Sulle Alpi la neve è già comparsa alle quote più alte, ma manca ancora una nevicata capace di lasciare il segno su più settori della catena montuosa. Dopo un’estate molto calda e un settembre nel quale l’alta pressione ha spesso ostacolato l’arrivo delle perturbazioni, l’attenzione si sposta sull’inizio di ottobre: le ultime simulazioni mostrano la possibilità di un peggioramento accompagnato da aria più fredda, precipitazioni diffuse e un abbassamento della quota neve. Per chi guarda alle montagne, il punto è capire se i fiocchi riusciranno a scendere oltre le cime più elevate e a raggiungere anche alcune valli e i principali passi alpini.
Lo scenario prende forma attorno a un vortice freddo che potrebbe scendere sull’Europa centrale e successivamente avvicinarsi al Nord Italia. Sarebbe la sua posizione a determinare la distribuzione delle precipitazioni: i settori alpini più esposti alle correnti in arrivo avrebbero maggiori possibilità di vedere neve, mentre pochi chilometri di differenza nella traiettoria potrebbero ridurre o spostare sensibilmente i fenomeni. Non si prospetta, dunque, un’imbiancata uniforme di tutte le Alpi, ma un episodio potenzialmente più incisivo lungo la fascia settentrionale, con effetti diversi da una valle all’altra.
Le aree da seguire con maggiore attenzione sono le vallate più settentrionali della Valle d’Aosta e l’alta Val Formazza, nel Verbano-Cusio-Ossola. Procedendo verso est, il possibile peggioramento coinvolgerebbe l’alta Valtellina e il settore dello Stelvio, per poi interessare la zona del Brennero e la Valle Aurina. La neve potrebbe raggiungere anche una parte della Val Pusteria e alcuni passi dolomitici. Si tratta di un’area ampia, ma l’intensità delle precipitazioni non sarebbe necessariamente la stessa ovunque: le vallate esposte al flusso perturbato potrebbero ricevere accumuli più consistenti, mentre altrove i fiocchi potrebbero limitarsi alle quote maggiori o comparire soltanto per poche ore.
Il limite della neve è l’altro elemento decisivo. Nella configurazione attualmente ipotizzata, le nevicate interesserebbero in generale le montagne sotto i 2.000 metri, con la possibilità di scendere temporaneamente verso i 1.600–1.700 metri nelle ore più fredde e durante le precipitazioni più intense. Questo non significa che ogni località a quella quota vedrà accumuli al suolo: temperatura, intensità dei fenomeni ed esposizione dei versanti faranno la differenza. I versanti esteri delle Alpi, dalla Svizzera tedesca al Tirolo, potrebbero ricevere nevicate più estese, mentre sul versante italiano l’ingresso dei fenomeni dipenderà in modo particolare dalla posizione assunta dal vortice.
La finestra indicata dalle proiezioni è quella tra sabato 3 e domenica 4 ottobre 2026, con particolare attenzione alla notte fra le due giornate. Se l’evoluzione venisse confermata, per le aree alpine citate si aprirebbe la possibilità di una nevicata di diversi centimetri alle quote più favorevoli; alle quote inferiori e sul resto del territorio coinvolto dal peggioramento arriverebbero invece piogge e un calo delle temperature. È questa la data da tenere d’occhio, ma non ancora quella di una nevicata certa.
La previsione riguarda infatti un episodio ancora distante circa dieci giorni e nasce da una prima proiezione modellistica: prima di definire con precisione accumuli, quota neve e vallate interessate serviranno conferme nei prossimi aggiornamenti. Il segnale di un possibile cambiamento c’è, così come ci sono zone alpine già individuabili, ma sarà l’effettiva traiettoria del vortice a stabilire quanto la neve riuscirà a spingersi sul versante italiano.
Le previsioni meteo vengono elaborate a partire dai dati forniti dai modelli internazionali ECMWF e GFS, successivamente verificati e interpretati dalla redazione di www.newsroomitalia.it
