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Sanremo, Incontro decisivo tra Rai e Comune per il Festival: cosa accadrà in caso di mancato accordo

Il 2 settembre 2025 si terrà l’incontro decisivo tra Rai e Comune di Sanremo per il futuro del Festival: risolte le divergenze economiche, resta il nodo sulla titolarità del marchio e format, con Torino e Napoli pronte come alternative.

Il futuro del Festival di Sanremo si decide in una data cruciale: il 2 settembre 2025. L’incontro tra la Rai e il Comune di Sanremo rappresenta l’ultimo tentativo per salvare la storica sede ligure della kermesse canora più importante d’Italia, dopo mesi di trattative estenuanti e di crescente tensione tra le parti. Secondo quanto emerso dalle fonti istituzionali e dalle indiscrezioni trapelate dal Sole 24 Ore, questa data potrebbe segnare una svolta definitiva per la manifestazione che dal 1951 ha trasformato la città dei fiori in capitale della musica italiana.

Le divergenze economiche, che per settimane hanno rappresentato il principale ostacolo alla firma dell’accordo, sembrano essere state in gran parte superate attraverso una complessa negoziazione che ha visto il Comune di Sanremo disposto a significative concessioni. L’amministrazione comunale guidata dal sindaco Alessandro Mager sarebbe infatti pronta a rinunciare alla controversa richiesta dell’uno per cento sugli incassi pubblicitari del Festival e ad assumersi integralmente le spese per l’accoglienza degli artisti, due punti che avevano fatto irrigidire la posizione di Viale Mazzini nelle settimane precedenti.

Tuttavia, permane un nodo giuridico fondamentale che rischia di compromettere definitivamente l’accordo: la questione della titolarità del marchio e del format del Festival di Sanremo. Il contenzioso affonda le radici nella sentenza numero 843 del 2024 del TAR Liguria, che ha dichiarato illegittimo l’affidamento diretto della manifestazione alla Rai, stabilendo che il Comune di Sanremo, in quanto titolare registrato del marchio “Festival della Canzone Italiana”, deve necessariamente ricorrere a procedure di evidenza pubblica per la concessione dei diritti di sfruttamento. La decisione del tribunale amministrativo ha creato una distinzione netta tra il marchio, di proprietà comunale, e il format televisivo, sviluppato e mantenuto dalla Rai nel corso di oltre settant’anni di storia della manifestazione.

La Rai rivendica la proprietà intellettuale del format del Festival, considerandolo inscindibilmente legato al marchio stesso e quindi non cedibile a terzi senza compromettere l’identità storica dell’evento. L’emittente di Stato sostiene che la struttura della manifestazione, con le sue cinque serate, la formula delle canzoni inedite italiane, la figura del direttore artistico che coincide con il presentatore, la scenografia caratteristica e l’intera architettura televisiva dell’evento, costituisce un patrimonio creativo sviluppato nel corso dei decenni che non può essere separato dal marchio sanremese. Dal canto suo, il Comune di Sanremo, forte della sentenza del TAR, rivendica la piena disponibilità del marchio registrato e la possibilità di concederlo in licenza secondo le procedure stabilite dalla normativa sugli appalti pubblici.

La complessa procedura di gara indetta dal Comune ha visto la Rai come unico partecipante, con un’offerta economica di 6,5 milioni di euro più l’uno per cento dei ricavi pubblicitari, che potrebbe fruttare all’amministrazione comunale oltre 32 milioni di euro nell’arco di cinque anni, considerando il contratto triennale con possibilità di proroga biennale. Nonostante questa posizione di forza apparente, le trattative si sono arenate proprio sulla definizione dei rapporti tra marchio e format, con la Rai che considera inaccettabili le condizioni poste dal bando comunale e il rischio di perdere il controllo creativo sulla manifestazione.

In caso di mancato accordo il 2 settembre, la Rai ha già predisposto un piano alternativo che prevede il trasferimento del Festival in un’altra città italiana. Le opzioni più accreditate sono Torino e Napoli, entrambe considerate in grado di offrire le infrastrutture necessarie per ospitare una manifestazione di tale complessità organizzativa e rilevanza mediatica. Torino, in particolare, ha già dimostrato la sua capacità di gestire grandi eventi musicali internazionali con l’Eurovision Song Contest 2022, disponendo dell’Inalpi Arena e degli studi Rai già collaudati per produzioni televisive di alto livello.

La scelta di Torino presenterebbe vantaggi logistici significativi per la Rai, che disporrebbe di strutture moderne e di una capacità ricettiva superiore a quella sanremese, oltre a una consolidata esperienza nella gestione di eventi di rilevanza internazionale. L’Inalpi Arena risulta libera nelle date tradizionali del Festival, tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, e offrirebbe spazi più ampi per la produzione televisiva e per l’accoglienza degli artisti e del pubblico. Anche Napoli rappresenta un’alternativa credibile, forte della sua tradizione musicale e della disponibilità di strutture moderne come la Mostra d’Oltremare nel quartiere Fuorigrotta, che potrebbe ospitare l’evento con le necessarie modifiche logistiche.

Il trasferimento del Festival avrebbe conseguenze economiche devastanti per Sanremo, che perderebbe non solo i ricavi diretti dell’evento ma anche l’indotto turistico, alberghiero e commerciale che ogni anno porta milioni di euro nelle casse locali. La città dei fiori vedrebbe compromessa la sua immagine internazionale, costruita in oltre settant’anni di storia del Festival, con ripercussioni sul settore turistico che si estenderebbero ben oltre il periodo della manifestazione. L’amministrazione comunale è consapevole di questi rischi e sta lavorando per trovare una soluzione che permetta di mantenere il Festival senza compromettere le prerogative giuridiche stabilite dal TAR Liguria.

La questione dei tempi rappresenta un ulteriore elemento di pressione nelle trattative. L’organizzazione di un evento delle dimensioni del Festival di Sanremo richiede almeno sei mesi di preparazione intensiva, dalla definizione degli aspetti logistici alla programmazione artistica, dalla predisposizione delle strutture televisive alla coordinazione con gli enti locali. Il 2 settembre rappresenta quindi una scadenza quasi invalicabile per permettere alla Rai di organizzare l’edizione 2026 secondo gli standard qualitativi che il pubblico si aspetta dalla manifestazione.

Nonostante le difficoltà burocratiche e le questioni giuridiche ancora aperte, permangono segnali di moderato ottimismo da entrambe le parti. Il sindaco Mager ha più volte ribadito la volontà di trovare una soluzione che preservi la tradizione sanremese del Festival, mentre i vertici Rai hanno mostrato apertura al dialogo, pur mantenendo ferme le proprie posizioni sui diritti del format. L’incontro del 2 settembre dovrebbe quindi rappresentare il momento decisivo per verificare se esistono ancora margini per un compromesso che soddisfi le esigenze di entrambe le parti e preservi il legame storico tra il Festival e la città che lo ha visto nascere e crescere fino a diventare uno degli eventi televisivi più seguiti d’Europa.

Riassunto: Il 2 settembre 2025 si terrà l’incontro decisivo tra Rai e Comune di Sanremo per il futuro del Festival: risolte le divergenze economiche, resta il nodo sulla titolarità del marchio e format, con Torino e Napoli pronte come alternative.


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