Nel 2026 lo Stato investirà circa 33 miliardi di euro per sostenere le famiglie, articolando l’intervento su 14 misure di welfare sociale, molte delle quali potenziate o rimodulate rispetto agli anni precedenti. La ricognizione del Sole 24 Ore del Lunedì fotografa un sistema di aiuti sempre più centrato sull’indicatore Isee, che con la riforma prevista dalla Legge di Bilancio 2026 diventa lo strumento chiave per calibrare l’intensità delle prestazioni sociali. Tra gli interventi più rilevanti spiccano l’aumento dell’assegno unico per i figli, il rafforzamento del bonus mamme, l’estensione del congedo parentale e l’introduzione del tanto atteso bonus Tari.
La riforma dell’Isee modifica due parametri cruciali nel calcolo dell’indicatore. Il primo riguarda la franchigia sulla prima casa, che sale a 91.500 euro (fino a 120.000 euro nelle città metropolitane), con un’ulteriore maggiorazione di 2.500 euro per ogni figlio convivente a partire dal secondo. Il secondo intervento interessa la scala di equivalenza, che viene incrementata per tutti i nuclei con almeno due figli: una variazione che, per la prima volta, riconosce un trattamento più favorevole già dalla seconda nascita. L’effetto congiunto di queste modifiche si tradurrà in un Isee più basso per molte famiglie, consentendo l’accesso a prestazioni più generose. Le cinque misure direttamente interessate – assegno unico, bonus nido, bonus nuovi nati, assegno di inclusione e supporto per la formazione e il lavoro – saranno finanziate con risorse aggiuntive pari a 489,42 milioni di euro.
Il cuore della spesa resta l’assegno unico e universale, destinato a circa 6 milioni di famiglie. Il costo previsto per il 2026 supera i 20 miliardi di euro, includendo sia l’adeguamento all’inflazione (+1,4% sugli importi medi) sia l’effetto della nuova disciplina Isee. Già nel 2025, secondo l’Inps, la spesa ha toccato i 19,7 miliardi. Aumenti progressivi si attendono anche per le soglie Isee che determinano le maggiorazioni, a conferma della volontà del legislatore di legare in modo più stretto il beneficio alla reale situazione economica del nucleo.
Un’altra misura in crescita è il bonus mamme, che nel 2026 passa da 40 a 60 euro al mese per le lavoratrici con almeno due figli. Rimane confermata anche la decontribuzione piena in busta paga per le madri con tre o più figli assunte a tempo indeterminato. Complessivamente, queste due voci assorbiranno 630 milioni di euro. Tuttavia, il futuro del bonus oltre il 2026 resta incerto, poiché la normativa attuale prevede scadenze già dal 2027.
Sul fronte del lavoro e della conciliazione familiare, si segnala l’estensione della fascia d’età del figlio entro cui è possibile fruire del congedo parentale, che passa da 12 a 14 anni. Questa modifica comporta una spesa aggiuntiva di 14,3 milioni di euro, ma amplia significativamente la possibilità per i genitori di gestire il tempo familiare in modo più flessibile. Prosegue inoltre il programma “Carta Dedicata a te”, rifinanziato con 500 milioni di euro sia per il 2026 sia per il 2027, destinati all’acquisto di beni alimentari.
Al capitolo bollette e tributi locali si aggiunge una novità attesa da tempo: il bonus Tari. Dopo anni di promesse, viene finalmente introdotto uno sconto pari al 25% sulla tariffa rifiuti per le famiglie economicamente fragili, misura che potenzialmente interessa fino a quattro milioni di nuclei. Questo intervento si affianca ai bonus per elettricità e gas, che secondo le proiezioni Arera basate sui dati 2024, porteranno nel 2026 circa 2,4 miliardi di euro di aiuti.
Nel complesso, il quadro degli interventi previsti per l’anno appena iniziato configura un sistema di sostegno alle famiglie sempre più articolato, con una forte attenzione alla progressività degli aiuti e all’efficienza della spesa pubblica. Resta tuttavia il tema della stabilità delle misure, molte delle quali legate a rifinanziamenti annuali e ancora soggette a margini di incertezza normativa. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
