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Ciclone Harry, Boa dell’ISPRA misura onda di 16,6 metri tra Sicilia e Malta

Il Mediterraneo ha mostrato il suo volto più inquietante: onde alte come edifici e un record che riscrive la mappa del rischio marino in Europa.

Nel cuore del Mediterraneo, tra la Sicilia e Malta, il mare ha scritto una nuova pagina della storia della meteorologia europea. Martedì 20 gennaio 2026, una boa della Rete Ondametrica Nazionale dell’ISPRA ha registrato un’altezza d’onda massima di 16,66 metri nel Canale di Sicilia, superando di oltre due metri il precedente primato europeo di 14,2 metri registrato al largo della Spagna durante la tempesta Gloria del 2020. Il dato è stato raccolto nel tratto di mare compreso tra Portopalo di Capo Passero e l’isola di Malta, uno dei corridoi marini più dinamici e complessi del bacino.

Il fenomeno si inserisce nel contesto della violentissima ondata di maltempo portata dal ciclone Harry, un sistema depressionario esplosivo che ha travolto la Sicilia meridionale ed orientale, la Calabria jonica, la Sardegna meridionale e l’arcipelago delle Eolie con mareggiate devastanti e venti di tempesta. L’onda da record non è quindi un caso isolato, ma l’apice di una situazione estrema. La combinazione tra le caratteristiche geomorfologiche del fondale del Canale di Sicilia e un fetch particolarmente esteso e orientato – ovvero un’ampia superficie marina spazzata da venti costanti in direzione e intensità – ha generato le condizioni ideali per il trasferimento di energia dall’atmosfera all’oceano. Il risultato è stato una sequenza di onde impressionanti culminata in quel muro d’acqua alto come un palazzo di cinque piani.

La rilevazione è stata resa possibile grazie alla sofisticata tecnologia delle boe ISPRA, dotate di sensori inerziali di ultima generazione capaci di campionare il moto ondoso con grande precisione e inviare i dati in tempo reale via satellite. L’evento rappresenta un punto di svolta per la climatologia mediterranea: in un mare tradizionalmente considerato meno violento degli oceani, il superamento della soglia dei 16 metri impone una nuova riflessione sull’impatto dei cambiamenti climatici sulla dinamica delle tempeste. E lascia intravedere scenari futuri in cui l’estremo potrebbe non essere più l’eccezione. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!