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Palermo, lo chef Natale Giunta: “Vietato l’ingresso ai maranza. Così difendo i miei locali”. Scoppia la polemica -VIDEO-

Lo chef palermitano Natale Giunta accende la polemica con un video virale: “No ai maranza nei miei ristoranti”. Tra consensi social e accuse di discriminazione, il dibattito è aperto.

Un cartello con un cerchio rosso e la sagoma stilizzata di un uomo barbuto, accompagnato da parole nette e inequivocabili: “Vietato l’ingresso ai maranza”. È la provocazione lanciata dallo chef Natale Giunta, palermitano classe 1979, volto noto della ristorazione siciliana e figura simbolo dell’antimafia imprenditoriale per aver denunciato i suoi estorsori. Il messaggio, affidato a un video pubblicato sui social, ha immediatamente acceso il dibattito pubblico e sollevato una scia di reazioni contrastanti.

Al centro della polemica ci sono le parole dure e l’identikit tranchant tracciato da Giunta per descrivere chi, a suo dire, alimenta il clima di tensione nella movida notturna del capoluogo siciliano. Tute sintetiche “imitazione Armani”, collane appariscenti, borse griffate contraffatte e uno stile che richiama l’immaginario televisivo di Gomorra sono gli elementi estetici associati a quei soggetti che lo chef invita apertamente a stare alla larga dai suoi locali. Un profilo che – al netto delle semplificazioni – riflette una frattura più profonda tra il mondo dell’intrattenimento serale e una parte di frequentatori che, secondo Giunta, entrano nei locali solo per generare risse e disordini.

Non è la prima volta che lo chef palermitano prende posizione su temi di rilevanza civica. Da anni impegnato in prima linea contro la criminalità organizzata, ha più volte pagato sulla propria pelle il prezzo del coraggio, diventando un riferimento per molti esercenti che lottano per affermare un modello imprenditoriale sano e libero da intimidazioni. Ma questa volta la sua iniziativa si muove su un terreno ancora più complesso: quello del confine tra sicurezza, libertà individuale e rappresentazione sociale.

Giunta motiva il gesto con l’esigenza di tutelare la sicurezza di clienti e lavoratori, ricordando come le autorizzazioni di pubblica sicurezza che regolano l’apertura dei locali impongano agli esercenti una responsabilità diretta sugli episodi che avvengono all’interno e nelle immediate vicinanze. “Questi soggetti vanno nella movida, non per stare bene, ma per fare risse”, afferma lo chef nel video, aggiungendo che troppo spesso la reazione delle forze dell’ordine si traduce in provvedimenti contro i locali anziché contro i singoli responsabili.

Ma accanto alla denuncia c’è l’invito alla mobilitazione. Giunta esorta gli altri ristoratori a unirsi a quello che definisce un divieto “provocatorio”, da intendersi non come discriminazione estetica ma come presa di posizione collettiva contro una certa cultura dell’illegalità. “Facciamolo diventare un messaggio forte come Addio Pizzo”, dice, accostando l’iniziativa a uno dei movimenti simbolo della rinascita civile siciliana.

I social, intanto, hanno fatto da cassa di risonanza all’uscita dello chef. Centinaia i commenti a sostegno della sua iniziativa: molti utenti plaudono al coraggio di dire “basta” a violenza e degrado, mentre altri chiedono che il messaggio sia esteso anche a comportamenti simili al femminile. Non mancano, tuttavia, i rilievi critici di chi vede nel gesto un rischio di generalizzazione e stigmatizzazione sociale basata sull’apparenza, e non sui fatti.

Quel che è certo è che il messaggio ha colpito nel segno, riportando al centro dell’attenzione il tema – tutt’altro che secondario – della sicurezza nella movida urbana e del ruolo sociale dei gestori dei locali. E nel farlo, Giunta non rinuncia al suo stile diretto e militante, lo stesso che lo ha reso un bersaglio per la mafia ma anche un punto di riferimento per chi crede che il cambiamento passi dal coraggio delle scelte quotidiane. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!