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Garlasco, Procura di Pavia invia a Milano gli atti per la revisione del processo di Alberto Stasi

Dalla chiusura dell’inchiesta su Andrea Sempio agli atti inviati a Milano: il delitto di Garlasco entra in una fase che può cambiare il destino processuale di Alberto Stasi.
Credit © Mediaset

La Procura di Pavia ha chiuso le indagini sul delitto di Garlasco contestando ad Andrea Sempio l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia. La notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari segna un passaggio decisivo dell’inchiesta riaperta e porta il caso dentro una nuova fase, sia sul piano dell’eventuale processo a carico di Sempio sia su quello, parallelo e delicatissimo, della possibile revisione della condanna definitiva inflitta ad Alberto Stasi.

Nella nota firmata dal procuratore capo Fabio Napoleone, gli inquirenti sostengono che Sempio sia il responsabile dell’omicidio e gli contestano le aggravanti della crudeltà e dei motivi abietti. Secondo la ricostruzione accusatoria, il movente sarebbe legato al rifiuto di un’avance e la vittima sarebbe stata colpita almeno dodici volte, probabilmente con un martello o comunque con un oggetto contundente non individuato. Si tratta della tesi formulata dalla Procura, che dovrà ora misurarsi con il contraddittorio processuale e con la difesa dell’indagato, che ha sempre respinto ogni addebito.

L’atto notificato a Sempio, spiegano ancora gli uffici giudiziari pavesi, sarà trasmesso alla procuratrice generale di Milano, Francesca Nanni, perché venga valutato ai fini di un’eventuale istanza di revisione della condanna di Stasi. Il documento richiamato da Napoleone è quello contestato a Sempio durante l’interrogatorio del 6 maggio 2026 ed è descritto come un quadro “illustrativo e riassuntivo” delle nuove prove raccolte con la riapertura delle indagini, sviluppate a partire dai filoni investigativi emersi già nel 2016-2017. È questo il punto che rende la svolta odierna potenzialmente dirompente: l’inchiesta su un nuovo indagato non resta confinata a Pavia, ma viene immediatamente proiettata sul terreno della tenuta del giudicato che ha portato alla condanna dell’ex fidanzato della vittima.

Il passaggio procedurale, però, non equivale ancora a una richiesta di rinvio a giudizio né tantomeno a una revisione già avviata. Con l’avviso di conclusione delle indagini previsto dall’articolo 415-bis del codice di procedura penale, la difesa può prendere visione degli atti, depositare memorie, produrre documenti, chiedere ulteriori attività investigative o domandare di essere interrogata entro i termini previsti dalla legge. Solo dopo questa fase la Procura deciderà se esercitare l’azione penale, mentre sul fronte Stasi spetterà alla Procura generale di Milano valutare se esistano i presupposti per promuovere l’iniziativa straordinaria della revisione.

Il caso torna così al centro della cronaca giudiziaria italiana quasi diciannove anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi e a undici anni dalla condanna definitiva di Alberto Stasi a 16 anni di reclusione, maturata al termine di un percorso processuale lungo e controverso. La nuova iniziativa della Procura di Pavia riapre uno dei dossier più discussi degli ultimi decenni e sposta di nuovo il baricentro dell’inchiesta su un terreno che intreccia prova scientifica, ricostruzione investigativa e possibili conseguenze sul piano dell’errore giudiziario. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!