Il giornalismo televisivo italiano vive ore convulse dopo che Massimo Giletti, nel corso dell’ultima puntata del suo programma Lo stato delle cose, ha reso pubbliche alcune chat private che coinvolgono il collega Sigfrido Ranucci e l’imprenditrice Maria Rosaria Boccia, figura già nota alle cronache per un rinvio a giudizio per stalking ai danni dell’ex ministro Gennaro Sangiuliano. I messaggi, risalenti al settembre 2024, rivelano commenti riservati su figure del mondo dell’informazione e fanno esplicito riferimento a una presunta “lobby gay di destra”. Tra i nomi citati, oltre a Tommaso Cerno e Alfonso Signorini, compare anche quello dello stesso Giletti.
Fino alla serata di ieri, Ranucci aveva bollato queste conversazioni come frutto di manipolazioni mediatiche, tentando di liquidare il caso come una montatura. Ma la pubblicazione integrale delle chat ha ribaltato la percezione pubblica: i testi mostrati in diretta televisiva riportano affermazioni inequivocabili e costruiscono una narrazione interna che appare incompatibile con le smentite sinora offerte.
Alle 21.29 Boccia scrive a Ranucci: “Ho visto Cerno (il giornalista Tommaso Cerno, ndr) all’Aria che tira… è davvero scandaloso”. Il conduttore di Report la avvisa: “Quello è un altro del giro… giro gay, pericolosissimo”. E ancora: “Amico di Marco Mancini, giro gay”. E Boccia: “Come Signorini”. “Sì”, risponde Ranucci. “E il signor B.”, aggiunge la donna in linguaggio criptico. Ranucci risponde: “E Giletti”.
Nel 2026 tirare fuori la “lobby gay” è miserabile.
— 𝓖𝓲𝓪𝓷𝓷𝓲 𝓡𝓸𝓫𝓮𝓻𝓽𝓸 (@GianniRoberto1) February 10, 2026
L’orientamento non è un’arma, il potere sì.
Usare categorie identitarie per insinuare è infame e pericoloso.
Da chi fa informazione ci si aspetta verità, non fango.
Mi crolla #Ranucci #Giletti #lostatodellecose#Report pic.twitter.com/UgSrwaY76X
La reazione di Giletti è stata netta. Non solo ha voluto smentire ogni allusione a proprie presunte appartenenze a lobby o reti di potere, ma ha rilanciato un attacco personale e professionale nei confronti del collega, sottolineando la profonda distanza tra la reputazione pubblica di rigore e i contenuti privati delle chat. “È triste dover arrivare a parlare di queste cose. Ma siamo giornalisti della stessa azienda: non posso accettare che si metta in dubbio la mia integrità sulla base di chiacchiere“, ha dichiarato durante la trasmissione, visibilmente colpito.
Al di là del caso specifico, la vicenda apre interrogativi più ampi sull’etica del giornalismo televisivo, sul confine tra opinione privata e responsabilità pubblica, e sul clima interno alla Rai, sempre più segnato da tensioni e rivalità. L’uso strumentale delle chat, il loro contenuto e le successive reazioni, mettono in luce una frattura insanabile tra due volti noti del servizio pubblico. Il caso rischia ora di avere conseguenze concrete anche sulla credibilità della trasmissione Report, da sempre simbolo di giornalismo d’inchiesta in Italia. E mentre il dibattito si infiamma, resta il silenzio pesante di Ranucci dopo la messa in onda: nessuna dichiarazione ufficiale, nessuna smentita aggiornata.
Il gelo tra i due giornalisti è ormai totale. Ma è l’intera Rai a ritrovarsi ora sotto i riflettori, chiamata a fare i conti non solo con le divisioni interne, ma con una sfida deontologica che riguarda tutti. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
