El Niño ha raggiunto livelli record: “Conseguenze estreme per il pianeta nei prossimi mesi”

Il Pacifico continua a scaldarsi e il momento decisivo deve ancora arrivare: sarà proprio il prossimo inverno a mostrare fin dove potrà spingersi questo El Niño senza precedenti.

El Niño ha raggiunto una forza eccezionale nel Pacifico equatoriale e continua a intensificarsi con una rapidità che sta attirando l’attenzione dei principali centri climatici internazionali. Il fenomeno non ha ancora toccato il proprio apice, atteso tra novembre 2026 e gennaio 2027, ma i valori registrati e le proiezioni indicano già uno degli episodi più potenti osservati dall’inizio delle rilevazioni moderne.

Temperature del Pacifico oltre ogni precedente

Nella regione Niño 3.4, utilizzata per misurare l’intensità del fenomeno, l’anomalia termica settimanale ha raggiunto a metà settembre circa +2,5°C rispetto alla media, superando nettamente la soglia di +0,8°C adottata per identificare El Niño. Il riscaldamento non interessa soltanto la superficie oceanica: anche l’atmosfera mostra ormai una risposta pienamente sviluppata, con alisei indeboliti o localmente invertiti, maggiore attività temporalesca sul Pacifico centrale e orientale e una sensibile riduzione della nuvolosità tra Indonesia e Australia settentrionale.

Le simulazioni climatiche prevedono un ulteriore aumento delle temperature oceaniche durante l’autunno boreale, con la maggior parte dei modelli che indica un possibile picco superiore a +3°C. Alcuni scenari estremi arrivano fino a +4°C entro dicembre, un valore che collocherebbe l’evento oltre tutti gli episodi registrati dal 1950. Le previsioni a diversi mesi conservano inevitabilmente un margine d’errore, ma la possibilità che El Niño raggiunga una categoria eccezionalmente intensa è ormai considerata concreta.

Siccità, alluvioni e tempeste: le aree più esposte

Le conseguenze non saranno uniformi, perché El Niño modifica la circolazione atmosferica globale spostando le fasce delle precipitazioni e alterando la traiettoria delle grandi perturbazioni. Tra ottobre 2026 e i primi mesi del 2027 aumenterà il rischio di siccità in Indonesia, Malaysia, Filippine, India e in parte dell’Australia, dove la riduzione delle piogge potrà aggravare gli incendi, diminuire le riserve idriche e mettere sotto pressione le produzioni agricole.

Nel Pacifico centrale e lungo la costa occidentale del Sud America crescerà invece la probabilità di piogge molto abbondanti, alluvioni improvvise e frane, con particolare attenzione a Perù ed Ecuador. Condizioni più umide del normale potranno interessare anche la California e gli Stati Uniti meridionali durante l’inverno, mentre sul Pacifico occidentale un oceano eccezionalmente caldo potrebbe fornire maggiore energia ai cicloni tropicali.

Gli effetti potranno estendersi anche all’Africa orientale, dove sono possibili precipitazioni superiori alla media, mentre l’Africa australe e alcune zone dell’America centrale rischiano periodi prolungati di siccità. Le ripercussioni più serie potrebbero riguardare l’agricoltura, con possibili cali nella produzione di riso, cacao, caffè, zucchero e olio di palma, oltre a nuove pressioni sui prezzi alimentari internazionali.

Cosa può cambiare in Europa e in Italia

Il legame tra El Niño e il tempo europeo è meno diretto rispetto a quello osservato nelle regioni che si affacciano sul Pacifico. Durante l’inverno 2026-2027 il fenomeno potrebbe comunque influenzare la corrente a getto, la posizione delle depressioni atlantiche e la distribuzione delle anomalie termiche e pluviometriche sul continente.

Per l’Italia non esiste una conseguenza automatica né una previsione univoca: molto dipenderà dall’interazione tra Atlantico, Mediterraneo, vortice polare e circolazione stratosferica. Un El Niño di questa intensità rappresenta però un importante elemento di disturbo per l’intero sistema climatico e potrebbe favorire alternanze più marcate tra fasi miti, irruzioni fredde e periodi perturbati. Indicazioni più precise sulle singole regioni italiane saranno possibili soltanto avvicinandosi all’inverno, quando sarà più chiaro il comportamento della circolazione atmosferica europea.

Le previsioni meteo vengono elaborate a partire dai dati forniti dai modelli internazionali ECMWF e GFS, successivamente verificati e interpretati dalla redazione di www.newsroomitalia.it