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Chiara Ferragni ASSOLTA: il “Pandorogate” si chiude senza condanne

Assolta Chiara Ferragni, ma il verdetto non cancella i danni. Il “Pandorogate” finisce in tribunale, ma le sue scosse continuano a farsi sentire nel mondo dell’influencer marketing.

Il 14 gennaio 2026 il Tribunale di Milano ha assolto Chiara Ferragni dall’accusa di truffa aggravata, chiudendo con una sentenza inattesa ma tecnicamente ineccepibile uno dei casi giudiziari e mediatici più seguiti degli ultimi anni. Il giudice Ilio Mannucci Pacini ha riqualificato la condotta contestata all’imprenditrice digitale in truffa semplice, fattispecie procedibile solo a querela di parte. Poiché il Codacons – l’unico ente ad aver sporto querela – aveva ritirato l’atto nel 2024 in seguito a un accordo risarcitorio, il procedimento si è chiuso per improcedibilità. La giustizia ha quindi assolto Ferragni, ma il prezzo pagato fuori dalle aule è stato altissimo.

L’inchiesta, avviata dalla Guardia di Finanza e sostenuta con forza dalla Procura di Milano, ruotava attorno a due iniziative commerciali: il pandoro “Pink Christmas” realizzato con Balocco e le uova di Pasqua Dolci Preziosi. In entrambi i casi, secondo gli inquirenti, le operazioni erano state presentate al pubblico come legate a finalità benefiche, mentre i proventi milionari ricadevano quasi interamente sulle società riconducibili all’influencer. L’accusa aveva parlato di “artifici e raggiri” e chiesto condanne fino a un anno e otto mesi, ma il giudice non ha riconosciuto l’aggravante della minorata difesa dei consumatori online: elemento chiave per sostenere il reato come perseguibile d’ufficio.

L’esito del processo, oltre che giuridico, è anche profondamente politico-mediatico. Perché se è vero che la sentenza ha escluso responsabilità penali, è altrettanto evidente che il caso ha scosso le fondamenta del modello Ferragni. La vicenda ha messo a nudo una zona grigia nell’influencer marketing italiano: una terra di mezzo tra pubblicità creativa e comunicazione potenzialmente ingannevole, spesso priva di controlli preventivi e affidata all’autoregolamentazione. Da qui è nata l’accelerazione normativa che ha portato l’AGCOM a introdurre, a inizio 2024, linee guida vincolanti per gli influencer, oggi obbligati a dichiarare in modo esplicito ogni contenuto sponsorizzato, anche con sanzioni fino a 600.000 euro.

Al di là degli esiti penali, Ferragni ha già pagato in termini di reputazione, relazioni commerciali e perdite economiche. Il brand “Ferragnez” è svanito insieme al matrimonio con Fedez, mentre grandi aziende – da Safilo ad altri marchi della moda – hanno reciso i contratti. I suoi negozi fisici hanno chiuso, i follower sono calati drasticamente, e il suo ruolo di leader culturale e commerciale del mondo digitale è oggi quantomeno ridimensionato.

Con questa sentenza, la magistratura ha tracciato una linea di demarcazione tra illecito amministrativo e reato penale. Non c’è stato dolo, ha stabilito il tribunale: solo una comunicazione commerciale che ha superato i confini della trasparenza, ma che rientra – almeno per ora – nella sfera della pubblicità ingannevole, già sanzionata dall’AGCM. Un confine sottile, ma decisivo, che diventerà parametro nei futuri contenziosi tra influencer, brand e consumatori.

Per Chiara Ferragni, la parola fine al “Pandorogate” non coincide con un nuovo inizio. L’assoluzione penale è arrivata, ma la ricostruzione del suo impero – materiale e simbolico – si annuncia più lunga, difficile e incerta di qualsiasi processo. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!