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Calcio, Zoff: “L’Italia deve andare al Mondiale. Mancarlo ancora sarebbe una tragedia”

Il campione del mondo ’82 denuncia la crisi d’identità del calcio italiano, puntando il dito contro l’eccesso di stranieri e la mancanza di giovani praticanti per rilanciare il movimento azzurro.
Credit © Rai

Dino Zoff, leggenda del calcio azzurro e capitano del gruppo che trionfò nel Mondiale spagnolo del 1982, lancia l’allarme sul movimento calcistico nazionale con dichiarazioni che suonano come un vero e proprio grido d’allarme. L’ex portiere friulano, simbolo di un’epoca dorata del pallone tricolore, non usa mezzi termini nel diagnosticare i mali che affliggono il sistema Italia e nel ribadire l’urgenza di una qualificazione ai Mondiali 2026.

“Mancarlo ancora sarebbe una tragedia”, ha dichiarato Zoff riferendosi al rischio che l’Italia possa saltare per la terza volta consecutiva la manifestazione iridata. Una prospettiva che l’ex commissario tecnico azzurro considera inaccettabile per una nazione che ha sempre rappresentato l’eccellenza calcistica mondiale. La Nazionale guidata ora da Gennaro Gattuso si trova in una posizione precaria nel gruppo I delle qualificazioni, con la Norvegia che comanda la classifica dopo aver inflitto un pesante 3-0 agli azzurri a Oslo.

Il campione del mondo dell’82 punta il dito contro quello che considera il problema strutturale del calcio italiano: “L’Italia perde sempre più l’identità, i bambini non giocano a pallone”. Una diagnosi impietosa che fotografa una realtà drammatica del movimento giovanile nazionale. Zoff evidenzia come sia diventato “più facile organizzare una partita di tennis che di pallone”, sottolineando la carenza numerica di giovani praticanti che rappresenta uno dei nodi cruciali della crisi azzurra.

La riflessione dell’ex portiere della Juventus si estende alle cause profonde di questa deriva. “Servirebbe una rivoluzione culturale, ripartendo dal piacere di giocare a pallone per far divertire i bambini”, spiega il friulano, aggiungendo però una considerazione che suona come una sentenza: “Il fatto è che ormai non ci sono quasi più bambini in Italia”. Una crisi demografica che si interseca drammaticamente con quella calcistica, creando un circolo vizioso difficile da spezzare.

Zoff non risparmia critiche al sistema delle società professionistiche, puntando l’attenzione su un altro aspetto fondamentale della crisi: “Troppi stranieri, serve la qualificazione al Mondiale per invertire la tendenza”. L’ex capitano azzurro identifica nella massiccia presenza di calciatori non italiani uno dei fattori che hanno contribuito all’impoverimento del vivaio nazionale. Una situazione particolarmente grave nei settori giovanili, dove secondo i dati più recenti la percentuale di stranieri ha raggiunto il 32,4% in Primavera 1, con una crescita costante negli ultimi quattro anni.

“Non c’è grande fiducia nei giovani”, osserva Zoff, ribaltando però la narrativa comune sui club che non valorizzerebbero i talenti italiani. Secondo l’ex portiere, “il campo dice sempre la verità: in Serie A giocano i più bravi e quindi è un problema con il talento”. Una posizione che sposta il focus dalla presunta chiusura delle società alla reale carenza qualitativa del movimento giovanile italiano.

Il confronto con il passato è inevitabile e doloroso. Zoff ricorda come “ai miei tempi eravamo 10-12 friulani in Serie A, di cui tre o quattro in Nazionale”, mentre “negli ultimi trent’anni non ce n’è stato più uno”. Un dato che esemplifica perfettamente il declino della produzione calcistica delle province italiane, storicamente fucine di talenti per il calcio nazionale. L’ex numero uno bianconero sottolinea come “una volta l’unico centro sportivo era la strada”, evidenziando la perdita del calcio spontaneo e popolare che caratterizzava le generazioni passate.

La questione metodologica nell’approccio ai giovani rappresenta un altro punto critico nell’analisi di Zoff. “Abbiamo pochi bambini e li trattiamo troppo presto da adulti”, denuncia l’ex commissario tecnico, individuando nella pressione precoce verso la professionalizzazione uno dei fattori che allontana i giovani dal calcio. La sua ricetta è chiara: “Bisogna ripartire dalla semplicità, dal far divertire i giovani. Non spingerli a ragionare da professionisti già a 10 anni”.

Il paradosso del calcio italiano emerge con chiarezza dalle considerazioni di Zoff sui settori giovanili. “La vera esagerazione è che soprattutto nei settori giovanili ci sono veramente troppi stranieri”, ha dichiarato in precedenti interventi, evidenziando come il problema non si limiti alle prime squadre ma si estenda alle fondamenta del sistema formativo. Una situazione che compromette la possibilità di creare quei “blocchi consistenti di giocatori italiani che possono dare una mano alla Nazionale”.

Nonostante il quadro allarmante, Zoff mantiene un cauto ottimismo sulla possibilità di qualificazione al Mondiale 2026. “Non credo che succeda che per tre volte di seguito non si vada”, aveva dichiarato riferendosi alla prospettiva di una terza assenza consecutiva dalla manifestazione iridata. Un ottimismo che si basa sulla convinzione che “ai Mondiali non è possibile che per tre volte di seguito non ci si vada”, quasi come se esistesse una legge non scritta che impedisca a una nazione calcisticamente prestigiosa come l’Italia di mancare ripetutamente l’appuntamento mondiale.

La pressione su Gennaro Gattuso, nuovo commissario tecnico della Nazionale, è enorme. Il tecnico calabrese ha ereditato una situazione complessa, con l’Italia costretta a rincorrere la Norvegia nel gruppo I delle qualificazioni. Le prime convocazioni di Gattuso, che hanno visto il ritorno di giocatori come Mancini e Scamacca e l’inserimento di giovani come Leoni e Francesco Pio Esposito, sembrano andare nella direzione auspicata da Zoff di valorizzare il talento italiano disponibile.

L’analisi di Zoff tocca anche aspetti più ampi del movimento calcistico. “Da noi ci sono sempre meno praticanti e tanti più sport ad attirare l’attenzione”, osserva l’ex portiere, evidenziando come il calcio abbia perso la sua posizione di monopolio nell’immaginario sportivo giovanile. La concorrenza di altre discipline, unite ai cambiamenti sociali e alle nuove forme di intrattenimento digitale, ha eroso la base di praticanti da cui storicamente emergevano i talenti del futuro.

La questione tattica non viene trascurata nella disamina di Zoff. L’ex capitano azzurro ha più volte sottolineato come il calcio italiano abbia perso intensità e ritmo, elementi che caratterizzavano le grandi squadre del passato. Una deriva che si riflette anche nelle prestazioni della Nazionale, spesso apparsa lenta e prevedibile negli appuntamenti internazionali recenti. La mancanza di giocatori in grado di fare la differenza nei palcoscenici internazionali rappresenta un problema che va oltre le pure considerazioni numeriche.

Il messaggio di Zoff si conclude con un appello alla responsabilità collettiva. La qualificazione al Mondiale 2026 non rappresenta solo un obiettivo sportivo, ma un’occasione per invertire una tendenza che rischia di compromettere definitivamente il prestigio del calcio italiano. La “tragedia” di cui parla l’ex portiere non è solo sportiva ma culturale, legata alla perdita di un’identità che per decenni ha rappresentato un elemento distintivo della società italiana. Il tempo per invertire la rotta si sta esaurendo, e le prossime partite di qualificazione rappresentano un bivio cruciale per il futuro del movimento azzurro.Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!