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Immigrazione, via libera dell’Europarlamento alla lista dei Paesi sicuri e agli Hub per migranti

Sette Paesi entrano nella lista Ue dei “sicuri” e si apre la strada agli hub nei Paesi terzi: Bruxelles adotta la linea dura promossa da Roma.

Con una larga maggioranza sostenuta dal Partito Popolare Europeo e dalle forze conservatrici, il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva due importanti modifiche al regolamento Ue sulle procedure di asilo. Si tratta di un passaggio cruciale nella riforma del sistema comune di asilo europeo, destinato a velocizzare l’esame delle domande di protezione internazionale e a rafforzare la cooperazione con Paesi terzi nella gestione dei flussi migratori. Al centro della riforma, l’introduzione di una lista comune dei Paesi di origine sicuri e l’apertura alla possibilità di istituire hub per migranti al di fuori del territorio dell’Unione.

Sette sono i Paesi ora ufficialmente considerati “sicuri” a livello Ue: Bangladesh, Colombia, Egitto, Kosovo, India, Marocco e Tunisia. L’inserimento in questa lista implica che le richieste d’asilo presentate dai cittadini di questi Stati verranno valutate con una procedura accelerata, salvo casi individuali in cui il richiedente dimostri un fondato timore di persecuzione o il rischio di subire danni gravi in caso di rimpatrio. Anche i Paesi candidati all’adesione all’Unione – tra cui figurano Serbia, Albania, Montenegro, Macedonia del Nord, Bosnia-Erzegovina, Moldavia, Georgia e Ucraina – saranno presunti sicuri.

La riforma prevede inoltre che ciascun Stato membro possa designare ulteriori Paesi di origine sicuri su base nazionale, ma non potrà includere quelli eventualmente rimossi dall’elenco comune da parte della Commissione europea, che avrà il compito di monitorare regolarmente la situazione nei Paesi inclusi. Un meccanismo dinamico, quindi, che permette adattamenti alla luce degli sviluppi geopolitici.

Ma è sul concetto di “Paese terzo sicuro” che si gioca un altro aspetto chiave della strategia migratoria europea. Gli Stati membri potranno dichiarare inammissibile una domanda d’asilo se il richiedente ha avuto un legame significativo con un Paese terzo sicuro, se vi è transitato potendo chiedere protezione, o se esiste un accordo con quel Paese per la gestione delle domande. Questa possibilità, tuttavia, non sarà applicabile ai minori non accompagnati, in linea con la tutela rafforzata dei diritti dell’infanzia.

Il pacchetto normativo è stato approvato con 408 voti favorevoli, 184 contrari e 60 astensioni per quanto riguarda la relazione dell’eurodeputato di Fratelli d’Italia Alessandro Ciriani sull’elenco dei Paesi sicuri, e con 396 voti a favore, 226 contrari e 30 astensioni per la relazione della tedesca Lena Dupont (PPE) sull’applicazione del concetto di Paese terzo sicuro.

Grande soddisfazione è stata espressa dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha definito l’approvazione “un grande successo del governo italiano”, sottolineando come le nuove norme siano in continuità con la linea adottata dall’Italia in materia di immigrazione. “La definizione della lista europea è in linea con i provvedimenti già adottati dall’Italia, dove compaiono Paesi come Egitto, Tunisia e Bangladesh”, ha dichiarato Piantedosi, evidenziando anche come l’introduzione del concetto di Paese terzo sicuro consenta finalmente di valutare in maniera più rigorosa l’ammissibilità delle domande di protezione.

L’Italia, da anni impegnata nel promuovere in sede europea una gestione più efficace e realistica dei flussi migratori, ottiene così un risultato politico rilevante, che rafforza la sua posizione nel dibattito continentale. L’approvazione delle due relazioni rappresenta un passaggio fondamentale verso un sistema di asilo più snello, ma anche più selettivo, dove i principi di solidarietà si accompagnano a quelli di responsabilità e controllo. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!