Garlasco, foto illegali scattate in Procura la Vigilia di Natale: “Atti d’indagine, li giravano a Sempio”

Nuove ombre sul caso Garlasco: tra sospetti di corruzione e fughe di notizie, le indagini riaprono interrogativi sulla gestione degli atti e sulla trasparenza dell’inchiesta che coinvolse Andrea Sempio.

La Procura di Brescia si avvia alla chiusura di un filone delicato e potenzialmente dirompente sul piano giudiziario: quello per corruzione in atti giudiziari che coinvolge l’ex pubblico ministero di Pavia Mario Venditti e Giuseppe Sempio, padre di Andrea Sempio. Al centro dell’inchiesta, la presunta compravendita di un provvedimento chiave, ovvero l’archiviazione ottenuta nel 2017 da Andrea Sempio, all’epoca indagato per la prima volta per l’omicidio di Chiara Poggi. Secondo i magistrati bresciani, il padre dell’indagato avrebbe pagato per favorire quell’esito, poi effettivamente concretizzatosi.

Parallelamente, la Procura di Pavia ha depositato il 7 maggio scorso gli atti relativi all’ultima indagine – la terza – su Andrea Sempio, durata circa un anno e mezzo. Nelle prime pagine dell’informativa dei carabinieri emergono anomalie rilevanti nel lavoro svolto tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017, un periodo cruciale che coincide con la riapertura delle indagini sulla base delle consulenze tecniche della difesa di Alberto Stasi. Proprio da queste relazioni era emersa la presenza del DNA di Sempio sulle unghie di Chiara Poggi, in contrasto con la perizia super partes del 2014.

Uno degli interrogativi principali riguarda la disponibilità anticipata e ritenuta illegittima di atti coperti da segreto. Gli avvocati di Sempio, già a gennaio 2017, risultavano in possesso dell’esposto presentato dai difensori di Stasi, contenente gli elementi tecnici che avevano dato impulso alla nuova indagine. Tuttavia, l’indagato ricevette la notifica dell’interrogatorio in Procura solo il 10 febbraio 2017, e appena due giorni prima. Da qui il dubbio investigativo: come poteva la difesa conoscere nel dettaglio le accuse e disporre delle consulenze prima della formale comunicazione?

Secondo la versione della difesa, tali informazioni erano già trapelate sulla stampa e dunque circolavano pubblicamente. Ma l’informativa dei carabinieri suggerisce una possibile spiegazione alternativa, ben più inquietante, che porta all’attenzione la figura di Maurizio Pappalardo, all’epoca luogotenente dei carabinieri e comandante del Nucleo informativo provinciale di Pavia.

Gli accertamenti, condotti anche attraverso una copia forense del cellulare dell’ufficiale, si concentrano su quanto accaduto la vigilia di Natale del 2016, ovvero il giorno successivo all’iscrizione di Sempio nel registro degli indagati. Nonostante risultasse assente dal servizio per permesso legato alla legge 104, Pappalardo si trovava all’interno della Procura di Pavia. A dimostrarlo sarebbero tre fotografie scattate tra le 10.27 e le 10.28, corredate da dati di geolocalizzazione compatibili con gli uffici giudiziari.

Il contenuto di quelle immagini rappresenta uno degli elementi più critici dell’intera vicenda. Come si legge negli atti, si tratterebbe di “parte del contenuto delle famose ‘carte’ che costituivano il fascicolo”, documenti dunque coperti da segreto investigativo. Gli investigatori sottolineano che ciò “francamente inquieta”, aprendo uno scenario in cui materiale riservato potrebbe essere stato fotografato e potenzialmente diffuso.

Sentito più volte negli ultimi mesi, Pappalardo avrebbe risposto con un ripetuto “non ricordo”, senza fornire chiarimenti definitivi sulla sua presenza in Procura né sull’origine e la destinazione delle immagini. Gli inquirenti si interrogano quindi sulla possibilità che possa essere stato tra coloro che hanno consentito ad Andrea Sempio, o almeno alla sua difesa, di entrare in possesso in anticipo degli atti d’indagine.

Un ulteriore elemento rafforza i sospetti. Il 30 dicembre 2016, pochi giorni dopo gli scatti fotografici, l’ex generale Luciano Garofano venne incaricato da Andrea Sempio di redigere una consulenza tecnica difensiva proprio in risposta a quella prodotta dai legali di Stasi. Il documento di Pasquale Linarello, consulente della difesa di Stasi, risultava già nelle mani dei legali di Sempio il 13 gennaio 2017. Un passaggio temporale significativo, poiché antecedente alla notifica ufficiale dell’interrogatorio e dunque alla formale conoscenza dell’indagine da parte dell’indagato.

L’insieme di questi elementi delinea un quadro complesso, in cui si intrecciano ipotesi di fuga di notizie, accesso illecito ad atti riservati e possibili condotte corruttive. Mentre la Procura di Brescia si prepara a tirare le somme sul fronte delle responsabilità penali legate all’archiviazione del 2017, resta aperto il nodo delle anomalie investigative emerse a Pavia, che potrebbero avere inciso in modo determinante sull’evoluzione del caso. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!