Può una semplice bottiglia d’acqua frizzante aiutare a dimagrire? La domanda ha ripreso forza dopo la pubblicazione di uno studio giapponese firmato dal dottor Akira Takahashi sulla rivista BMJ Nutrition, Prevention & Health, secondo cui il consumo di acqua gassata sarebbe associato a una modesta riduzione dei livelli di glucosio nel sangue. Ma a spegnere entusiasmi e semplificazioni è l’infettivologo Matteo Bassetti, che in un’intervista al Corriere Cook mette in chiaro i limiti scientifici e clinici di questa teoria: “Non esistono bacchette magiche”.
Lo studio, condotto su un piccolo campione e in condizioni sperimentali controllate, ipotizza che l’anidride carbonica presente nell’acqua frizzante possa stimolare alcuni recettori gastrici, contribuendo indirettamente a regolare la glicemia. Un’ipotesi interessante, spiega Bassetti, ma lontana dal rappresentare una svolta nei processi metabolici. “Si tratta di variazioni modeste – sottolinea – che non hanno un impatto clinicamente rilevante”.
In altre parole, l’acqua frizzante non fa dimagrire. Né ha proprietà “attive” capaci di modificare il metabolismo o bruciare i grassi. Tuttavia, può essere un valido supporto all’interno di uno stile di vita equilibrato. Il suo potenziale risiede in tre aspetti comportamentali: aumento della sazietà, incentivo all’idratazione e sostituzione delle bevande zuccherate.
Il primo beneficio è la sensazione di pienezza. Le bollicine contribuiscono a distendere lo stomaco, stimolando i segnali di sazietà e aiutando a contenere le porzioni. È un effetto soggettivo, non garantito per tutti, ma utile soprattutto per chi tende a mangiare rapidamente o oltre il senso di fame. In secondo luogo, l’acqua frizzante può rendere più piacevole il gesto di bere, facilitando il raggiungimento del fabbisogno idrico quotidiano, che resta una condizione essenziale per sostenere il metabolismo e limitare la fame nervosa. Infine, la sua funzione più rilevante: è un’alternativa a zero calorie rispetto a bibite zuccherate, succhi industriali o soft drink, spesso responsabili di un apporto calorico eccessivo e non percepito.
Ma anche l’acqua frizzante ha dei limiti. In soggetti predisposti può causare gonfiore, reflusso o fastidi digestivi, ed è quindi importante valutarne la tollerabilità individuale. Inoltre, alcune acque gassate contengono sodio aggiunto, un dettaglio da considerare nei regimi alimentari per l’ipertensione o nella prevenzione cardiovascolare.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ribadisce che il controllo del peso corporeo dipende da un insieme complesso di fattori: alimentazione equilibrata, movimento regolare, sonno adeguato e idratazione. Ridurre il problema a un solo alimento o bevanda – per quanto privo di calorie – rischia di banalizzare un processo che richiede tempo, coerenza e scelte informate. In quest’ottica, Bassetti invita alla prudenza: “Parliamo di un’ipotesi scientificamente interessante, ma che non cambia i fondamenti di una sana gestione del peso”. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
