Dopo un lungo periodo contraddistinto da un flusso atlantico mite e zonale, privo di significative ondulazioni, le ultime elaborazioni modellistiche iniziano a delineare un possibile cambio di scenario a partire dal 14 febbraio. Le simulazioni dei principali centri di calcolo, pur non ancora unanimemente concordi, stanno convergendo su un’ipotesi che guadagna progressiva consistenza: l’ingresso di saccature atlantiche più incisive, in grado di innescare richiami di aria fredda polare marittima verso il bacino del Mediterraneo e la nostra Penisola.
Questo potenziale mutamento della circolazione a scala emisferica sarebbe il risultato di un indebolimento parziale del vortice polare troposferico, che si tradurrebbe in un’ondulazione più marcata del getto in quota. In presenza di un simile assetto barico, le onde depressionarie atlantiche riuscirebbero a penetrare più facilmente nel cuore del Mediterraneo, attivando scambi meridiani e agevolando l’afflusso di masse d’aria più fredde verso latitudini inferiori.
Il periodo interessato da questa probabile svolta coinciderebbe con la seconda decade di febbraio, in particolare a partire dal giorno 14. Se confermata, l’irruzione di aria fredda polare marittima — pur priva delle caratteristiche gelide tipiche delle masse continentali — determinerebbe un calo termico significativo su buona parte del territorio italiano, riportando valori più aderenti alla climatologia stagionale.
In tale contesto, le precipitazioni associate all’ingresso perturbato potrebbero risultare nevose fino a quote collinari sulle Alpi, con possibili episodi anche in pianura laddove si instaurassero condizioni favorevoli come rovesci intensi o effetti di stau da rientro freddo. Sull’Appennino centrale e settentrionale la quota neve potrebbe scendere fino a 700–900 metri, con sconfinamenti a bassa quota nelle valli interne o in caso di nuclei precipitativi ben strutturati.
È importante sottolineare come tale tendenza, pur non assimilabile a un’irruzione di gelo continentale, rappresenterebbe una discontinuità evidente rispetto al pattern mite e dinamicamente piatto che ha contraddistinto la circolazione atmosferica dalla terza decade di gennaio. Il nuovo assetto potrebbe inoltre inaugurare una fase più movimentata e termicamente instabile anche in vista del finale di stagione, con l’alternanza tra impulsi perturbati e brevi pause anticicloniche.
La traiettoria dell’inverno, finora segnato da una persistente anomalia termica positiva, potrebbe dunque conoscere un epilogo più in linea con le attese stagionali, sebbene non necessariamente improntato a una severità invernale diffusa. I prossimi aggiornamenti modellistici saranno cruciali per definire l’effettiva portata di questo possibile cambiamento, ma il segnale di disturbo al vortice polare — già ricorrente da diversi run — lascia aperto uno spiraglio per un febbraio più coerente con il calendario.
Le previsioni meteo vengono elaborate a partire dai dati forniti dai modelli internazionali ECMWF e GFS, successivamente verificati e interpretati dalla redazione di www.newsroomitalia.it - Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
