L’allarme arriva da una delle voci più esposte e controcorrente dell’islam europeo. Hassen Chalghoumi, imam della moschea di Drancy e presidente della Conferenza degli Imam di Francia, vive da quasi vent’anni sotto protezione a causa delle sue posizioni contro il radicalismo e l’estremismo islamico. In questa intervista affronta senza ambiguità il tema della diffusione dell’islam politico in Europa, indicando rischi, dinamiche e possibili contromisure.
Secondo Chalghoumi, in un’intervista rilascia a il Giornale il pericolo è già presente e radicato. L’islam radicale, spiega, non rappresenta una semplice deviazione religiosa, ma un progetto ideologico strutturato che punta a destabilizzare le società europee dall’interno. La sua esperienza personale, segnata da minacce, fatwa e aggressioni, viene indicata come prova concreta di una tensione crescente. L’imam sottolinea come tali movimenti mirino a creare “società parallele”, alimentando divisioni, antisemitismo e ostacolando i processi di integrazione.
Nel suo ragionamento emerge anche una critica netta a quella che definisce una convergenza tra alcune frange della sinistra radicale e l’islam politico, in particolare le reti riconducibili ai Fratelli Musulmani. Questa alleanza, a suo avviso, si fonderebbe su interessi elettorali e sull’utilizzo di temi sensibili come Gaza, la Palestina o l’islamofobia per mobilitare e radicalizzare parte della popolazione giovanile. Un meccanismo che, secondo Chalghoumi, finisce per legittimare l’islamismo nel dibattito pubblico europeo.
“Sì, è un pericolo reale e preoccupante. Esiste una convergenza tra alcune correnti dell’estrema sinistra e l’islam politico, in particolare le reti vicine ai Fratelli Musulmani. Questa alleanza si basa spesso su interessi elettorali e su un discorso vittimistico. Cause come Gaza, la Palestina, la storia coloniale o l’islamofobia vengono strumentalizzate per mobilitare e radicalizzare una parte della gioventù”
L’imam descrive inoltre una strategia graduale di penetrazione nelle istituzioni. Non si tratterebbe più soltanto di tentativi di influenza, ma in alcuni contesti locali si sarebbe già passati a forme di controllo delle dinamiche sociali e associative. Il percorso, spiega, parte dal livello comunale, attraverso il consenso elettorale e l’attività di associazioni culturali o caritative, fino ad arrivare a una pressione più ampia sulle politiche pubbliche. L’obiettivo finale sarebbe l’introduzione progressiva di norme incompatibili con i principi democratici, come la separazione dei sessi o rivendicazioni comunitarie basate sull’identità religiosa.
Sul piano simbolico e politico, Chalghoumi si esprime anche sulla proposta di rendere il Ramadan una festa nazionale in Italia. Pur riconoscendo il valore spirituale della ricorrenza, mette in guardia dal rischio di compromettere il principio di laicità dello Stato. A suo giudizio, alcune correnti legate all’islam politico potrebbero sfruttare simili richieste come strumenti di avanzamento strategico, testando la reazione delle istituzioni e dell’opinione pubblica.
Guardando alle politiche di contrasto, l’imam cita l’esperienza francese e l’azione portata avanti sotto la presidenza di Emmanuel Macron, con interventi mirati contro separatismo ed estremismo. L’Italia, afferma, dovrebbe agire in anticipo attraverso un approccio multidimensionale che comprenda strumenti giuridici, educativi e sociali, oltre a un controllo rigoroso dei finanziamenti e un sostegno ai musulmani che condividono i valori democratici.
Infine, Chalghoumi esprime una posizione critica verso la formazione di partiti basati sull’identità religiosa. Pur difendendo la piena partecipazione dei cittadini musulmani alla vita politica, ribadisce la necessità di un quadro repubblicano e universale. La costruzione di soggetti politici confessionali, conclude, rischia di accentuare le divisioni e di aprire spazi a derive radicali. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
