest, che avevano portato alla sua detenzione per oltre un anno prima dell’elezione al Parlamento europeo. Proprio l’accesso a Strasburgo e il conseguente status di eurodeputata hanno spostato il confronto sul terreno dell’immunità parlamentare, culminato nel voto che ha impedito la revoca della tutela e ha impedito all’Ungheria di procedere come richiesto .

Il caso, intanto, continua a produrre effetti politici dentro e fuori il Parlamento europeo. La conferma dell’immunità è stata letta dai sostenitori di Salis come una difesa dello stato di diritto e dell’indipendenza dell’Eurocamera, mentre i critici hanno denunciato una protezione giudicata eccessiva nei confronti di una parlamentare accusata di fatti gravi dalle autorità ungheresi. Proprio questa frattura spiega perché ogni sua dichiarazione pubblica, soprattutto quando riguarda Orbán o il procedimento di Budapest, continui a generare reazioni immediate e a spostare il confronto dal piano strettamente giudiziario a quello più ampio dello scontro politico europeo .

In questa fase, la posizione di Salis appare chiara e difficilmente negoziabile: nessuna rinuncia all’immunità, nessuna disponibilità a consegnarsi a un foro che considera compromesso, e la rivendicazione del diritto a un giudizio che, a suo avviso, rispetti pienamente le garanzie democratiche. È una linea che tiene insieme difesa personale, battaglia politica e critica istituzionale, e che continua a essere uno dei casi più controversi del rapporto tra Parlamento europeo e governi nazionali nell’attuale fase di tensione sullo stato di diritto in Europa . Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!