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È morto Tony Dallara, voce inconfondibile della musica italiana

La sua voce ha segnato un’epoca e cambiato il modo di cantare in Italia: Tony Dallara se ne va, ma lascia una traccia indelebile nella storia della musica leggera.
Credit © Rai

Si è spento a 89 anni Tony Dallara, all’anagrafe Antonio Lardera, figura storica e rivoluzionaria della musica leggera italiana. Il cantante è morto il 16 gennaio, dopo un progressivo declino delle condizioni di salute che lo avevano costretto, negli ultimi anni, a ritirarsi quasi completamente dalla vita pubblica. L’ultimo aggravamento, improvviso, ha posto fine alla vita di un artista che ha attraversato e segnato decenni di storia musicale italiana.

Nato a Campobasso nel 1936 e cresciuto a Milano, Dallara fu uno dei protagonisti assoluti del cambiamento che travolse la canzone italiana tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta. Con il suo timbro potente e uno stile vocale ispirato ai grandi interpreti americani, fu considerato tra i primi “urlatori”, appellativo che in quegli anni definiva cantanti dallo stile espressivo e anticonvenzionale, in contrasto con le voci impostate e trattenute della tradizione melodica italiana.

La svolta nella sua carriera avvenne nel 1958 con Come prima, un successo discografico straordinario che vendette oltre un milione di copie e rimase per mesi in vetta alle classifiche. Era un’Italia che cambiava, che si avviava verso il boom economico e che cercava nuove sonorità e nuovi miti. Tony Dallara divenne presto un volto familiare, presente in radio, in televisione e anche al cinema, con partecipazioni a film musicali e varietà di grande successo.

Il trionfo al Festival di Sanremo del 1960 con Romantica, in coppia con Renato Rascel, sancì definitivamente il suo status di star nazionale. Quel brano, interpretato con il suo inconfondibile slancio emotivo, divenne un classico tradotto in molte lingue, testimoniando la capacità di Dallara di andare oltre i confini italiani. Seguirono altri successi come Ti dirò e Bambina, bambina, che confermarono la sua centralità nel panorama musicale del tempo.

Negli anni Settanta, con il mutare dei gusti musicali e l’arrivo di nuove generazioni di artisti, Dallara scelse un graduale ritiro dalle scene. Senza clamore, si dedicò a un’altra grande passione: la pittura. Espose in gallerie italiane e continuò a coltivare la sua arte con discrezione, mantenendo sempre un profilo lontano dalle cronache mondane.

Tuttavia, l’amore per la musica non lo abbandonò mai. A partire dagli anni Ottanta tornò periodicamente a esibirsi dal vivo, in programmi dedicati alla memoria della musica italiana e in concerti che celebravano l’epoca d’oro della canzone. Il suo pubblico, rimasto fedele nel tempo, lo ha continuato ad accogliere con calore, riconoscendogli un ruolo di riferimento nella storia culturale del Paese.

Molto riservato nella vita privata, Tony Dallara aveva scelto di tenere la famiglia lontana dai riflettori. Era sposato con Patrizia, sua compagna di lunga data, dalla quale ha avuto due figlie, Lisa e Natasha. La sua scomparsa lascia un vuoto profondo nel cuore di chi ha vissuto, attraverso le sue canzoni, sogni e sentimenti di un’Italia in trasformazione.

La voce di Tony Dallara resta impressa nella memoria collettiva, simbolo di un’epoca che seppe coniugare passione, cambiamento e tradizione, e che attraverso di lui trovò uno dei suoi interpreti più autentici. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!