Misteri e Curiosità dell’Equinozio d’Autunno, dai Miti dell’Antica Grecia ai Templi Megalitici

Dalle ombre di Chichén Itzá alla luce che attraversa i templi di Malta, l’equinozio custodisce tracce di conoscenze antichissime, ma non tutti i suoi misteri raccontano la storia che immaginiamo.

L’equinozio d’autunno è uno dei momenti astronomici più affascinanti dell’anno, un passaggio che per millenni ha scandito raccolti, cerimonie religiose e calendari, ispirando racconti di divinità discese nel mondo dei morti, misteriosi allineamenti di pietra e riti dedicati agli antenati. Attorno a questo evento continuano però a circolare numerose convinzioni sbagliate, a cominciare dall’idea che il giorno e la notte abbiano esattamente la stessa durata in ogni luogo della Terra.

Quando cade l’equinozio d’autunno 2026

Nel 2026 l’equinozio d’autunno si verificherà mercoledì 23 settembre alle ore 02:05 italiane, corrispondenti alle 00:05 del Tempo Coordinato Universale. In quell’istante il Sole, nel suo movimento apparente lungo la volta celeste, attraverserà l’equatore celeste passando dall’emisfero boreale a quello australe.

Per l’emisfero settentrionale inizierà così l’autunno astronomico, mentre nell’emisfero meridionale avrà inizio la primavera. Contrariamente a quanto si pensa, l’equinozio non occupa un’intera giornata, ma corrisponde a un momento astronomico preciso, determinato dalla posizione della Terra lungo la sua orbita intorno al Sole.

Il primo falso mito: giorno e notte non durano esattamente dodici ore

La parola “equinozio” deriva dal latino aequinoctium, formato da aequus, uguale, e nox, notte, ma il significato del termine può trarre in inganno. Nel giorno dell’equinozio, infatti, luce e oscurità non durano esattamente dodici ore ciascuna.

La differenza dipende innanzitutto dalla rifrazione atmosferica, che rende il Sole visibile quando geometricamente si trova ancora poco sotto l’orizzonte, anticipandone la comparsa al mattino e ritardandone la scomparsa alla sera. Nel calcolo dell’alba e del tramonto, inoltre, si considera il bordo superiore del disco solare e non il suo centro.

La giornata nella quale luce e buio raggiungono una durata più vicina alle dodici ore viene chiamata “equilux” e cade generalmente alcuni giorni dopo l’equinozio d’autunno, con una data differente a seconda della latitudine.

Perché l’equinozio non cade sempre il 21 settembre

Un’altra convinzione molto diffusa vuole che l’autunno inizi invariabilmente il 21 settembre, ma l’equinozio può verificarsi il 22 oppure il 23 settembre e, in circostanze molto più rare, anche in date leggermente diverse.

La ragione è legata al fatto che la Terra non completa la propria orbita in esattamente 365 giorni, bensì in circa 365 giorni e sei ore. Il calendario civile deve quindi compensare progressivamente questo scarto attraverso gli anni bisestili, facendo oscillare la data e l’orario degli equinozi.

Le stagioni astronomiche, inoltre, non hanno tutte la stessa durata, perché l’orbita terrestre è ellittica e la velocità del pianeta varia nel corso dell’anno. Per questo motivo l’autunno boreale non costituisce una suddivisione perfettamente simmetrica dell’anno solare.

Il mito greco di Persefone e il ritorno nel mondo sotterraneo

Nell’antica Grecia il ciclo delle stagioni trovava una delle sue rappresentazioni più potenti nel mito di Demetra e Persefone. Secondo il racconto, Persefone venne rapita da Ade e condotta nel regno dei morti, provocando la disperazione di Demetra, dea dell’agricoltura e della fertilità della terra.

Mentre cercava la figlia, Demetra rese sterili i campi e impedì alla vegetazione di crescere, costringendo Zeus a intervenire. Persefone, tuttavia, aveva mangiato alcuni chicchi di melagrana nel mondo sotterraneo e non poteva più abbandonarlo definitivamente. Fu quindi stabilito che avrebbe trascorso una parte dell’anno con la madre e un’altra accanto ad Ade.

Il ritorno di Persefone nell’oltretomba venne associato al progressivo spegnersi della natura, mentre la sua riunione con Demetra rappresentava il risveglio della vegetazione. Il mito non descriveva scientificamente l’equinozio, ma traduceva in una narrazione religiosa il ciclo agricolo e l’alternanza tra fertilità e riposo della terra.

A questo racconto erano collegati anche i Misteri Eleusini, cerimonie segrete celebrate a Eleusi e dedicate a Demetra e Persefone. Gli iniziati erano obbligati al silenzio e ancora oggi molti dettagli dei rituali rimangono sconosciuti, alimentando uno dei più affascinanti misteri religiosi del mondo antico.

I Romani, i raccolti e il mese di settembre

I Romani ereditarono e trasformarono numerosi culti greci, identificando Demetra con Cerere e Persefone con Proserpina. La fine dell’estate e l’ingresso nella stagione autunnale coincidevano con una fase decisiva del calendario agricolo, durante la quale venivano raccolti e conservati cereali, uva, frutta e altri prodotti destinati ad affrontare l’inverno.

Settembre conservò nel proprio nome il ricordo dell’antico calendario romano, nel quale rappresentava il settimo mese dell’anno, prima che gennaio e febbraio fossero collocati all’inizio del ciclo annuale. Sebbene non esistesse una singola festa romana equivalente alle moderne celebrazioni dell’equinozio, quel periodo era costellato da ricorrenze agricole e religiose legate alla fertilità, alla vendemmia e alla protezione delle scorte.

L’equinozio nell’antica India

Nella tradizione astronomica indiana l’equinozio era conosciuto attraverso il concetto di Vishuva, il momento nel quale il Sole attraversa l’equatore celeste. Gli astronomi indiani studiarono con grande attenzione il movimento apparente del Sole, i solstizi, gli equinozi e le variazioni stagionali, sviluppando sistemi calendari estremamente complessi.

Il periodo autunnale, chiamato Sharad, possiede ancora oggi un profondo valore religioso e culturale, ma sarebbe scorretto far coincidere automaticamente le principali festività indiane con l’equinozio astronomico. Celebrazioni come Navaratri, dedicate alle diverse manifestazioni della dea, oppure il periodo di Pitru Paksha, riservato al ricordo degli antenati, seguono calendari lunisolari e possono cadere in giorni differenti da un anno all’altro.

Nell’India antica l’osservazione del cielo non era separata dalla vita religiosa e agricola, poiché la posizione del Sole e della Luna aiutava a determinare il momento delle semine, dei raccolti e delle cerimonie. L’equinozio rappresentava quindi soprattutto un punto di equilibrio cosmico all’interno di un sistema molto più ampio.

Angkor Wat e il Sole che sorge sopra la torre centrale

Uno degli spettacoli più suggestivi legati agli equinozi può essere osservato ad Angkor Wat, in Cambogia, il grande complesso monumentale costruito nel XII secolo e originariamente consacrato al dio Vishnu. In prossimità dell’equinozio, osservando il tempio da determinati punti del viale occidentale, il Sole nascente appare sopra la torre centrale.

Il fenomeno richiama ogni anno visitatori e fotografi, ma il suo significato originario continua a essere discusso. L’architettura di Angkor Wat possiede certamente una forte dimensione cosmologica, con le torri che richiamano il Monte Meru, centro dell’universo nella tradizione induista, ma non tutti gli allineamenti osservabili devono necessariamente essere interpretati come calendari astronomici progettati intenzionalmente.

I Maya e il serpente di luce di Chichén Itzá

Tra le immagini più celebri associate agli equinozi c’è quella del serpente piumato che sembra scendere lungo la scalinata della piramide di Kukulkán, conosciuta anche come El Castillo, nel sito maya di Chichén Itzá, in Messico.

Nel tardo pomeriggio, intorno ai giorni degli equinozi, il Sole proietta sul lato della scalinata settentrionale una successione di ombre triangolari che sembrano collegarsi alla grande testa di serpente scolpita alla base del monumento. L’effetto viene interpretato come la discesa simbolica di Kukulkán, divinità legata al serpente piumato, al vento e al rinnovamento.

Nonostante la straordinaria precisione astronomica raggiunta dalla civiltà maya, rimane aperto il dibattito sul fatto che l’effetto sia stato progettato espressamente per identificare l’equinozio oppure rappresenti un fenomeno visibile per diversi giorni attorno a quella data. La suggestione è autentica, ma alcune interpretazioni moderne potrebbero avere accentuato una precisione che il monumento non possiede realmente.

Il significato dell’equinozio per le civiltà precolombiane

Per i Maya l’osservazione del cielo era essenziale per organizzare le attività agricole, stabilire le ricorrenze religiose e legittimare il potere delle classi sacerdotali e politiche. Il movimento del Sole, le fasi di Venere e i cicli lunari venivano studiati con un’accuratezza sorprendente, mentre gli edifici cerimoniali potevano essere orientati verso particolari punti dell’orizzonte.

Anche altre civiltà mesoamericane elaborarono complessi calendari solari, sebbene non tutti gli orientamenti architettonici fossero rivolti precisamente verso gli equinozi. In molti casi risultavano più importanti le date collegate alla semina del mais, all’inizio delle piogge oppure alle apparizioni di determinate stelle.

I templi megalitici di Malta

Tra i monumenti preistorici maggiormente legati all’osservazione del Sole figurano i templi megalitici di Mnajdra, sull’isola di Malta, costruiti migliaia di anni prima delle piramidi classiche d’Egitto.

Nel tempio meridionale la luce dell’alba assume posizioni differenti durante l’anno. In prossimità degli equinozi, i raggi solari penetrano attraverso l’ingresso principale e illuminano l’asse centrale della struttura, mentre nei giorni dei solstizi raggiungono zone laterali accuratamente determinate.

Questo orientamento suggerisce che i costruttori possedessero una conoscenza approfondita del ciclo annuale del Sole. Non sappiamo tuttavia se il complesso servisse come vero calendario, come luogo cerimoniale oppure se le osservazioni astronomiche fossero parte di rituali dei quali si è perduto ogni ricordo.

Stonehenge era davvero un tempio dell’equinozio?

Stonehenge viene spesso associato genericamente a equinozi, solstizi e antichi culti solari, ma il suo orientamento principale riguarda soprattutto il sorgere del Sole al solstizio d’estate e il tramonto al solstizio d’inverno.

Non esistono prove sufficienti per affermare che il monumento britannico sia stato costruito specificamente per celebrare l’equinozio d’autunno. La sua funzione potrebbe essere cambiata nel corso dei secoli e avere incluso cerimonie religiose, riunioni comunitarie e culti collegati agli antenati.

Anche il nome “Mabon”, oggi frequentemente utilizzato per indicare una festa pagana dell’equinozio autunnale, non appartiene a un’antichissima celebrazione celtica documentata. Il termine è stato introdotto nel Novecento negli ambienti neopagani, prendendo ispirazione da Mabon ap Modron, personaggio della mitologia gallese, ma non dimostra l’esistenza di una festa equinoziale celtica con quel nome.

Newgrange e il falso collegamento con l’equinozio

Un equivoco analogo riguarda Newgrange, il grande monumento neolitico irlandese. Sebbene venga talvolta inserito negli elenchi dei luoghi dedicati all’equinozio, il suo celebre allineamento riguarda il solstizio d’inverno.

All’alba dei giorni vicini al solstizio, un raggio di Sole attraversa un’apertura posta sopra l’ingresso e raggiunge la camera interna, illuminandola per alcuni minuti. Il fenomeno non coincide quindi con l’equinozio autunnale, ma testimonia quanto fosse importante per le comunità preistoriche riconoscere il momento in cui le giornate smettevano di accorciarsi e la luce cominciava simbolicamente a rinascere.

Il Giappone e i giorni dedicati agli antenati

In Giappone i giorni prossimi agli equinozi di primavera e d’autunno sono legati all’Higan, un periodo di tradizione buddhista durante il quale molte famiglie visitano le tombe, puliscono i monumenti funerari e ricordano i propri antenati.

Il tramonto esattamente a ovest assume un significato simbolico, perché quella direzione viene associata alla Terra Pura del Buddha Amida. L’equilibrio tra luce e oscurità diventa così un’immagine del passaggio dalla condizione terrena verso una dimensione spirituale.

Ancora oggi l’equinozio d’autunno è una festività nazionale giapponese, chiamata Shūbun no Hi, dedicata al ricordo dei defunti e al rispetto per coloro che hanno vissuto prima di noi.

In Cina non era l’equinozio la principale festa d’autunno

La Festa di Metà Autunno cinese viene spesso confusa con una celebrazione dell’equinozio, ma le due ricorrenze non coincidono necessariamente. La festa segue il calendario lunare e cade il quindicesimo giorno dell’ottavo mese, quando la Luna piena diventa simbolo di unità familiare, abbondanza e ricongiungimento.

L’antica astronomia cinese conosceva comunque l’equinozio, chiamato Qiūfēn, considerandolo uno dei ventiquattro termini solari utilizzati per dividere l’anno e orientare le attività agricole. Il termine indica il punto centrale dell’autunno tradizionale cinese, non il suo inizio, perché quel sistema stagionale anticipa di diverse settimane la scansione astronomica occidentale.

Le uova rimangono in equilibrio soltanto durante l’equinozio?

Una delle curiosità più diffuse sostiene che durante l’equinozio sia possibile mantenere un uovo in posizione verticale grazie a un particolare equilibrio delle forze gravitazionali. Non esiste però alcun effetto astronomico capace di rendere l’impresa più semplice in quella giornata.

Con pazienza, una superficie sufficientemente regolare e un uovo dal guscio adatto, l’esperimento può riuscire in qualsiasi momento dell’anno. La gravità del Sole e della Luna non cambia improvvisamente durante l’equinozio e non produce condizioni speciali sugli oggetti appoggiati sulla superficie terrestre.

Davvero il Sole sorge esattamente a est?

In prossimità dell’equinozio il Sole sorge molto vicino al punto cardinale est e tramonta vicino all’ovest, ma l’affermazione deve essere interpretata con cautela. Il risultato può variare leggermente a causa della posizione geografica dell’osservatore, dell’altitudine, del profilo dell’orizzonte e della rifrazione atmosferica.

Il fenomeno resta comunque uno strumento naturale sorprendentemente efficace per comprendere l’orientamento degli edifici antichi. Osservando il punto in cui nasce o scompare il Sole, le comunità del passato potevano individuare date importanti senza disporre di orologi o strumenti moderni.

Perché l’equinozio continua ad affascinarci

L’equinozio d’autunno segna l’inizio della metà più buia dell’anno nell’emisfero settentrionale, quando le notti diventano progressivamente più lunghe delle giornate e la natura si prepara al riposo invernale. Per le società agricole questo passaggio rappresentava contemporaneamente abbondanza e inquietudine: i raccolti riempivano i magazzini, ma il freddo e l’oscurità tornavano a minacciare la comunità.

È proprio questa doppia natura ad avere trasformato l’equinozio in un simbolo universale di equilibrio, cambiamento e confine tra mondi differenti. Dietro templi, miti e antichi rituali rimane così una domanda che attraversa migliaia di anni di storia: quanto conoscevano realmente il cielo le civiltà del passato e quanti dei loro segreti devono ancora essere scoperti? Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!