L’Italia alza il livello di guardia dopo l’escalation militare nel Golfo Persico. In seguito all’attacco condotto da Israele con il supporto degli Stati Uniti contro l’Iran — che il 28 febbraio ha causato la morte del leader Ali Khamenei — il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha convocato il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica al Viminale. L’esito: misure urgenti già operative, con la vigilanza rafforzata su oltre 28mila obiettivi sensibili in tutto il Paese.
I siti sotto sorveglianza potenziata includono sedi diplomatiche e consolati di Stati Uniti, Israele e Iran, luoghi di culto come sinagoghe e moschee, basi militari — tra cui Camp Darby in Toscana — infrastrutture critiche, hub energetici, stazioni ferroviarie e aeroporti. Le misure di rinforzo erano già state avviate a partire dal 28 febbraio, dopo un confronto tra il ministro e il capo della Polizia Vittorio Pisani.
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Sul fronte istituzionale, il Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo (CASA) ha intensificato le proprie riunioni operative. Le autorità hanno disposto anche un monitoraggio più capillare dei cosiddetti “lupi solitari” sui social media, oltre a controlli preventivi rafforzati in occasione di eventi e manifestazioni già in calendario. Le forze dell’ordine sottolineano che non emergono segnali di minacce specifiche rivolte all’Italia, ma l’incertezza geopolitica impone la massima allerta a livello nazionale.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta pubblicamente sulla crisi in corso, esprimendo preoccupazione per gli sviluppi nel Golfo. “Il conflitto mi preoccupa”, ha dichiarato Meloni, precisando che gli Stati Uniti non hanno coinvolto l’Europa nelle proprie valutazioni strategiche prima di agire. La premier ha rivolto un appello diretto alla Repubblica Islamica: Teheran deve fermarsi.
L’Italia segue con attenzione anche le ripercussioni economiche della crisi: la chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran rischia di compromettere le forniture energetiche al Paese, con i prezzi del petrolio e del gas già saliti di circa il 40% nelle prime ore successive all’attacco. Compagnie di navigazione come Maersk, Hapag-Lloyd e MSC hanno sospeso i transiti nel Golfo Persico e nel Mar Rosso a partire dal 2 marzo. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
