Meteo, Grandine sempre più grande: il Nord Italia è l’epicentro europeo degli eventi estremi

I temporali diminuiscono leggermente, ma diventano molto più violenti: nel Nord Italia la probabilità che producano chicchi oltre i 5 centimetri è cresciuta del 79% in 74 anni.

Una nuova ricerca ricostruisce 74 anni di grandinate mondiali e lancia un segnale netto: nel Nord Italia i temporali risultano leggermente meno frequenti, ma cresce in modo impressionante la loro capacità di produrre chicchi superiori ai 5 centimetri.

Le grandinate potrebbero diventare meno numerose, ma decisamente più violente e distruttive. È questo il dato più significativo che emerge da uno studio internazionale dedicato agli eventi con grandine di grandi dimensioni, pubblicato sulla rivista scientifica Nature Geoscience. La ricerca ha ricostruito l’andamento globale delle grandinate caratterizzate da chicchi con un diametro di almeno 5 centimetri, analizzando il periodo compreso tra il 1950 e il 2023.

Il quadro che emerge non è uniforme. In alcune zone del pianeta le grandinate più violente stanno diminuendo, mentre in altre diventano più frequenti. L’Europa è il continente nel quale l’aumento appare più esteso e statisticamente significativo, con il Nord Italia che si distingue come l’area dove la crescita risulta più marcata a livello mondiale.

Il Nord Italia è il principale punto critico europeo

Lo studio, coordinato da Francesco Battaglioli e realizzato con il contributo di ricercatori dell’European Severe Storms Laboratory, dell’Università Adam Mickiewicz di Poznań e di Munich Re, individua nell’Italia settentrionale il principale “hotspot” europeo della grandine gigante.

Tra il 1950 e il 2023, proprio sulle regioni del Nord è stato rilevato il più forte incremento globale nella frequenza degli eventi con chicchi di almeno 5 centimetri, con una crescita che raggiunge localmente 0,03 episodi per decennio. Può sembrare un valore contenuto, ma deve essere confrontato con la rarità di fenomeni così estremi e con la loro capacità di interessare superfici relativamente ristrette. In termini climatici, si tratta dunque di un cambiamento molto rilevante.

La zona più esposta comprende soprattutto la Pianura Padana e le aree prossime all’arco alpino, dove durante la stagione calda possono sovrapporsi grandi quantità di umidità nei bassi strati, forte instabilità atmosferica e marcate variazioni del vento con la quota. È una combinazione particolarmente favorevole alla formazione di temporali organizzati e supercelle, capaci di mantenere a lungo i chicchi all’interno delle correnti ascendenti e di farli crescere fino a dimensioni eccezionali.

Milano è stata utilizzata nello studio come località rappresentativa dell’Italia settentrionale. Negli ultimi due decenni, la frequenza stimata della grandine molto grande nell’area milanese è rimasta costantemente sopra la media dell’intero periodo 1950-2023. Gli anni compresi tra il 2021 e il 2023 sono risultati i più attivi della serie analizzata.

Meno temporali, ma molto più capaci di produrre grandine gigante

Il risultato più sorprendente riguarda la trasformazione delle caratteristiche dei temporali. Secondo la ricostruzione, nel Nord Italia la probabilità complessiva di avere un temporale è leggermente diminuita, con una flessione stimata del 6,3%. Allo stesso tempo, però, la probabilità che un temporale riesca a produrre grandine di almeno 5 centimetri è aumentata del 79,1%.

In altre parole, non significa che ogni anno debbano necessariamente verificarsi più temporali o più grandinate in senso assoluto. Il segnale individuato dagli studiosi indica piuttosto che, quando l’atmosfera riesce a generare un temporale, quell’evento ha oggi maggiori possibilità di diventare intenso e di produrre chicchi molto grandi.

Considerando insieme tutti i parametri atmosferici esaminati, il cambiamento delle condizioni favorevoli alla grandine gigante sul Nord Italia raggiunge il 72,8%. È un dato che aiuta a spiegare perché, pur senza assistere necessariamente a un aumento continuo del numero totale dei temporali, negli ultimi anni siano stati osservati episodi sempre più estremi.

Perché il riscaldamento favorisce i temporali più violenti

Un’atmosfera più calda può contenere una quantità maggiore di vapore acqueo. Questa energia potenziale, quando intervengono aria più fredda in quota, convergenze dei venti o il passaggio di una perturbazione, può essere liberata rapidamente all’interno delle nubi temporalesche. Il risultato è un aumento dell’instabilità e la possibile formazione di correnti ascendenti molto potenti.

I chicchi di grandine si sviluppano nelle parti più fredde del cumulonembo, dove le goccioline d’acqua sopraffusa congelano attorno a piccoli nuclei di ghiaccio. Se le correnti ascendenti sono sufficientemente forti, impediscono ai chicchi di cadere immediatamente e li trasportano più volte nelle zone della nube ricche di acqua sopraffusa. A ogni passaggio si aggiunge un nuovo strato di ghiaccio, fino a quando il peso del chicco supera la forza che lo mantiene sospeso.

Per produrre grandine con diametri superiori ai 5 centimetri servono correnti ascendenti particolarmente intense, spesso associate alle supercelle. Un maggiore contenuto di umidità nei bassi strati e una più elevata instabilità possono quindi alimentare temporali più vigorosi, capaci di sostenere chicchi sempre più pesanti.

Gli autori hanno rilevato che l’Europa, e in particolare l’Europa meridionale, è l’unica grande regione mondiale dove l’aumento della temperatura media presenta una correlazione significativa con la crescita della frequenza della grandine molto grande. Nell’area mediterranea questa relazione raggiunge valori particolarmente elevati.

Il precedente drammatico dell’estate 2023

La portata del rischio è diventata evidente durante l’estate del 2023, quando una lunga sequenza di temporali estremi investì il Nord Italia. Nel mese di luglio furono segnalate grandinate con chicchi enormi in Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna, con danni gravissimi a edifici, automobili, coltivazioni, impianti fotovoltaici e infrastrutture.

Il 24 luglio 2023, ad Azzano Decimo, in provincia di Pordenone, fu documentato un chicco con un diametro di 19 centimetri, considerato un record europeo. Quell’episodio arrivò dopo un altro chicco di 16 centimetri rilevato pochi giorni prima a Carmignano di Brenta, nel Padovano.

Secondo lo studio, il 2023 rappresenta l’anno con la più alta frequenza stimata di grandine molto grande tanto in Europa quanto negli Stati Uniti. Sul solo Nord Italia, gli eventi di quell’estate provocarono perdite economiche valutate complessivamente intorno ai 6 miliardi di dollari, una cifra senza precedenti per questo tipo di fenomeno nel nostro Paese.

La soglia dei 5 centimetri è particolarmente importante perché oltre queste dimensioni aumenta rapidamente la capacità della grandine di danneggiare tetti, finestre, veicoli e strutture esposte. Anche chicchi più piccoli possono devastare le coltivazioni, ma quelli molto grandi possiedono un’energia cinetica sufficiente a provocare danni strutturali e a rappresentare un pericolo diretto per le persone.

Una ricostruzione basata su oltre 80 miliardi di profili atmosferici

Per ottenere una climatologia globale della grandine gigante, i ricercatori hanno analizzato oltre 80 miliardi di profili atmosferici relativi al periodo 1950-2023. È stato utilizzato il modello statistico AR-CHaMo, applicato alle rianalisi ERA5, che ricostruiscono le condizioni dell’atmosfera combinando osservazioni storiche, misurazioni meteorologiche e modelli numerici.

Il sistema ha assegnato una probabilità di grandine molto grande a ogni punto di una griglia con una risoluzione di 0,25 gradi, prendendo in considerazione intervalli di tre ore. Tra i parametri utilizzati figurano l’instabilità atmosferica, l’umidità, l’altezza della base delle nubi e il wind shear, cioè la variazione della velocità e della direzione del vento salendo di quota.

Il modello è stato addestrato utilizzando oltre cinque milioni di rilevazioni di fulmini e più di 4.500 segnalazioni di grandine raccolte in Europa, Stati Uniti e Australia. Le rianalisi non simulano direttamente i chicchi, ma permettono di riconoscere le configurazioni atmosferiche che rendono più probabile la loro formazione.

Le grandinate giganti non aumentano ovunque

A livello globale, il luogo con la più alta frequenza media di grandine superiore ai 5 centimetri rimane il Nord dell’Argentina, seguito dalla fascia di confine tra Uruguay, Paraguay e Brasile meridionale. Altre aree particolarmente esposte sono le Grandi Pianure degli Stati Uniti e alcune zone del Sudafrica.

La tendenza nel tempo, tuttavia, racconta una storia diversa. Nell’Argentina settentrionale e in buona parte dell’emisfero australe, gli eventi con grandine molto grande stanno diminuendo. Nella zona di Mendoza, per esempio, quasi tutti gli anni successivi al 2006 hanno registrato valori inferiori alla media storica. La riduzione viene collegata a una minore disponibilità di umidità negli strati medi dell’atmosfera e a un calo dell’instabilità.

Questo dimostra che non esiste una relazione automatica e identica in tutto il mondo tra aumento delle temperature e crescita delle grandinate estreme. Se il riscaldamento è accompagnato da una forte diminuzione dell’umidità, l’atmosfera può diventare meno favorevole allo sviluppo dei temporali. Dove invece crescono contemporaneamente calore, vapore acqueo e instabilità, come sta accadendo in diverse parti d’Europa, il potenziale per eventi violenti può aumentare.

Danni in crescita e città sempre più vulnerabili

Negli ultimi trent’anni gli eventi con perdite economiche causate dalla grandine sono aumentati in Europa, negli Stati Uniti e in Australia. Le ragioni, però, cambiano da una regione all’altra. In Europa l’incremento dei danni appare strettamente collegato alla crescita della frequenza delle grandinate con chicchi molto grandi.

Negli Stati Uniti e in Australia, invece, l’aumento delle perdite dipende soprattutto dalla maggiore esposizione economica: più abitazioni, automobili, capannoni, serre e impianti tecnologici si trovano nelle zone interessate dai temporali. Anche in assenza di una marcata crescita meteorologica del fenomeno, un singolo evento può quindi colpire beni di valore molto superiore rispetto al passato.

Per il Nord Italia il problema assume una particolare rilevanza. La Pianura Padana è una delle aree più densamente popolate e industrializzate d’Europa, con una concentrazione elevatissima di edifici, veicoli, coltivazioni intensive e infrastrutture. Una grandinata di pochi minuti può così trasformarsi in una catastrofe economica, soprattutto quando colpisce una città o un distretto produttivo.

Lo studio evidenzia quindi la necessità di adeguare sistemi di allerta, pianificazione urbana e standard costruttivi a un rischio che sta cambiando rapidamente. Coperture più resistenti, protezioni per pannelli solari e coltivazioni, parcheggi riparati e avvisi tempestivi possono ridurre almeno in parte le conseguenze. La grandine gigante resta un fenomeno localizzato e difficile da prevedere con grande anticipo, ma i dati mostrano che nel Nord Italia non può più essere considerata un’eventualità eccezionale. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!