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“Possibili obiettivi militari”, la Russia pubblica indirizzi di aziende in Europa: c’è anche l’Italia

Mosca pubblica gli indirizzi di aziende europee collegate alla filiera dei droni per l’Ucraina e Medvedev le indica come possibili obiettivi militari, con quattro imprese italiane tra quelle citate.
Credit © Wikipedia

Il ministero della Difesa russo ha diffuso gli indirizzi di diverse aziende europee che, secondo Mosca, sarebbero coinvolte nella produzione di droni e componenti destinati all’Ucraina, mentre il vicepresidente del Consiglio di sicurezza Dmitry Medvedev ha definito quelle strutture potenziali obiettivi militari per l’esercito russo. La vicenda, emersa il 15 aprile 2026, ha immediatamente sollevato preoccupazione per il salto di livello nella retorica del Cremlino, che ha scelto di rendere pubbliche sedi e coordinate industriali in più Paesi europei, includendo Germania, Spagna e Italia.

Secondo le informazioni rilanciate da più fonti internazionali, il dicastero russo ha pubblicato due elenchi distinti: da una parte le presunte filiali di aziende ucraine in Europa, dall’altra imprese straniere che Mosca accredita come produttrici di UAV o di componenti per sistemi senza pilota impiegati contro obiettivi russi. Nella seconda lista figurano, tra le altre, sedi indicate in Italia, con riferimenti a Venezia per Cmd Avio, a Garbagnate Milanese per MVFY, a Omegna per EPA Power e a Mandello del Lario per Gilardoni, accanto ad altre aziende collocate in Germania e Spagna. La pubblicazione dei dati si inserisce in una fase in cui la produzione di droni è diventata uno degli assi centrali della cooperazione industriale tra Kiev e i partner europei.

Medvedev ha commentato la decisione del ministero russo con parole inequivocabili, sostenendo che l’elenco delle strutture europee dedicate alla produzione di droni deve essere letto come un registro di possibili obiettivi per le forze armate russe. La formulazione, resa pubblica in un contesto già segnato da una forte tensione tra Mosca e l’Europa, è stata interpretata come una minaccia esplicita nei confronti di aziende e infrastrutture civili coinvolte nella filiera dei droni, settore che negli ultimi mesi ha assunto un peso crescente nella strategia di difesa ucraina. La scelta di associare la produzione industriale a un potenziale scenario di attacco ha contribuito ad amplificare il carattere intimidatorio del messaggio.

La lista diffusa da Mosca comprende aziende dislocate in diversi Paesi europei, con particolare attenzione a strutture che, secondo il Cremlino, contribuirebbero alla catena di fornitura dei droni impiegati da Kiev. Le informazioni citate dai media internazionali indicano anche che tra gli indirizzi pubblicati vi sarebbero sedi in città come Monaco, Madrid e altre località europee, a conferma di un perimetro geografico ampio che non riguarda soltanto l’Europa orientale ma attraversa il cuore del continente. In questo quadro, il riferimento alle imprese italiane ha attirato un’attenzione immediata, sia per la delicatezza politica della vicenda sia per l’impatto simbolico che la pubblicazione di indirizzi industriali può avere sull’opinione pubblica e sugli operatori del settore.

La decisione del ministero della Difesa russo arriva in un momento in cui l’Ucraina sta rafforzando in modo strutturale la propria capacità di produrre droni in collaborazione con aziende europee. Nei mesi precedenti, fonti di stampa avevano già riferito dell’avvio o della pianificazione di linee produttive in Germania e di nuovi progetti con partner occidentali, mentre a livello politico l’asse Kiev-Roma aveva aperto alla possibilità di una cooperazione industriale anche nel comparto dei sistemi senza pilota. Il conflitto, quindi, non si gioca più soltanto sul campo di battaglia tradizionale, ma anche nella dimensione industriale, logistica e tecnologica, dove la costruzione di capacità produttive locali è diventata una priorità strategica per l’Ucraina.

Il caso delle aziende indicate in Italia si inserisce proprio in questo scenario di crescente interconnessione fra industria civile e produzione militare dual use. Cmd Avio, MVFY, EPA Power e Gilardoni vengono ora menzionate in un elenco che Mosca presenta come prova di un coinvolgimento europeo nella filiera dei droni usati contro la Russia, ma la pubblicazione degli indirizzi non chiarisce in modo indipendente natura, entità o finalità esatta delle attività svolte da ciascuna impresa. Il punto politico, tuttavia, resta evidente: il Cremlino ha scelto di trasformare una disputa industriale e militare in un messaggio di pressione diretta verso aziende situate sul territorio dell’Unione europea.

La reazione implicita a questa mossa è legata soprattutto al principio di sicurezza delle imprese e dei lavoratori coinvolti. Rendere pubblici gli indirizzi di siti produttivi, in un contesto di guerra aperta e di dichiarazioni che parlano di potenziali obiettivi, introduce un elemento di esposizione che non può essere sottovalutato dalle autorità nazionali e dai governi interessati. In particolare, il passaggio dalla propaganda alla possibile individuazione di target industriali suggerisce un livello di escalation che tocca direttamente la sfera civile e che potrebbe avere conseguenze sulla gestione della sicurezza privata e pubblica in Paesi non belligeranti.

In parallelo, la vicenda conferma la centralità crescente dei droni nel conflitto tra Russia e Ucraina e, più in generale, nella difesa europea. Le piattaforme senza pilota sono ormai considerate strumenti decisivi sia per l’attacco sia per la ricognizione, e la capacità di produrle in quantità sufficienti è diventata una variabile strategica tanto per Kiev quanto per i Paesi che ne sostengono lo sforzo bellico. È in questo quadro che la mappatura russa delle aziende europee assume valore politico oltre che operativo: non si limita a denunciare una presunta partecipazione esterna alla guerra, ma prova anche a dissuadere, mediante la minaccia, l’espansione della produzione industriale a sostegno dell’Ucraina.

Resta infine il fatto che la pubblicazione degli indirizzi, accompagnata dalla definizione di quelle strutture come possibili obiettivi militari, segna un ulteriore irrigidimento della postura russa nei confronti dell’Europa. La linea espressa da Medvedev si colloca dentro una strategia comunicativa che tende a confondere pressione politica, intimidazione militare e guerra psicologica, con l’obiettivo di alzare il costo percepito della collaborazione europea con Kiev. In un contesto già segnato da tensioni crescenti sul fronte della sicurezza, il messaggio di Mosca contribuisce ad allargare il perimetro del conflitto ben oltre i confini ucraini, coinvolgendo direttamente il tessuto industriale e politico dell’Europa occidentale. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!