Rocco Commisso non c’è più. Il presidente della Fiorentina, imprenditore italo-americano dal carattere forte e dalla visione ambiziosa, è morto all’età di 76 anni, dopo una lunga battaglia contro la malattia. La notizia è stata confermata da un comunicato ufficiale diffuso dal club viola, che ha interrotto bruscamente il silenzio delle ultime ore. L’annuncio ha colpito profondamente il mondo del calcio, lasciando Firenze e i tifosi della Fiorentina orfani di una figura che aveva fatto del legame con la città e la maglia viola una questione personale.
Il messaggio della famiglia Commisso – firmato dalla moglie Catherine, dai figli Giuseppe e Marisa e dalle sorelle Italia e Raffaelina – è arrivato con la compostezza che si riserva ai grandi dolori, sottolineando come il Presidente si sia spento “dopo un prolungato periodo di cure”. Le parole affidate al comunicato esprimono una tristezza composta, ma densa di riconoscenza verso un uomo che ha lasciato un segno indelebile tanto nei suoi affetti quanto nell’ambiente sportivo che aveva scelto come nuova casa.
La parabola esistenziale di Rocco Commisso è quella del sogno americano realizzato: nato nel 1949 a Marina di Gioiosa Ionica, in Calabria, emigrato giovanissimo negli Stati Uniti, aveva trovato nel lavoro e nell’istruzione le chiavi di un’ascesa imprenditoriale straordinaria. Fondatore e amministratore delegato di Mediacom, una delle principali società di telecomunicazioni via cavo degli Stati Uniti, Commisso era diventato un simbolo dell’iniziativa italiana all’estero. Ma nonostante il successo internazionale, il suo sguardo era sempre rimasto rivolto verso l’Italia, e in particolare verso il calcio.
Dopo l’esperienza nei New York Cosmos, squadra simbolo del soccer statunitense, la sua avventura più intensa è iniziata il 6 giugno 2019, giorno in cui ha ufficialmente rilevato la Fiorentina dai fratelli Della Valle. L’approccio con il calcio italiano non è stato semplice: polemiche, tensioni con le istituzioni e difficoltà strutturali del sistema hanno accompagnato buona parte della sua gestione. Eppure Commisso non si è mai tirato indietro. Anzi, ha rilanciato, investendo con determinazione e passione, trasformando la società sotto il profilo organizzativo e patrimoniale.
Il Viola Park, centro sportivo inaugurato nel 2023 e fiore all’occhiello del suo progetto, resterà come testimonianza concreta della sua visione: un hub moderno, pensato non solo per il presente, ma per garantire un futuro solido al club e alle sue giovanili. L’opera, realizzata in tempi record rispetto agli standard italiani, è considerata uno dei più importanti investimenti infrastrutturali recenti in Serie A.
Negli ultimi mesi, le condizioni di salute del Presidente si erano aggravate, anche se da parte sua non era mai venuto meno l’interesse quotidiano per la Fiorentina. Chi gli era vicino racconta di un uomo instancabile, che fino all’ultimo ha chiesto notizie sulla squadra, sui lavori del nuovo stadio e sul futuro del club. Nonostante la distanza fisica – dovuta alle cure mediche negli Stati Uniti – Commisso è rimasto sempre presente, connesso a quel progetto che sentiva come una missione personale.
Con la sua scomparsa, il calcio italiano perde una figura fuori dagli schemi, lontana dalla retorica e capace di scelte nette. Firenze, in particolare, saluta un presidente appassionato, discusso e spesso divisivo, ma animato da un amore autentico per i colori viola. L’eco della sua voce, delle sue conferenze schiette, del suo accento marcato ma sincero, resterà nei ricordi dei tifosi. Così come resteranno le sue battaglie per una Fiorentina più moderna, più libera, più rispettata. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
