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L’influenza K può durare fino a 20 giorni, i sintomi e gli errori da evitare

L’influenza 2026 non si esaurisce in pochi giorni: la variante K si distingue per aggressività e durata, ma basta un errore per allungare ancora di più i tempi di recupero.
Credit © Depositphotos

Nel panorama delle sindromi influenzali stagionali, quella del 2026 si sta facendo notare per una tenacia insolita. A dominare la scena è la cosiddetta influenza K, una variante particolarmente aggressiva che, secondo i medici, può lasciare postumi fastidiosi e debilitanti fino a venti giorni dopo la fase acuta. Se nelle scorse stagioni un raffreddore o qualche linea di febbre si risolvevano nel giro di una settimana, quest’anno l’infezione ha un decorso più lungo e insidioso, anche in assenza di complicanze gravi.

I sintomi più comuni sono tosse persistente (secca o grassa), raucedine, congestione nasale, ma soprattutto una spossatezza che sembra non voler abbandonare il corpo neppure dopo giorni di riposo. La fatica, spesso accompagnata da difficoltà di concentrazione, dolori muscolari e senso di debolezza generale, è la spia di un organismo ancora impegnato a combattere il virus, anche quando la febbre è ormai scomparsa. Nei soggetti più fragili, come gli anziani o chi soffre di patologie croniche, possono insorgere complicazioni batteriche, come bronchiti o polmoniti, che aggravano ulteriormente il quadro clinico e affollano i pronto soccorso.

Non esistono farmaci specifici contro questa influenza: le terapie sono esclusivamente sintomatiche. Il sistema immunitario deve quindi fare da solo gran parte del lavoro, motivo per cui il recupero può essere più lento e faticoso. Spesso, chi torna troppo presto alla routine quotidiana rischia ricadute o un allungamento dei tempi di guarigione. È fondamentale comprendere che la stanchezza post-virale non è un capriccio né un’esagerazione: è una reazione fisiologica a un’infezione intensa, che lascia il corpo spossato e bisognoso di recupero vero.

Tra gli errori più comuni c’è la sottovalutazione della convalescenza. I medici raccomandano riposo reale, alimentazione leggera e bilanciata a base di frutta fresca, agrumi, verdure di stagione e cibi facilmente digeribili e una ripresa graduale delle attività quotidiane. Niente fretta e, soprattutto, niente eccessi: no a cibi elaborati, serate fuori al freddo o ambienti affollati. Inutile anche ricorrere a integratori se si segue una dieta equilibrata: in questi casi, l’organismo ha bisogno più di tempo che di pillole.

La prevenzione resta la prima linea di difesa: lavarsi spesso le mani, arieggiare gli ambienti chiusi e proteggersi dal freddo sono abitudini semplici ma efficaci. Evitare luoghi affollati, specie nei periodi di picco, è un altro consiglio valido non solo per proteggersi, ma anche per evitare di contagiare gli altri.

L’influenza K, insomma, non è solo una febbre da qualche giorno di letto, ma un’infezione che impone rispetto. Prenderla sul serio significa anche concedersi il tempo di guarire davvero, evitando quegli errori che rischiano di prolungare inutilmente una convalescenza già lunga. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!