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Garlasco, Carabinieri di Milano: “Grande superficialità nelle prime indagini su Sempio”. I documenti ‘sfuggiti’ su Stasi

Nuove ombre sul caso Garlasco: l’informativa dei carabinieri di Milano evidenzia falle e anomalie nella prima indagine su Sempio, tra documenti ottenuti illecitamente e rapporti mai chiariti.

Nell’inchiesta sul delitto di Garlasco riemergono criticità pesanti sul primo filone investigativo che tra il 2016 e il 2017 aveva riguardato Andrea Sempio. A metterle nero su bianco sono i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano, in una informativa di oltre trecento pagine depositata nell’ambito del procedimento della Procura di Brescia che vede indagati per corruzione in atti giudiziari l’ex procuratore di Pavia Mario Venditti e il padre dello stesso Sempio.

Secondo i militari, sarebbe emerso “senza ombra di dubbio” che i legali che all’epoca assistevano Sempio “fossero venuti in possesso illecitamente della documentazione” poi confluita, il 13 gennaio 2017, nelle mani del generale Luciano Garofano, consulente della difesa nella prima indagine archiviata. Le carte in questione sono l’esposto presentato dalla difesa di Alberto Stasi e la consulenza Fabbri-Linarello sul Dna rinvenuto sotto le unghie di Chiara Poggi, elementi centrali nel dibattito investigativo di quegli anni.

L’informativa non si limita a ricostruire il presunto circuito illecito di acquisizione dei documenti, ma affonda il colpo sull’impianto complessivo della prima istruttoria pavese, definita dai carabinieri con parole nette: “grande superficialità“. Un giudizio che investe modalità operative e omissioni ritenute rilevanti. Tra queste, i contatti tra un ex carabiniere in servizio a Pavia, indicato come Sapone, e lo stesso Sempio, rapporti ritenuti “assolutamente ingiustificati” e mai riportati nelle annotazioni sui tabulati telefonici. Un’assenza che, secondo gli investigatori, avrebbe inciso sulla completezza e sulla trasparenza delle verifiche.

Un ulteriore capitolo riguarda la figura di Maurizio Pappalardo, ex comandante del nucleo informativo del comando provinciale dei carabinieri di Pavia, già condannato a cinque anni e otto mesi nel processo “Clean 2” per corruzione e stalking. I carabinieri milanesi ricostruiscono che il 24 dicembre 2016, mentre era fuori servizio, Pappalardo si sarebbe recato in Procura a Pavia. Sul suo telefono cellulare sono stati trovati tre scatti fotografici contenenti parti del materiale del primo fascicolo su Sempio, realizzati il giorno precedente alla visita. Per gli inquirenti, l’ex ufficiale potrebbe rientrare “nel novero dei soggetti” che avrebbero consentito in modo illecito l’accesso a documentazione riservata.

Il quadro delineato nell’informativa suggerisce dunque una rete di anomalie e possibili interferenze che, se confermate, rischiano di mettere in discussione la correttezza del primo segmento investigativo su Sempio. Un passaggio delicato in una vicenda giudiziaria che, a distanza di anni dal delitto di Chiara Poggi, continua a sollevare interrogativi sulla gestione delle prove e sulla tenuta delle indagini. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!