Si infittisce il capitolo dell’inchiesta della procura di Brescia sul presunto giro di denaro che coinvolgerebbe i tre avvocati che in passato hanno assistito Andrea Sempio, figura tornata al centro del nuovo filone investigativo sul delitto di Garlasco. Al centro degli interrogatori simultanei dei legali Federico Soldani, Massimo Lovati e Simone Grassi, convocati il 12 novembre 2025 dal procuratore Francesco Prete, c’è una domanda tanto semplice quanto dirimente: chi ha incassato i 45mila euro in contanti consegnati dalla famiglia Sempio prima ancora che il giovane fosse formalmente indagato.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il denaro sarebbe stato versato tra il 2016 e l’inizio del 2017, in un arco temporale precedente all’eventuale iscrizione nel registro degli indagati, e giustificato con spese legali che, come concordano gli stessi protagonisti, non sarebbero mai state sostenute. È proprio su questo punto che emergono versioni divergenti e accuse reciproche.
A verbale, Simone Grassi ammette senza ambiguità: “Ho intascato 15 mila euro a testa senza aver fatto nulla”. Una dichiarazione che apre uno squarcio sulla gestione delle somme, accompagnata da un ricordo marginale dell’attività svolta: “aver fatto la foto delle scarpe di Andrea che ho fattorecapitare a Quarto grado”. Nella sua ricostruzione, sarebbe stato Massimo Lovati a stabilire l’entità complessiva della cifra, pari a 45mila euro, con modalità di consegna in contanti da parte della famiglia Sempio, successivamente suddivisi tra i tre professionisti.
Una versione che Lovati contesta, ribaltando la prospettiva davanti ai magistrati. Il legale sostiene infatti che il denaro venisse inizialmente incassato dai colleghi, spiegando: “dopodiché mi chiamavano, mi recavo al loro studio e prendevo il denaro”. Una ricostruzione che però non convince Federico Soldani, il quale punta il dito proprio contro Lovati, affermando: “Fu Lovati a insistere che venissero erogati in contanti”.
Parallelamente, i pubblici ministeri stanno approfondendo un ulteriore elemento ritenuto anomalo: il possesso, da parte di Sempio, dell’esposto presentato dalla difesa di Alberto Stasi quando l’atto risultava ancora secretato e prima che fosse notificato un avviso di garanzia. Una circostanza che solleva interrogativi sulla possibile circolazione indebita di atti riservati. A questo proposito, Lovati ha dichiarato di aver ottenuto il documento da un giornalista oggi deceduto, una spiegazione che non ha convinto gli inquirenti, anche alla luce della presenza del timbro della Procura generale di Milano sugli atti.
L’indagine per corruzione della procura di Brescia, che vede tra gli indagati anche l’ex pm Mario Venditti e Giuseppe Sempio, padre di Andrea, si muove dunque lungo due direttrici: da un lato la gestione dei compensi in nero ai legali, dall’altro la possibile fuga di notizie coperte da segreto. Un intreccio che riporta al centro dell’attenzione giudiziaria uno dei casi più discussi della cronaca italiana recente. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
